Una settimana Digitale Sensibile O come trovare lo straordinario nell’ordinario attraverso la crisi dell’abilismo.

Una settimana Digitale Sensibile

O come trovare lo straordinario nell’ordinario attraverso la crisi dell’abilismo.

Lenz Fondazione, nei propri progetti artistici, collabora con persone disabili dal 1998. Dopo oltre 20 anni di attività con la sensibilità continua inesausta la ricerca di nuovi processi creativi e produttivi radicati sulle emergenze del contemporaneo

Lunedì una buona notizia. Il nostro progetto sull’accessibilità museale sarà premiato. Vogliamo attivare un percorso di “opera sull’opera”, che permetta tramite l’utilizzo di un touch screen la riproduzione di un qualsiasi manufatto artistico. Il destinatario passivo diventa performer e poco importa che possieda udito, vista o mani. Usando una qualsiasi parte del corpo potrà trasformare l’opera con la quale è entrato in contatto ed imprimerla di attiva soggettività.

Martedì, alle ore 17.30, ci colleghiamo con Barbara Voghera. I primi laboratori frequentati alla fine degli anni novanta, una naturale predisposizione affinata da ore trascorse in sala a provare, memorizzare, sbagliare, perdersi, riprendere. Un corpo fragile quello di Barbara, i tratti della Sindrome di Down. Lenz Teatro è stato chiuso il 25 marzo 2020, e là abbiamo lasciato un iPad. Sfidando il distanziamento fisico e sociale abbiamo deciso di recuperarlo, di predisporlo per l’utilizzo di Skype, di attivare un piano telefonico che ci sostenga con giga in abbondanza. Ci accordiamo con la famiglia, organizziamo il passaggio dello strumento, tentiamo le prime videochiamate. La regista – Maria Federica Maestri – predispone il programma di prove, il drammaturgo – Francesco Pititto – compone i campi testuali, l’organizzatrice/curatrice – Elena Sorbi – si occupa della logistica e delle relazioni, la tecnica – Alice Scartapacchio – appronta la messa in scena digitale e disegna lo storyboard, l’attrice improvvisa, la famiglia accoglie e supporta il teatro diffuso.

Mercoledì mandiamo una comunicazione via mail al Centro Polifunzionale P. Corsini di Pellegrino Parmense. Confinate nella struttura circa una ventina di persone tra i 40 e gli 80 anni con diagnosi psichiatriche, un progetto di collaborazione iniziato nel 2000 ed inesaurito nelle sue potenzialità artistiche. L’isolamento in piccole frazioni delle zone appenniniche è un fattore protettivo, ci comunicano che tutti gli ospiti sono in salute. Con i responsabili dei progetti riabilitativi verifichiamo la presenza di un portatile, di una connessione con sufficienti banda e tenuta, e la disponibilità degli attori ad uscire dall’isolamento. Elaboriamo un piano articolato, composto da un percorso di didattica artistica che prende la forma di studio, sulla piattaforma di sharing video Vimeo, delle produzioni di Lenz e di due sessioni di prova settimanali. La regista si occuperà del lavoro sull’improvvisazione drammaturgia, la formatrice – Loredana Scianna – della riattivazione corporea ed espressiva. Desideriamo iniziare, perché ogni giornata persa è una giornata di regressione per chi ha subito l’istituzione totale e ancora serba nella memoria le immagini del manicomio. Siamo in attesa di espletare i passaggi burocratici sulle questioni della privacy. Un teatro, una cooperativa sociale, un centro residenziale, una struttura clinica, in concatenazione attiva per superare lo sbarramento delle restrizioni sanitarie.

Giovedì riprendiamo il lavoro su Altro Stato, progetto speciale per Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura. Il nostro Clarino/Sigismondo digitale – Barbara Voghera – lavora in remoto sulle ombre, e mai come ora La Vita è Sogno di Calderón ci pare drammaturgia di riferimento imprescindibile per orientare nel presente pandemico. Il corpo sensibile sullo schermo diventa finalmente exemplum per tutti i corpi, per la domanda che li accomuna: nasce l’uccello che sfreccia veloce e vola via, nasce la bestia con la pelle piena di macchie, nasce il pesce che non respira, nasce il torrente che striscia in mezzo ai fiori, e tenendo io più anima di quello, tengo io meno libertà?

Venerdì Teams, riunione di staff per definire il calendario per l’implementazione di due nuovi progetti.

Visioni, rivolto a gruppi di automutuoaiuto, si prefigge di incrementare l’accessibilità della semantica del contemporaneo con una platea virtuale dotata di sensibilità psichica, elaborando in condivisione gli strumenti interpretativi necessari per significare i linguaggi delle performing arts. Vogliamo pensare che le azioni di audience development & engagement abbiano poco a che fare con i numeri, e molto con la costruzione consapevole di un dialogo tra autore e spettatore. Azioni di policy making. Selezioniamo una serie di spettacoli, li vediamo, e dopo ogni visione organizziamo un webinar interattivo. Prima di tutto dobbiamo verificare con l’educatore di riferimento se i partecipanti potenzialmente raggiungibili abbiano a disposizione i devices necessari.

Archivio Narrazioni è invece una biblioteca digitale che raccoglie testi drammaturgici prodotti dagli utenti dei servizi psichiatrici di Parma. Attiviamo due indirizzi, uno mail e uno postale, una sezione dedicata sul sito web di Lenz Fondazione, elaboriamo un progetto di comunicazione analogico e digitale che sia in grado di arrivare ai destinatari, con relativi piani editoriali per i social media. Facciamo una lista dei tools che serviranno allo scopo: operatori sul campo che si comportino da facilitatori per chi desidera produrre un testo a partire da una condizione di “deficit” (forse qualcuno non è alfabetizzato, forse qualcuno non possiede un computer), inserimento nel sito di un sistema di regolazione luminosità e contrasto, trasposizione dei contenuti in formato easy to read, traduzione in LIS di eventuali contributi in registrazione audio.

Sabato Monica Barone, danzatrice con disabilità fisica protagonista della recente creazione di Lenz Iphigenia in Tauride, ci aggiorna sull’ultima riunione Zoom alla quale ha partecipato. In rete con lei gli artisti e gli organizzatori che dal 2019 si riuniscono da tutta Italia allo scopo di definire gli action point indispensabili a garantire un incremento di accessibilità nel mondo artistico. Abbiamo bisogno di un nuovo linguaggio, di nuove leggi, di finanziamenti, di interlocutori, di un focus, di un contenitore (in questo caso il progetto europeo Europe Beyond Access). Di una base sicura e del necessario riconoscimento istituzionale per creare nel futuro nuove condizioni di esistenza estetico-politica. Monica, che come Iphigenia ha saputo ribellarsi ai condizionamenti, che impersona Atena ma si rivela Cassandra, disse, invitata ad elaborare un intervento per Matera 2019 Capitale Europea della Cultura: “Noi cerchiamo la permanenza nelle cose, ma la vita ci mette di fronte alla nostra discontinuità. Tutta l’arte ha già preso piena coscienza di questa verità fondamentale e vive pienamente questa dimensione, giocando con la banalità del quotidiano, dove l’ordinario è straordinario”.

Domenica. Tempo per l’approfondimento e per il pensiero. Per lo studio, la formazione, la trasduzione in racconto di azioni straordinariamente ordinarie.

Siamo artisti in ricerca, e ogni ricerca deve dotarsi di un metodo, che ci chiede di partire da premesse teoriche forti. Il Modello Sociale della Disabilità, elaborato da Mike Oliver nel 1981, definisce la disabilità come uno stato sociale. Si tratta di un cambiamento di prospettiva rivoluzionario all’interno del pregiudizio abilista: da un focus sulla condizione medica e sul deficit individuale al quale occorre provvedere con una serie di compensazioni che permettano l’adattamento ad un sistema intangibile, pone l’attenzione sul fallimento della società nel provvedere con servizi appropriati alle differenze nei bisogni, nelle necessità, nelle aspirazioni delle persone. Disabilità non è una condizione del singolo, ma diventa l’attributo di una comunità che non sa dotarsi degli strumenti utili al raggiungimento dell’equità – non le stesse risorse per tutti, ma una redistribuzione mirata delle risorse che garantisca a tutti, a seconda della propria specificità, lo stesso livello di accessibilità.

E così noi (drammaturgo, regista, tecnica, amministratrice, curatrice, ufficio stampa, responsabile di promozione, organizzatrice), da lunedì a domenica, ci interroghiamo su come attivare un cambiamento sociale e su come produrre etica attraverso l’estetica, facendoci guidare dalle sapienze del sensibile. Continuiamo la ricerca lavorando con metodo sulle produzioni, intessendo reti e rapporti istituzionali, elaborando piani di comunicazione, progettando allestimenti, individuando nuove sedi d’azione, fisiche ed immateriali. Utilizziamo il digitale ed impariamo le parole per descriverlo, agiamo per qualche ora e poi ci fermiamo e ci poniamo la questione dell’efficacia delle nostre azioni, domandandoci se porteranno ad un cambiamento di paradigma, se sapranno sostituire un marciapiedi spianato ad uno scalino. Per essere visti, ci alleniamo prima all’osservazione.

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