Gangi, scoperti nuovi ambienti nella “Fossa di parrini”

Gangi, scoperti nuovi ambienti nella “Fossa di parrini”

Nella cripta, insieme ai religiosi, si trovano anche i corpi di donne e bambini. “Il ritrovamento dimostra come trattamenti funebri fossero appannaggio anche nel borgo madonita dei laici benestanti”, dice l’antropologo Dario Piombino-Mascali

A dispetto del nome storico con cui è conosciuta, la “Fossa di parrini”, la celebre sepoltura monumentale settecentesca che custodisce 60 corpi mummificati, non conserva soltanto le spoglie di religiosi.

Nuove indagini sul sito – noto anche per il trattamento facciale in cera in alcune mummie, che ne fanno un unicum in Sicilia – hanno rivelato infatti un nuovo ambiente ripartito in tre aree. In una si trova un ossario; nella seconda area (formata da due ambienti), invece, sono presenti 8 corpi mummificati, appartenenti a 6 donne adulte 2 bambini di sesso non determinabile.

A condurre l’ispezione è stato l’antropologo Dario Piombino-Mascali – ispettore onorario per il patrimonio mummificato del territorio siciliano, per conto della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo, diretta da Selima Giuliano – accompagnato dal parrocodon Giuseppe Amato, e dal sindaco di Gangi, Francesco Migliazzo.

I reperti sono in buone condizioni conservative – afferma l’antropologo – e ci permettono di concludere che, anche a Gangi, il rituale della scolatura, e di conseguenza l’essiccazione e successiva esposizione dei resti umani, non fosse riservato soltanto agli ecclesiastici, ma venisse praticato anche tra i laici, con ogni probabilità di condizione sociale elevata”.

“La scoperta di uno spazio adibito alla custodia di corpi di laici in un luogo ritenuto a lungo soltanto appannaggio di religiosi getta nuova luce su usi e pratiche della comunità gangitana e siciliana in generale. Si tratta di dati di grande importanza, che certamente riveleranno tanti altri aspetti interessanti”, dice la soprintendente Selima Giuliano.

Di questa scoperta, delle sue implicazioni, ma anche di etica delle mummie e di un percorso culturale e di valorizzazione artistica del borgo si parlerà nel corso del convegno “Mors et vita duello conflixere mirando” venerdì 30 luglio alle 17, alla Chiesa madre di Gangi.

“È il primo appuntamento di un percorso culturale e di valorizzazione artistica. La cripta – dice don Giuseppe Amato – è innanzi tutto un luogo di culto che custodisce la memoria di quei preti che hanno contribuito a costruire e far crescere l’identità del nostro popolo di Gangi, al quale i tanti visitatori giungono con rispetto. Vorrei sottolineare l’incoraggiamento del nostro vescovo di Cefalù, monsignor Giuseppe Marciante, che ha sempre visto in queste iniziative un’occasione di crescita per tutto il territorio”.

La scoperta della seconda cripta integra lo spettro di informazioni che possiamo acquisire attraverso un patrimonio unico e diffuso in Sicilia, capace di offrire interessanti contributi nella conoscenza di stili di vita, abitudini, alimentazione, malattie, relative al periodo in cui i defunti mummificati hanno vissuto. Un evento che mi offre l’opportunità – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – per anticipare l’imminente emanazione di un Codice comportamentale nell’approccio al materiale osteo-archeologico umano ai fini della necessaria tutela sotto il profilo legale, etico, scientifico. Il Codice avrà riguardo anche alle metodologie di recupero e alle attività di studio, riportando all’esigenza di una maggiore responsabilità nella manipolazione di resti umani che comportano il rispetto della persona e le convinzioni religiose, spirituali e culturali”.

Ringrazio l’assessore regionale ai Beni culturali per l’interesse mostrato verso il C,omune di Gangi, Alberto Samonà così come la soprintendente, Selima Giuliano, e il professor Dario Piombino-Mascali per l’impegno profuso. Un apprezzamento particolare – conclude il primo cittadino di Gangi, Francesco Migliazzo – va a don Giuseppe Amato, che ha permesso l’apertura delle cappelle gentilizie e ha dato la possibilità di visitare questo straordinario angolo della chiesa madre. I ritrovamenti delle tombe arricchiscono dal punto di vista antropologico il già ricco patrimonio della parrocchia di San Nicolò e offrono al visitatore un percorso guidato nella storia di Gangi. Questa apertura aumenterà ancor di più la valorizzazione di tutto il patrimonio culturale artistico e architettonico della nostra cittadina”.

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