“Quota Mille” a Forme, scenario ideale per grandi film

“Quota Mille” a Forme, scenario ideale per grandi film

Forme, 1020 metri sopra il livello del mare, frazione del comune di Massa d’Albe (Aq). Situata alle pendici del Monte Velino, si trova al centro della Marsica, tra il sito archeologico di Alba Fucens e la stazione sciistica di Ovindoli, non lontano dalla piana del Fucino; lo scrittore abruzzese Peppe Millanta, insieme a Sem Cipriani e le telecamere Rai, ha raggiunto questo caratteristico luogo per una nuova puntata della rubrica a cura di Paolo Pacitti, “Quota Mille”.

Il paese è posto in una posizione vantaggiosa, su un’altura vicina alle vie di transito, tanto che nel ‘700 era uno dei centri più importanti della zona, prima dello spopolamento del dopoguerra.

Grazie alla sua natura selvaggia, Forme fu scelta più volte come scenario di film che necessitavano di un non-tempo e di un non-luogo.

Il colossal “La Bibbia”, ad esempio, diretto nel 1966 da John Huston, uno dei maestri del cinema hollywoodiano degli anni d’oro. E il “Deserto dei Tartari”, il film tratto dal romanzo dello scrittore Dino Buzzati, opera che lo consacrò tra i grandi scrittori del ‘900.

Come spiega Millanta: “Proprio a Forme, a fine ‘800, gli occhi di un bambino hanno imparato a lasciarsi sorprendere dalle meraviglie dell’Universo. Sono quelli di Domenico Pacini, uno dei primi “Nobel mancati” italiani”.

Fisico, meteorologo, membro dell’Accademia dei Lincei, collaboratore di Guglielmo Marconi, è stata una delle menti più brillanti del ‘900, che contribuì a risolvere uno dei più grandi misteri della fisica: l’origine della radioattività naturale sulla Terra.

“L’ipotesi più accreditata al tempo – prosegue Millanta – era che questa radioattività, da poco scoperta, provenisse dalla crosta terrestre. Pacini però iniziò a misurarla al di sotto degli specchi d’acqua, e scoprì che più si scendeva in profondità, più la radiazione diminuiva. In qualche modo, quindi, la radiazione doveva provenire dall’alto e avere una origine extra-terrestre: è la scoperta dei raggi cosmici”.

Pacini pubblica i suoi risultati a febbraio del 1912, mentre a settembre dello stesso anno un austriaco, Victor Hess, grazie a delle mongolfiere scopre che l’intensità della radiazione aumenta al crescere dell’altezza.

I loro risultati furono accettati soltanto nel 1936, quando Hess riceve il Premio Nobel per la Fisica. Pacini purtroppo non era candidabile perché morto già da due anni, pur essendo il suo contributo riconosciuto nella motivazione.

E oggi l’uomo che scoprì i raggi cosmici è sepolto nel cimitero di Forme. Nel luogo dove i suoi occhi di bambino impararono a stupirsi delle meraviglie dell’Universo, che grazie al suo contributo divenne meno oscuro.

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares