Esodi

Esodi 18 / 19 è un viaggio da e verso se stessi, oltre tutti i confini: reali, virtuali, culturali e politici. Un andare fuori strada (dal greco ex-odòs: esodo). Quello che ci aspetta, dunque, è un percorso verso l’ignoto, verso paesi lontani, fuori da sé, fuori da tutto. Addirittura verso Marte.

La stagione 2018 / 2019 di Teatro i si aprirà con una tavola rotonda, il primo ottobre, in occasione del progetto internazionale Fabulamundi – Drama Lab, dove ci confronteremo con Filippo Del Corno – Assessore alla Cultura, Pierfrancesco Majorino – Assessore Politiche sociali, Salute e Diritti, Claudia Cannella – Giornalista e Direttrice di Hystrio, Maddalena Giovannelli – fondatrice di Stratagemmi – e Roberta Carpani – Professoressa associata di Discipline dello spettacolo all’Università Cattolica di Milano, su che cosa significhi parlare di confini, oggi.

Ma a quali confini ci si riferisce? Sono reali, virtuali? Mentali o fisici?

La partenza, intesa come scelta, come movimento volontario, identifica l’essere umano. E la partenza come affermazione di libertà è al centro di Tu es libre, di Francesca Garolla, con la regia di Renzo Martinelli, che torna a Teatro i dopo il successo della scorsa stagione: la storia di Haner, una giovane donna europea che decide di partire per la Siria, aderendo a un sistema etico, sociale e culturale totalmente diverso da quello a cui apparteniamo.

Beyond Fukuyama, del drammaturgo austriaco Thomas Köck, regia di Renzo Martinelli, in scena al suo debutto al Teatro Filodrammatici, vuole invece interrogare gli spettatori: esiste un uomo “perfetto”? Possiamo essere definiti, catalogati, controllati? Oppure l’essenza dell’“umano” esonderà e prenderà comunque il sopravvento?

Penthy sur la bande – una riscrittura della Pentesilea di Kleist della francese Magali Mougel, con Viola Graziosi – ci metterà poi a confronto con il limite tra ciò che conosciamo e ciò che ancora chiamiamo “straniero”.

Ed è proprio con Lo straniero – tratto dal libro di Albert Camus, nella riscrittura di Francesca Garolla e la regia di Renzo Martinelli – che tenteremo di mettere in scena quel senso di estraneità che è forse sintomo del più grande esodo contemporaneo.

Cercare di ritrovarsi, annodando i fili che ci legano al passato, è il tema centrale della coproduzione tra Teatro i e la Compagnia Teatrale MaMiMò, L’indifferenza, di cui il giovane e talentuoso Pablo Solari sarà sia autore che regista. Una resa dei conti di un crimine di guerra, affrontata in tempo di pace.

Il viaggio iniziatico per eccellenza è il cammino che porta a Santiago de Compostela ed è questo che racconta A tre kilometri dalla fine del mondo, di Fulvio Vanacore, con Vincenzo Giordano, prodotto da Teatro i: un uomo che abbandona la sua rassicurante scrivania per seguire una nuova strada, reale e immaginata. Lo spettacolo sarà in scena presso Après-coup (via della Braida, 5) un bistrot, un luogo d’arte, con cui Teatro i ha deciso di collaborare in questa nuova stagione.

Ma una volta arrivati alla fine del mondo senza trovare ciò che desideriamo, cosa potremmo fare? Questo sembra l’interrogativo alla base di Vieni su Marte, coproduzione Vico Quarto Mazzini e Associazione Culturale Gli Scarti: dopo essere stati ovunque forse l’unica possibilità che rimane è quella di un esodo nello spazio. Ed è così che “andare su Marte” diventa una nuova moda, a cui nessuno riesce a resistere.

Valentina Diana si interroga invece sulla più grande partenza, la morte: l’ironia e il sorriso sono le armi per affrontare il dolore, il male, la perdita, ed è questa L’eternità dolcissima di Renato Cane.

E poi, Esodi è anche il tentativo di uscire da sé, dalla costrizione delle proprie vite, come Topazio, la protagonista di Elephant woman, produzione Teatro Filodrammatici, o come l’adolescente hikikomori di Blatte, segnalazione al Premio Hystrio 2018, Scritture di scena, del giovane e originale drammaturgo Michelangelo Zeno.

L’ospite: una questione privata di Oscar De Summa, con Ciro Masella, ci racconta invece la paura che abbiamo verso quello che non solo non conosciamo, ma potrebbe addirittura trasformarsi in un “invasore”.

E, infine, ecco il mito che “esonda” nel contemporaneo per raccontare il nostro tempo: dopo Pentesilea e Achille, al centro del già citato Penthy sur la bande, troviamo Aiace, nella riscrittura di Yannis Ritsos, trasposto al femminile da una potente Viola Graziosi, con la regia di Graziano Piazza, e poi il mito di Europa, la grande madre di noi tutti, in Mater Dei, della Piccola Compagnia della Magnolia: un testo inedito di uno dei drammaturghi italiani contemporanei più apprezzati, Massimo Sgorbani.

ESODI

“vado perché sono libera di andare / questo è l’unico motivo / la libertà è l’origine di tutto”

Tu es libre

CALENDARIO

1 / 7 ottobre

FABULAMUNDI – Beyond Borders?

DRAMA LAB – Milano

un progetto di Teatro i e Pav

realizzato grazie al sostegno di Sillumina – Siae

17 / 29 ottobre L’indifferenza

scritto e diretto da Pablo Solari coproduzione Teatro i / Centro Teatrale MaMiMò spettacolo inserito in Invito a Teatro PRIMA NAZIONALE

31 ottobre / 5 novembre

A tre kilometri dalla fine del mondo

drammaturgia e regia di Fulvio Vanacore produzione Teatro i

PRIMA NAZIONALE – in scena presso Après-coup

14 novembre / 6 dicembre

Tu es libre

di Francesca Garolla

regia di Renzo Martinelli

produzione Teatro i in collaborazione con Fabulamundi – Playwriting Europe. Beyond Borders?

con il sostegno di NEXT – Laboratorio delle Idee

spettacolo inserito in Invito a Teatro

21 / 24 novembre

FABULAMUNDI – Beyond Borders?

DRAMA LAB – Milano

un progetto di Teatro i e Pav

realizzato grazie al sostegno di Sillumina – Siae

12 / 17 dicembre

Vieni su Marte

di e con Michele Altamura e Gabriele Paolocà coproduzione VicoQuartoMazzini / Gli Scarti 16 / 21 gennaio Mater Dei da un testo inedito di Massimo Sgorbani regia di Giorgia Cerruti produzione Piccola Compagnia della Magnolia 23 / 28 gennaio Elephant Woman di Andrea Gattinoni con Silvia Lorenzo coproduzione Teatro Filodrammatici di Milano / Festival delle Colline Torinesi

8 / 18 febbraio

Penthy sur la bande

di Magali Mougel regia di Renzo Martinelli

con Viola Graziosi produzione Teatro i

in collaborazione con Fabulamundi – Playwriting Europe. Beyond Borders? spettacolo inserito in Invito a Teatro PRIMA NAZIONALE

22 / 25 febbraio

Aiace

da Yannis Ritsos

regia di Graziano Piazza

con Viola Graziosi

produzione Bluecinema tv s.r.l.

6 / 11 marzo

Blatte

di Michelangelo Zeno regia di Girolamo Lucania produzione Compagnia Parsec Teatro / coproduzione Grey Ladder Productions e Cubo Teatro

spettacolo inserito in Invito a Teatro

26 / 31 marzo

Beyond Fukuyama

di Thomas Köck regia di Renzo Martinelli

produzione Teatro i

in collaborazione con Fabulamundi – Playwriting Europe. Beyond Borders?

spettacolo inserito in Invito a Teatro PRIMA NAZIONALE – in scena presso il Teatro Filodrammatici

27 marzo / 1 aprile

L’eternità dolcissima di Renato Cane

di Valentina Diana regia di Vinicio Marchioni produzione KHORA.teatro

8 / 27 maggio

Lo straniero

tratto dal libro omonimo di Albert Camus

drammaturgia Francesca Garolla

regia di Renzo Martinelli

produzione Teatro i

spettacolo inserito in Invito a Teatro PRIMA NAZIONALE

5 / 10 giugno

L’ospite: una questione privata

di Oscar De Summa regia di Ciro Masella produzione Pupi e Fresedde – Centro Nazionale di Produzione Teatrale-Firenze/Uthopia

1-7 ottobre | 21-24 novembre

FABULAMUNDI – Beyond Borders?

DRAMA LAB – Milano

Un progetto di Teatro i e Pav

realizzato grazie al sostegno di Sillumina – Siae

FABULAMUNDI DRAMA LAB nasce all’interno di Fabulamundi Playwriting Europe – Beyond Borders?, un progetto europeo di cooperazione che coinvolge teatri, festival e organizzazioni culturali provenienti da 10 Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Spagna, Romania, Austria, Belgio, Regno Unito, Polonia e Repubblica Ceca). Un network il cui obiettivo è sostenere e promuovere la drammaturgia contemporanea in Europa, offrendo ai drammaturghi opportunità di networking e favorendone il dialogo e la crescita professionale.

Fabulamundi Drama Lab è un percorso di formazione dedicato a 16 giovani autori, selezionati tra tantissimi partecipanti. Un’occasione unica di scambio e di confronto professionale, volta ad interrogarsi su cosa significhi fare drammaturgia contemporanea oggi, sia in termini produttivi che di internazionalizzazione.

Dopo una prima tappa romana, realizzata da Pav e inserita nell’ambito del Festival Short Theatre 2018, finalizzata a stimolare connessioni e dialoghi con diverse professionalità, Teatro i realizzerà altre due fasi del progetto: concentrandosi specificamente sulla pratica della scrittura drammaturgica grazie anche all’apporto dei preziosi “Diari dei migranti” che, per l’occasione, saranno messi a disposizione dei partecipanti dall’Archivio Nazionale Pieve Santo Stefano.

Milano sarà inoltre la sede di un primo workshop dedicato interamente al tema della traduzione, la cui conduzione sarà affidata ai traduttori ufficiali di Fabulamundi.

In ottobre, in particolare, Teatro i affronterà il tema alla base di tutta la progettualità di Fabulamundi, “Beyond Borders?” Ma che cosa significa parlare di confini, oggi? A quali confini ci si riferisce? Sono reali, virtuali? Mentali o fisici?

Il coinvolgimento diretto dei migranti che hanno affidato i loro diari all’Archivio, il confronto con esperti/testimoni di vari ambiti artistici e scientifici e il lavoro di indagine sulle testimonianze di italiani emigrati tra il 1850 e il 1950 saranno i materiali da cui partire per indagare il processo che porta un drammaturgo dall’indagine di un dato di realtà alla sua rappresentazione artistica.

Il Drama Lab sarà quindi occasione per comprendere meglio che cosa significa scrivere partendo anche da un lavoro di documentazione: perché è oggi ancora più necessario che la drammaturgia contemporanea si relazioni con un contesto storico, umano e politico.

I lavori saranno inaugurati da una giornata di confronto aperta al pubblico, il primo ottobre, che vedrà coinvolti: Filippo Del Corno – Assessore alla Cultura, Pierfrancesco Majorino – Assessore Politiche sociali, Salute e Diritti, Claudia Cannella – Giornalista e Direttrice di Hystrio, Maddalena Giovannelli – fondatrice di Stratagemmi – e Roberta Carpani – Professoressa associata di Discipline dello spettacolo all’Università Cattolica di Milano – chiamati a riflettere e a dibattere.

Inoltre, i drammaturghi incontreranno e si confronteranno con personalità come Gabriele Del Grande – regista di Io sto con la sposa, fondatore dell’osservatorio Fortress Europe e autore del libro inchiesta Dawla (ed. Mondadori), Paolo Spinicci – docente di Filosofia Teoretica all’Università degli Studi di Milano, Marta Cosentino – giornalista e creatrice del documentario Portami via, Alem Teklu – pittrice e scultrice etiope, Luca Cusani – reportagista e documentarista per Report, Laura Gamucci – fondatrice dell’associazione Van-ghè e realizzatrice di percorsi riabilitativi e formativi nell’ambito delle marginalità, Emanuele Nannini – vice coordinatore ufficio umanitario di Emergency, e, infine, Fausto Paravidino – drammaturgo, attore e regista.

Un secondo modulo maggiormente dedicato all’internazionalizzazione dei partecipanti avrà infine luogo dal 21 al 24 novembre, quando otto traduttori teatrali provenienti da Spagna, Francia, Gran Bretagna, Germania/Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Portogallo saranno chiamati a incontrare i giovani autori italiani per conoscere il loro lavoro, raccontare i meccanismi di accesso ai vari sistemi teatrali nazionali e confrontarsi sulle modalità che portano alla traduzione dei testi.

Le attività si concluderanno, anche in questo caso, sabato 24 novembre con una tavola rotonda internazionale aperta al pubblico a cui parteciperanno, oltre ai traduttori, tutti i rappresentati delle strutture partner del progetto “Fabulamundi. Playwriting Europe”, per un momento di confronto e individuazione di buone pratiche internazionali nella diffusione della drammaturgia contemporanea.

dal 17 al 29 ottobre 2018L’INDIFFERENZA

scritto e diretto da Pablo Solari con Luca Mammoli, Woody Neri, Valeria Perdonò scenografia e costumi di Maddalena Oriani sound design di Alessandro Levrero light design di Fabio Bozzetta coproduzione Teatro i / Centro Teatrale MaMiMò

spettacolo inserito in Invito a Teatro

debutto nazionale

Che si tratti di fare una carezza a un neonato, di dare un bacio a una sconosciuta o di schiacciare il pulsante che sgancerà la bomba su Hiroshima, è impossibile fuggire alle conseguenze delle nostre azioni. Si può provare a far finta di niente, a rimanere indifferenti, cercando di nascondere anche le colpe peggiori, nasconderle così bene da dimenticarsi della loro esistenza, ma inevitabilmente, queste riemergeranno, costringendoci ad affrontarle.

In una mattinata come tante, un ospite inatteso costringerà Franco a fare i conti con il proprio passato, con la persona che era e che pensava di essere riuscito a dimenticare.

L’indifferenza è un thriller che costringe lo spettatore a prendere costantemente posizione su cosa sia vero e cosa sia falso, su cosa sia bene e cosa sia male, in una lotta metaforica tra il progresso della civiltà occidentale e la sua natura bestiale e sanguinaria.

Nonostante la cornice contemporanea, L’indifferenza sembra essere ambientato al tempo dell’Antico Testamento, sotto lo sguardo di un Dio vendicativo e miracoloso, in grado di rendere gli uomini belve, e la sterilità fertilità. Ma davvero il nostro mondo è così lontano da quello delle sacre scritture?

La tesi è che sia cambiato il significante ma non il significato, che in quest’occidente ipertecnologico, che ci offre grandi possibilità di migliorare la qualità delle nostre vite, in cui sono riconosciute dignità e parità di diritti a categorie umane prima ignorate, disprezzate e oppresse, è anche cresciuta la moltitudine di chi si trova nell’impossibilità di soddisfare i bisogni elementari dell’esistenza e vive come un animale randagio e sfinito; un mondo dove innumerevoli innocenti vengono quotidianamente sacrificati e scannati senza che nessuno fermi o voglia veramente fermare il loro sterminio. La belva è viva ed è affamata più che mai. E così, l’umanità ricomincia sempre da capo, miracolo dopo miracolo, barzelletta dopo barzelletta, fiammifero dopo fiammifero. Dalle note di regia – Pablo Solari

Il Centro Teatrale MaMiMò è un polo culturale nato nel 2004 che gestisce il Teatro Piccolo Orologio di Reggio Emilia e al cui interno sono attive una compagnia, che produce spettacoli di prosa, teatro ragazzi ed eventi culturali, e una scuola di teatro. La forma artistica è quella di un teatro colto e popolare insieme, atto collettivo di un gruppo riunito da una visione comune.

dal 31 ottobre al 5 novembre 2018 Lo spettacolo andrà in scena presso Après-Coup

A TRE KILOMETRI DALLA FINE DEL MONDO

drammaturgia e regia di Fulvio Vanacore con Vincenzo Giordano (voce recitante) e Alberto Sansone (chitarra elettrica) produzione Teatro i

A tre kilometri della fine del mondo con ironia e lucida analisi racconta il viaggio di un uomo, che, lasciando la sua scrivania, si ritrova nel giro di poche settimane a guardare l’oceano, alla fine del Cammino di Santiago de Compostela. Fulvio Vanacore, che firma la drammaturgia e la regia, è stato più volte ospite di Teatro i con il collettivo snaporaz nel lungo progetto Heartbreak Hotel, ma questa volta si cimenta in un progetto personale, con la produzione di Teatro i.

La prima cosa che ho imparato è che l’esperienza cambia da persona a persona. Il cammino racconta una storia diversa ad ogni pellegrino. Quindi da dove comincio? Di sicuro so dove voglio finire. Questa storia finisce su una scogliera. Uno strapiombo di oltre cento metri. Al di là, l’oceano Atlantico. Fulvio Vanacore

Il Cammino di Santiago de Compostela è il lungo percorso, attraverso la Francia e la Spagna, che i pellegrini fin dal Medioevo intraprendono per giungere al santuario di Santiago de Compostela, nel quale è conservata la tomba dell’Apostolo Giacomo il Maggiore. È l’arteria principale intorno alla quale è nata l’idea di Europa, è un percorso che fu lastricato dagli antichi romani, che attraversa aree geografiche completamente differenti e fu calpestato fin dalle origini dell’uomo, spinto dal desiderio di scoprire cosa si trovava ad occidente.

Il Cammino di Santiago è un percorso semplice, sono pochi i tratti impervi, ma è il viaggio iniziatico per eccellenza, capace di trasformare l’essere umano nel profondo, di ricollocarlo nella sua dimensione naturale e restituirgli “il giusto tempo”.

A tre kilometri dalla fine del mondo è prima di tutto la storia di un corpo, delle sue sensazioni, dei suoi dolori e della scoperta della sua capacità di resistenza. Il cammino è raccontato come fosse un immenso corpo vivente, esplorato a partire dai piedi e le gambe, i primi passi del pellegrino, che diventano metafora di nascita e di crescita, di formazione del fisico, e poi salendo su, attraverso le fasi della vita, l’adolescenza, l’età adulta fino ad arrivare alla testa, e alla morte, Finisterre, il punto in cui la strada bruscamente s’interrompe aprendosi sull’Oceano, un altro mondo.

Fulvio Vanacore, diplomato in regia alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, dopo diversi spettacoli come regista e altri come tecnico del suono, nel 2009 fonda la Compagnia delle Furie con cui si concentra sulla scrittura scenica realizzando, tra i tanti, gli spettacoli Dr. Caligari e La Sposa del Diavolo. Dal 2011 collabora con il drammaturgo Matteo Salimbeni. Insieme, prima di dare vita a collettivo snaporaz, lavorano ad uno studio su Tito Andronico e all’adattamento di HARVEST, testo della drammaturga e giornalista indiana Manjula Padmanhaban. Come sound designer realizza il sonoro di diversi spettacoli, l’ultimo in ordine di tempo è Le Buone Maniere di Michele Di Giacomo – prod. Emilia Romagna Teatro. È socio fondatore dell’associazione IT-Indipendent Theatre e organizzatore di IT festival .

dal 14 novembre al 6 dicembre 2018

TU ES LIBRE

di Francesca Garolla

regia di Renzo Martinelli

con Liliana Benini, Maria Caggianelli Villani, Francesca Garolla,

Viola Graziosi, Paolo Lorimer, Alberto Malanchino

suono di Giuseppe Ielasi

luci di Mattia De Pace

direzione tecnica Paolo Casati

costumi Laura Claus

progettazione scenica Teatro i

assistente alla regia Riccardo Motta

produzione Teatro i

con il sostegno di Fabulamundi Playwriting Europe – Beyond Borders? e NEXT – Laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo lombardo – ed. 2017/18

Création réalisée dans le cadre des Résidences de la Chartreuse de Villeneuve lez Avignon, Programme Odyssée – ACCR, avec le soutien du Ministère de la culture et de la communication, et de la Maison Antoine-Vitez

Iniziativa realizzata con il sostegno del progetto DE.MO. – Movin’Up seconda sessione 2015 e del PREMIO SPECIALE DE.MO./MOVIN’UP promossi dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane – Direzione Generale Spettacolo insieme a GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani

Testo finalista Premio Riccione per il Teatro 2017 e selezionato dalla Comédie Française tra le novità più significative della stagione 17/18

spettacolo inserito in Invito a Teatro

Dopo il grande successo della scorsa stagione torna a Teatro i Tu es libre, una sconcertante riflessione sulla libertà di scelta, sulla possibilità di scegliere qualcosa che sia anche molto distante dalla nostra etica o dalla nostra morale. Protagonista è Haner, una giovane donna francese, che decide di partire per la Siria e aderire a un sistema socio-culturale totalmente diverso da quello a cui apparteniamo.

Haner non ha origini mediorientali, non è un’immigrata, non è un’emarginata, non è stata manipolata e non è pazza. Haner è una giovane donna francese che può fare, ed essere, tutto ciò che vuole. Haner è libera di scegliere, semplicemente mette in atto la propria libertà.

Una libertà che si mostra in tutta la sua violenza. Una libertà feroce, che non si fa controllare, definire o interpretare, che va oltre il valore della morte e della vita, oltre la comprensione e al di là di qualsiasi previsione.

In sette giorni, la madre, il padre, un innamorato e un’amica di Haner tentano di dare un senso alla sua storia e attraverso le loro parole la stessa autrice, in scena, cerca una possibile definizione all’improbabile, oscena, incredibile libertà di Haner.

Lo spettacolo ha due riferimenti fondamentali, uno legato alla contemporaneità e l’altro alla classicità.

Il riferimento al contemporaneo prende spunto dal cambiamento epocale – individuale, sociale, politico, economico e di pensiero – che il movimento islamico sta portando nel contesto occidentale, cambiamento che si attua sia in maniera diretta ed evidente sia soprattutto attraverso figure

“secondarie”, personaggi in qualche modo insospettabili, che non ricoprono ruoli di potere né sono significativi a livello mediatico, persone qualunque che, in nome di un ideale, sacrificano se stesse e la loro vita diventando protagonisti della Storia.

Il riferimento classico è invece nell’Iliade di Omero e, in particolare, nella figura di Andromaca, che ispira il nome della protagonista. Il nome Andromaca deriva dai due termini greci ἀνήρ (uomo, combattente) e μάχη (battaglia), un nome del tutto maschile per una figura in apparenza così femminile, ed è proprio questa la sua caratteristica: Andromaca nasconde, nel suo apparente ruolo secondario, l’essenza dell’eroe tragico, la sua forza e la sua straordinaria violenza.

Andromaca, apparentemente, non ha una funzione determinante nello svolgersi degli eventi, eppure è figura necessaria alla guerra, parte nascosta ma essenziale della storia. Andromaca combatte una battaglia silenziosa ed è motore dell’azione drammatica: principio intoccabile, nodo bruciante di tensione e forza che accudisce e al contempo sprona alla guerra.

Molte sono le giovani donne occidentali che si sono unite ai fondamentalisti islamici, giovani donne che combattono una guerra che diventa la loro vita. Si parla di diverse decine di donne che sono andate a vivere nel Califfato islamico. Si tratta di un fenomeno di cui si è cominciato a parlare dopo che alcune donne occidentali sono state arrestate per reati legati alle attività terroristiche dell’IS e, ancora di più, dopo i fatti del 7 gennaio 2015 a Parigi, con la comparsa alle cronache di Hayat Boumeddiene compagna di Amedy Coulibaly. La maggior parte delle donne che si sono unite all’IS provengono da Francia e Regno Unito, ma anche da Austria, Belgio e Spagna. Non si può definirne con precisione il numero. La maggior parte di loro ha tra i 18 e i 25 anni e non provengono da famiglie particolarmente religiose.

La regia di Martinelli è impeccabile, elegante, a servizio del testo e degli attori, ben orchestrati perfino nei controscena, sotto le belle luci di Mattia De Pace (…) gli attori, tutti in parte, forti, commoventi. Il Fatto Quotidiano – Camilla Tagliabue

Tu es Libre è una delle provocazioni più intelligenti e coraggiose che si sarebbero potute produrre su un tema spinoso e doloroso come quello del terrorismo. A chi osserva l’intelligenza e il coraggio di non respingerla e sfidarsi ad affrontarla. Cultweek – Chiara Palumbo

dal 12 al 17 dicembre 2018

VIENI SU MARTE

di e con Michele Altamura e Gabriele Paolocà drammaturgia di Gabriele Paolocà scene di Alessandro Ratti / luci di Daniele Passeri / costumi di Lilian Indraccolo coproduzione VicoQuartoMazzini / Associazione Culturale Gli Scarti con il sostegno di Officina Teatro, Kilowatt Festival, Asini Bardasci, 20Chiavi Teatro con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “S’illumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”

Nel 2012 è stato avviato un progetto dal nome Mars-One con lo scopo di costruire una colonia permanente su Marte. Per essere selezionati si doveva postare un video su internet in cui motivare il desiderio di divenire per sempre “marziani”. Le candidature arrivate sono state 202.568.

Ora, cos’è che vogliamo veramente da Marte? Non sarà soltanto l’ennesima trovata per non occuparci del presente? Per distogliere lo sguardo da questa esistenza che scorre tra le dita, e noi lì con l’artrosi? Quando non si può avere la realtà, un sogno vale la realtà, allora ecco che forse Marte è soltanto una metafora, il sogno di un altrove, di una terra promessa. Siamo andati ovunque su questa terra eppure di Dio nessuna traccia. Ma ecco la nuova moda: emigrare su Marte, per riempire un vuoto di senso grande come l’universo.

Vieni su Marte parte da questa riflessione e si sviluppa poi in un caleidoscopio esistenziale, uno zibaldone dell’umanità che attraverso diverse storie vuole affrontare il tema della partenza, intesa come scelta o come imposizione, come il moto a luogo che da sempre definisce l’umanità e il suo essere in un disequilibrio costante tra la voglia di cambiamento e il desiderio di affermazione.

Il tema è al centro del dibattito internazionale e interessa da tempo la compagnia VicoQuartoMazzini. Michele Altamura e Gabriele Paolocà si domandano se si viva poi così bene in questa metà del mondo, dove l’altra metà supplica di entrare. Senza alcun interesse per il verismo, VicoQuartoMazzini attinge alla letteratura fantascientifica, senza vincolarsi agli schemi di genere: a interessare è il racconto di questo mondo alla rovescia, che ci permette di riflettere sul nostro.

La scelta del linguaggio scenico è la consapevole presa di un rischio da parte della compagnia: comico e tragico si alternano di continuo, e il registro attorale è così marcato da sfiorare l’espressionismo. I due autori-attori perseguono così da un lato la volontà di evitare ogni rappresentazione ‘verista’ e quotidiana; dall’altro non rinunciano a condurre lo spettatore all’empatia e al rispecchiamento. L’equilibrio di queste due dimensioni è una partita da giocare senza sconti. (…) Sul palco possiamo ora riconoscere un’umanità derelitta e disperata che, ahinoi, ci assomiglia più di quanto vorremmo. Stratagemmi – Maddalena Giovannelli

dal 16 al 21 gennaio 2019

MATER DEI

da un testo inedito di Massimo Sgorbani regia di Giorgia Cerruti con Giorgia Cerruti e Davide Giglio drammaturgia di Massimo Sgorbani luci di Lucio Diana progetto sonoro di Gup Alcaro

produzione Piccola Compagnia della Magnolia

con il supporto di Residenza IDRA e Teatro Akropolis nell’ambito del progetto CURA 2018

Una libera variante sul tema del mito, Mater Dei, testo inedito di uno dei drammaturghi italiani contemporanei più apprezzati, ha come protagonisti una madre e un figlio, collocati in un tempo immaginario e in un luogo altrettanto immaginario del Sud dell’Italia.

Chi parla è la madre, vittima molti anni prima della violenza di un dio che, attratto dalla sua bellezza, è sceso sulla terra sotto sembianze animalesche e l’ha posseduta con la forza.

La gravidanza, iperbolica e paradossale, genera ben quattordici figli, tutti dotati dei paterni attributi divini, tranne l’ultimo. L’ultimo è un dio mancato, debole, troppo umano, e la madre ha dedicato la sua vita a nasconderlo e proteggerlo. Ora però qualcuno sta arrivando a prenderlo, qualcuno intenzionato a “correggere l’errore”.

Mater Dei si colloca tematicamente e stilisticamente come prosecuzione di senso all’interno della ricerca operata dalla Piccola Compagnia della Magnolia. La compagnia indaga da sempre nei suoi lavori i rapporti famigliari e l’Amore come sfrenata ed incestuosa lussuria, il desiderio come esercizio di violenza e ricerca di sublimazione del sé tra rinascita ed annullamento. Lo studio delle radici (familiari, cosmogoniche) è per Magnolia studiare il sangue, i rapporti primari di parentela, i rapporti senza mediazioni, di rito e mito, l’interazione della parte con il tutto.

Un toro bianco, era. Che la luce del sole lo faceva ancora più bianco, tutto, tutto bianco tranne gli occhi, e quegli occhi mica lo so dire di che colore erano, erano neri ma anche blu ma anche rossi ma anche color dell’oro, erano una cosa che si muoveva e non stava ferma, tutto fermo tranne quegli occhi, pieni di api, di calabroni, di uccelli, occhi pieni di tutte le cose che non c’erano più, e forse non c’erano più proprio perché quegli occhi le avevano guardate. Mater Dei – Massimo Sgorbani

La Piccola Compagnia della Magnolia compie dal 2004 una rigorosa e appassionata indagine a cavallo tra codici teatrali e ricerca, riappropriandosi dei classici o sperimentando negli ultimi lavori scritture originali, inseguendo una sintesi tra ricerca formale e densità emotiva, in un confronto aperto e diretto con il pubblico. I lavori della compagnia sono distribuiti in Italia e all’estero, presso numerosi festival e stagioni internazionali.

Accanto al lavoro di creazione, la Magnolia si occupa anche di pedagogia teatrale conducendo seminari e organizzando campus di alta formazione con maestri della scena internazionale.

dal 23 al 28 gennaio 2019

ELEPHANT WOMAN

di Andrea Gattinoni con Silvia Lorenzo coproduzione Teatro Filodrammatici di Milano / Festival delle Colline Torinesi

Topazio B., trentacinque anni, abbandona lavoro, famiglia, amicizie, per gettarsi in una vita ai margini della legalità, fra prostituzione, violenza e autodistruzione.

I modelli televisivi, i soldi, il successo, essere vincenti, contro i bisogni, il dolore, la solitudine dei sentimenti, sono il corto-circuito che precipita Topazio B. a sfondare le cortine della propria identità e a rivendicare il proprio diritto alla fantasia.

Elephant Woman descrive lo sguardo cinico e disincantato di una donna che adotta la ribellione come gesto osceno alla mancanza di amore e alle desolanti prospettive di una vita conforme alle regole della moderna banalità.

TOPAZIO – È che io sono fatta così. Ho deciso che faccio quello che voglio quando voglio. Se ho fame, mangio. Se ho voglia di fare l’amore, lo faccio. Se mi viene da schiacciare un bottone, lo schiaccio. Sai perché l’ho deciso? Elephant woman – Andrea Gattinoni

Andrea Gattinoni, diplomato attore nel 1997 alla Paolo Grassi di Milano. In teatro ha lavorato con Gabriele Vacis, Paolo Rossi, Alessandro Baricco, Giampiero Solari, Krzysztof Warlikowski, Marco Paolini, il Teatro dell’Elfo, il Piccolo Teatro di Milano. Al cinema e in televisione, oltre che attore, è anche autore e sceneggiatore.

Silvia Lorenzo, attrice e cantante, si forma prevalentemente presso realtà di impostazione grotowskiana, in Italia e all’estero, con nomi quali Thomas Richards, Zygmunt Molik, Rena Mirecka, Domenico Castaldo. Tra gli altri, lavora con Valeriano Gialli, Pierpaolo Sepe e Andrea Gattinoni. Al cinema e in tv è diretta da Riccardo Donna, Tiziana Aristarco, Alessandro Abba Legnazzi, Marco Bellocchio, Cristina Picchi. Conduce laboratori sul corpo e sulla voce, quest’ultima elemento chiave della sua artisticità, anche sotto forma di canto puro.

dall’8 al 18 febbraio 2019

PENTHY SUR LA BANDE (Pentesilea, l’anima di una marionetta)

di Magali Mougel regia di Renzo Martinelli con Viola Graziosi traduzione Silvia Accardi revisione drammaturgica Francesca Garolla luci Mattia De Pace / strumentazione sonora Alan Alpenfelt

nell’ambito del progetto Fabulamundi. Playwriting Europe – Beyond Borders?

spettacolo inserito in Invito a Teatro

debutto nazionale

Nell’ambito del progetto europeo Fabulamundi, torna a Teatro i, dopo il successo di una prima lettura scenica durante la stagione 2017-18, Penthy sur la bande della giovane e promettente autrice e drammaturga francese Magali Mougel.

Penthy richiama, per assonanza e riferimenti, la Pentesilea di Kleist, riscrittura del mito in cui si assiste a un ribaltamento del racconto originale. Qui è Pentesilea che, in un eccesso di furore erotico, dopo aver vinto in duello Achille, lo uccide, accanendosi sul suo corpo e, letteralmente, sbranandolo.

Questo dramma, scritto alle soglie del romanticismo e nato come libretto d’opera, da sempre ritenuto di ardua rappresentazione, trova una differente immediatezza nel testo di Magali Mougel che lo ripropone in una forma sintetica, comunque sonora, che richiama l’ascolto più ancora della rappresentazione.

In scena un’attrice, Viola Graziosi – già protagonista in Tu es libre – la cui voce si fa coro solo grazie all’utilizzo dell’olofonia. Penthy gioca sul filo del suono e della parola, dell’amore e dell’odio, dei baci e dei morsi. Un concerto tra bisbiglio e invettiva.

Oggi è il giorno della festa delle rose.

E questo è quel tipo di storia che la gente, a volte, racconta alle feste, quando si beve troppo e la situazione sfugge di mano.

Una di quelle feste per cui gli invitati – ragazzi e ragazze – indosserebbero abiti vintage, vestiti di un’altra epoca. E in sottofondo si dovrebbe sentire della musica sublime, Blasmüsik per esempio, musica per banda d’ottoni al limite del “sublime”.

Dovrebbe essere estate. E la festa dovrebbe avvenire da qualche parte nel bel mezzo del nulla: dove di solito si svolgono le feste.

Ma non è questo che sta per accadere.

Al contrario, ci saranno soltanto i resti di una festa che forse è avvenuta una volta, ma non si ripeterà mai più. Una festa finita male, fatta a pezzi da mazze da baseball lanciate in aria, teste colpite e schiaffeggiate. Il viso di qualcuno che appare all’improvviso. Un viso in cui riconoscere un fratello, un figlio o un amante. E, nel frattempo, altrove, un uomo viene colpito, un’amazzone è ferita al petto dalla lancia del proprio nemico, una teenager sta bevendo una birra e un’altra sta leggendo per la

prima volta “Ethic” di Alan Badiou. Ed è la scena di devastazione che permette ad un Coro di raccontare questa storia. Penthy sur la bande – Magali Mougel

Magali Mougel è drammaturga e insegnante presso il dipartimento di drammaturgia di ENSATT, scuola nazionale di Lyon, in Francia, dove lei stessa ha studiato dal 2008 al 2011. I suoi testi sono stati messi in scena da Jean Pierre Baro, Anne Bisang, Philippe Delaigue, Eloi Recoing e molti altri. Dal 2011 lavora assiduamente con diversi teatri e compagnia. Ha scritto Elle pas princesse, lui pas héros per Johanny Bert del National Dramatical Center of Montluçon, Poudre Noire per Simon Delattre (Rodeo Theatre), Je ne veux plus e La Nuit où le jour s’est levé per Olivier Letellier (Theatre du Phare / National Theater of Chaillot). I suoi lavori – Erwin Motor, Devotion (finalista Grand Prize of Drama Literature, 2013), Guerillères ordinaires, Suzy Storck (finalista Grand Prize of Drama Literature, 2013), Penthy sur la Bande, The Lulu Projekt – sono tutti pubblicati da Edizioni Espaces 34. I suoi testi per il teatro ragazzi – Elle pas princesse, Lui pas héros and We just wanted you to love us – sono pubblicati invece da Editions Actes Sud – Heyoka Jeunesse. Alcune pieces sono state tradotte in inglese, tedesco, italiano e spagnolo. Dal 2017 al 2018 è artista associata con the Scènes du Jura and the National Dramatical Center of Sartrouville.

dal 22 al 25 febbraio 2019

AIACE

da Yannis Ritsos traduzione di Nicola Crocetti regia di Graziano Piazza con Viola Graziosi voce di Graziano Piazza scenografia musicale di Arturo Annechino costumi di Valentina Territo registrazioni e mix di David Benella assistente alla regia Ester Tatangelo produzione Bluecinema tv s.r.l.

In ogni pozzo e dentro di noi c’è una bella donna annegata, una donna annegata che non vuol morire, e non so neppure cosa significhi. Yannis Ritsos – Aiace

Una donna, forse una proiezione, un miraggio? Un uomo, Aiace, evocato attraverso la voce di lei. Ripercorrono insieme la storia dell’eroe, dai fasti delle vittorie fino al grottesco tragico epilogo, nella domanda di un’assenza, nello sguardo lontano di un incomprensibile suicidio. Pian piano la donna riveste i panni dell’eroe attraverso le sue parole e le sue folli azioni, fino ad assumerne quasi le sembianze. Non più moglie e madre e amante muta e impotente, ma eroina dei nostri giorni.

L’Aiace di Ritsos, scritto tra il 1967 e il 1969, è una rilettura della tragedia di Sofocle attraverso la quale il poeta greco, considerato tra i più grandi del novecento, offre una visione lucida e cruda della sua contemporaneità umana e politica. L’eroe non c’è più. Gli dei non ci sono più.

Nel mettere in scena oggi questo testo ho voluto capovolgerne le parti per interrogare il lato femminile, sensibile dell’eroe, quella voce muta che finalmente arriva al centro della scena e prende parte alla battaglia del vivere. L’Aiace di Ritsos è un eroe per forza, umiliato dall’impotenza della “normalità”, di ciò che gli altri gli impongono di essere. Un Uomo che combatte le sue vicende quotidiane, teso verso un percorso mitico, ma a cui il destino fa compiere azioni ridicole, nello sforzo ossessivo di difendere i propri trofei, a costo della vita e che, infine, scopre la liberazione di perdere ogni cosa. Qui Aiace abita la voce della donna per rivelarle che è sufficiente un passo per raggiungere l’altra riva, dove sono i pioppi tranquilli e il fiume bianco. Lei si pone in ascolto, ricorda, parla, comprende, prende posizione. Si perdono i confini di genere e di spazio vitale, l’uomo e la donna si fondono, non è più chiaro chi abita e chi è abitato. Dalle note di regia

Yannis Ritsos (1909-1990) è stato uno dei più grandi poeti del novecento. Candidato per nove volte al Nobel per la letteratura, la sua poesia è permeata di impegno civile e politico, quasi sempre trasposto attraverso il mito classico.

dal 6 all’11 marzo 2019

BLATTE

di Michelangelo Zeno regia di Girolamo Lucania con Stefano Accomo, Francesca Cassottana, Jacopo Crovella, Dalila Reas habitat di Andrea Gagliotta e Laboratorio Pietra / graphic e comics di Alberto Ponticelli light design di Alessandro Barbieri / sound design di Pietro Malatesta colonna sonora originale di Daemon Tapes / videomapping di Riccardo Franco Loiri montaggio video e motion comics di Alessandro Pisani produzione Compagnia Parsec Teatro coproduzione Grey Ladder Productions e Cubo Teatro

Testo segnalato dalla giuria di Hystrio scritture di scena 2018

spettacolo inserito in Invito a Teatro

Hikikomori o ragazzi fantasma, così sono chiamati i giovani che non lavorano, non studiano, si chiudono in casa rifiutando qualsiasi tipo di contatto con l’esterno. Alex, il protagonista di Blatte, è uno di loro. La madre si risposa, dopo la morte del primo marito, ma il ragazzo non riesce ad accettare la nuova vita. La sua scelta sarà fatale: lo porterà alla morte per inedia. Una fine assurda e imponderabile per una famiglia benestante del mondo occidentale. Fra rimpianti e sensi di colpa, fra liti furibonde e confessioni glaciali i genitori seguiranno la loro parabola di negazione del dolore, ma sullo sfondo, come per evocazione o apparizione, Alex vive la sua avventura eroicomica in un mondo fantastico alla scoperta di una popolazione sconosciuta: le Blatte, piccoli esseri che prosperano al di là del tempo e degli eventi nutrendosi delle macerie.

Tanti echi letterari da Shakespeare, Müller, Kafka, Beckett per un testo che ha in Amleto il suo specchio perfetto. Un tema, quello del divario generazionale, che la crisi economica ha reso ancora più profondo e insondabile, oscuro, fertile di istanze disumane, che trova nella rimozione la sua soluzione ideale per perpetrare i valori del benessere. Uno spettacolo dalla forte impronta crossmediale, che ricerca un’innovazione scenica grazie ai disegni del graphic-novelist Alberto Ponticelli, alle tracce elettroniche di Daemon Tapes e alle produzioni video di Grey Ledder curate da Alessandro Pisani.

Blatte di Michelangelo Zeno un testo originale e inconsueto, dalle evocazioni kafkiane, in cui, attraverso il personaggio di un hikikomori e con la pervasiva presenza della tv-verità, si compone la visione del presente e delle sue patologie sociali. Dalla motivazione Premio Hystrio – Scritture di Scena 2018

Parsec è una compagnia di produzione teatrale che incentra il proprio percorso creativo sulla cross-medialità e sullo studio di un linguaggio contemporaneo, allo scopo di connettere nuovi e vecchi media alla composizione artistica teatrale e figurativa. La compagnia nasce come fucina creativa teatrale e cinematografica dall’unione di due enti: uno del cinema – Grey Ladder Prod. – e uno del teatro – il Cubo -, e si avvale dell’importante collaborazione artistica del Laboratorio Pietra. Gode così di competenze creative e organizzative cross-disciplinari, che permettono una ricerca artistica sfaccettata e multimediale.

dal 26 al 31 marzo 2019 Lo spettacolo andrà in scena presso il Teatro Filodrammatici

BEYOND FUKUYAMA

di Thomas Köck regia di Renzo Martinelli drammaturgia di Francesca Garolla con cast in via di definizione produzione Teatro i nell’ambito di Fabulamundi. Playwriting Europe – Beyond Borders?

spettacolo inserito in Invito a Teatro

debutto nazionale

Beyond Fukuyama, del giovane drammaturgo austriaco Thomas Köck, sarà in scena, per la prima volta in Italia, nell’ambito di Fabulamundi. Playwriting Europe – Beyond Borders? progetto europeo di cooperazione che sostiene, promuove e divulga la drammaturgia contemporanea in Europa. I partner di Fabulamundi sono quindici divisi tra dieci paesi europei. Per l’Italia, Teatro i è unico teatro partner insieme a PAV (capofila) e Area06/Short Theatre Festival. Il progetto ha ricevuto il Premio speciale Ubu 2017. Teatro i, all’interno di un originale percorso di ricerca per cui, da anni, indaga produttivamente la nuova drammaturgia italiana e straniera, porterà dunque in scena al Teatro Filodrammatici un emergente autore austriaco che indaga, con una forma e un linguaggio particolarmente originali, il rapporto tra umanità, scienza e tecnologia.

In Beyond Fukuyama immaginiamo un mondo del tutto verosimile, ma, al contempo, portato all’estremo. Il team del Dottor Phetka sta cercando di individuare quale sia il vero “punto dell’esistenza umana”, alla ricerca della felicità e di un futuro migliore.

Ma nella realtà descritta da Köck – più simile alla nostra di quanto non riusciamo a credere – la standardizzazione delle abitudini, i gusti, i profili e le attività online vengono raggruppati, salvati, analizzati, organizzati e venduti ai decision makers il cui obiettivo è quello di controllare la società eliminando ogni tipo di conflitto sociale. Questi dati, come è ovvio, non possono essere resi pubblici, ma, purtroppo, sarà proprio quello che succederà.

Ed è con questo espediente che l’autore, passando velocemente dall’assurdità del pensiero attuale alla sua logica conclusione, con brillanti giochi di parole e un eccezionale umorismo, si domanda quali utopie della vita ci possano oggi rimanere per poter trovare il “The End” ideale della nostra storia.

Thomas Köck nasce nell’Alta Austria nel 1986 e, a oggi, lavora come autore e regista teatrale. Ha studiato Filosofia a Vienna e all’Università libera di Berlino, nonché Scrittura scenica e Cinematografia all’Università delle Arti di Berlino. È stato assistente alla regia per Claudia Bosse ed editore per la casa editrice tedesca Diaphanes.

Il suo film documentario sulla guerra civile in Libano è stato inserito nel programma “TALENTS” del Film Festival di Berlino, e nominato per lo “Young Filmmaker’s Prize” della Fondazione Bosch.

Köck ha anche ideato una serie di letture ed eventi che hanno avuto luogo a Vienna, Berlino e Mannheim. Le sue opere teatrali sono state pubblicate da Suhrkamp Verlag e rappresentate in teatri come l’Akademietheater di Vienna, il Teatro Thalia di Amburgo, il Ruhrfestspielen Recklinghausen, lo Schauspielhaus di Vienna e il teatro Karlsruhe State.

Nel 2017 ha ottenuto il suo primo riconoscimento come regista indipendente.

È stato scrittore in residenza al National Theater di Mannheim e vincitore di premi quali “Else Lasker-Schüler Prize”, “Austrian Theatre Alliance Playwriting Prize”, “Thomas Bernhard Scholarship” e, più recentemente, il “Kleist Prize” come drammaturgo emergente.

Assieme ad altri autori è anche stato fondatore del blog ‘nazisundgoldmund.net’, per affrontare la deriva a destra che coinvolge l’intera Europa.

dal 27 marzo al 1 aprile 2019

L’ETERNITÀ DOLCISSIMA DI RENATO CANE

di Valentina Diana regia di Vinicio Marchioni con Marco Vergani disegno luci di Andrea Burgaretta supervisione artistica di Milena Mancini aiuto regia Alessia Pellegrino assistente di produzione Luisa Iandolo produzione KHORA.teatro

Come fai quando una cosa fa paura a tutti, non la vuole nessuno e tutti ne hanno paura? come fai a venderla? Semplice – dice il nano – basta renderla desiderabile.

Renato Cane, perfetto prototipo dell’uomo medio, ha una bella famiglia e un posto di lavoro sicuro. La sua vita scorre tranquilla e monotona, finché scopre di avere un cancro e che la sua morte avverrà nel giro di tre o quattro mesi. Sgomento e angoscia lasciano ben presto il posto a una dirompente presa di coscienza sulla vacuità e inconsistenza dei confini entro cui aveva, fino a quel momento, barricato la propria esistenza. A Cane non rimane che rivolgersi a un’azienda specializzata in funerali e promesse di vita eterna. Il protagonista stringe dunque un patto con il diavolo in cambio dell’eternità.

Forse la malattia stessa del Signor Cane è solo un pretesto per parlare di quanto il consumismo, la pubblicità, i soldi, ci mangino la vita. Ed è attraverso un altro pretesto, quello della finzione scenica del monologo teatrale, che grazie a Renato Cane anche noi siamo obbligati a riflettere su queste domande. Mentre ridiamo del nostro protagonista, mentre proviamo compassione (patiamo assieme a lui) per un Cane qualsiasi. Perché bisogna essere leggeri per fare domande del genere, per riflettere su questi argomenti, perché ogni tanto fa bene farlo. Ma bisogna poterne ridere. Dalle note di regia

Una cifra curiosa, sospesa, di surreale e delicata comicità. Gli Stati Generali – Andrea Porcheddu

L’eternità dolcissima di Renato Cane, è un unico soffio di parole leggere, quasi fosse l’alito di vita che sta per scivolare via. Teatro e Critica – Viviana Raciti

Valentina Diana è nata a Torino nel 1968, lavora in teatro come attrice e drammaturga. Per il teatro ha scritto: Fratelli, Ricordati di ricordare cosa? (Premio nazionale di drammaturgia contemporanea Il centro del discorso 2009), La bicicletta rossa (Premio Eolo Awards 2013 per la drammaturgia), Swan, La comitragedia spaziale, Senza Voce – Storia di Ciccilla, La palestra della felicità, Opera Nazionale Combattenti. I suoi romanzi, Smamma e Mariti, sono entrambi pubblicati con Einaudi.

dall’8 al 27 maggio 2019

LO STRANIERO

dall’omonimo libro di Albert Camus progetto e regia di Renzo Martinelli drammaturgia di Francesca Garolla cast in via di definizione produzione Teatro i

spettacolo inserito in Invito a Teatro

debutto nazionale

Gli hanno detto che la madre è morta ieri. O oggi. Non lo sa. Perché è straniero, lui. Anche al tempo, è straniero. E non lo sa. E allora, poi, ne ha parlato con il suo datore di lavoro, perché doveva andare, lui, al funerale, doveva andare. E ha chiesto scusa per questo, ha chiesto scusa, lui, lo straniero. Che è straniero anche alle formalità. E dunque, alla fine, quando tutti erano tristi per lui, lui non era triste per sé. È straniero alla morte, lui. Lo straniero. E forse persino alla vita. Non si sa.

Essere stranieri e in cammino. Di notte e di giorno. Attraversare un confine. Non attraversarlo. Volere l’altro e non volere nessun altro. Essere stranieri a se stessi prima di tutto.

Camus parla di un esodo da e verso di sé, un peregrinare attorno a un luogo/tempo dove posare il capo: non la ricerca di un senso superiore all’accadere degli eventi né l’attesa o la costruzione di un domani in cui saremo (o staremo) meglio.

Il dolore è più vero della speranza e allora quello che importa è solo un presente da occupare, e di cui occuparsi, e a cui, eventualmente, rivoltarsi.

Perché è nel presente che si vive. Nel futuro si muore.

Questo sembra dirci oggi Camus.

dal 5 al 10 giugno 2019

L’OSPITE: UNA QUESTIONE PRIVATA

di Oscar De Summa regia di Ciro Masella con Ciro Masella e Aleksandros Memetaj produzione Pupi e Fresedde – Centro Nazionale di Produzione Teatrale-Firenze/Uthopia

Ne L’ospite: una questione privata una persona si introduce in casa di un’altra persona con l’intento di rubare. Il proprietario arriva e trova lo sconosciuto con le mani in qualcosa di suo, in ciò che rappresenta il sudore della sua fronte, i suoi affetti. Questo è l’evento scatenante dello spettacolo scritto da Oscar De Summa.

Cosa succederebbe se tornando a casa nostra trovassimo un “ospite”, uno straniero? E se riuscissimo a immobilizzarlo? Scateneremmo su di lui la nostra rabbia e violenza? Cosa siamo disposti a fare per proteggere ciò che reputiamo nostro (i nostri cari e i nostri averi)? Qual è il limite? Possiamo ergerci a giustizieri? Cosa e chi è davvero in pericolo? Da cosa e da chi va protetto? Può un uomo “comune, normale, buono”, avendo per le mani la vita di un altro essere umano, trasformarsi in un batter d’occhi in un sadico torturatore?

È questo uno spettacolo che indaga il potere e la giustizia, il momento in cui nasce quell’assunzione di responsabilità, quel diritto-dovere che uno assume su di sé nel ritenere di essere all’altezza di giudicare ciò che è bene e ciò che è male, un desiderio di giustizia che nasce dall’impotenza. È questo uno spettacolo che non dà risposte ma che pone delle domande, semplici, che scaturiscono dall’inevitabile disagio della civiltà. Oscar De Summa

Una riflessione su come affrontare ciò che arriva dall’estero, ciò che è diverso da noi, ma incarna un fantasma, una paura che ciascuno di noi ha dentro. La paura del diverso, dello sconosciuto. È ciò che ci portiamo dentro, una paura dice una battuta del testo.

Ciro Masella è attore e regista, ha lavorato con Luca Ronconi, Massimo Castri, Gigi Dall’Aglio, Federico Tiezzi, Roberto Latini, in spettacoli per il Teatro di Roma, il Piccolo Teatro di Milano, l’Emilia Romagna Teatro, il Teatro Stabile Metastasio di Prato, il Teatro Stabile dell’Umbria, il CSS di Udine, il Teatro Due di Parma, la Compagnia Lombardi-Tiezzi, Archivio Zeta, Carrozzeria Orfeo, Elsinor. Ha diretto spettacoli scritti per lui da Emanuele Aldrovandi, Stefano Massini, Francesco Niccolini e altri drammaturghi italiani. Nel 2007 fonda la Compagnia Uthopia, con la quale inizia un lavoro di studio e messa in scena di autori per lo più contemporanei. Ha recitato anche per il cinema e la televisione.

FABULAMUNDI.

PLAYWRITING EUROPE – BEYOND BORDERS

Premio speciale Ubu 2017

“Fabulamundi. Playwriting Europe – Beyond Borders?” è un progetto di cooperazione che coinvolge teatri, festival e organizzazioni culturali provenienti da 10 Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Spagna, Romania, Austria, Belgio, Regno Unito, Polonia e Repubblica Ceca). Obiettivo del network è sostenere e promuovere la drammaturgia contemporanea in Europa, al fine di consolidare e potenziare le attività e le strategie degli artisti che operano nel settore, offrendo ai drammaturghi opportunità di networking e favorendo il dialogo e la crescita professionale.

Dopo aver ricevuto nei bienni 2013-2014 e 2015-2016 i finanziamenti della Commissione Europea, Fabulamundi. Playwriting Europe ha vinto la call di Creative Europe come progetto di cooperazione su larga scala 2017-2020 e intende ora ampliare la sua portata. Grazie all’esperienza maturata nelle precedenti edizioni, il progetto ha constatato la necessità di sviluppare strumenti adeguati che permettano al settore teatrale di superare le proprie debolezze endemiche e di incrementare sinergicamente le relazioni artistiche e culturali.

“Beyond Borders?” è il tema di questa nuova edizione di Fabulamundi. Ciò che si vuole stimolare è una riflessione su un argomento con cui l’Europa e i cittadini europei sono chiamati a confrontarsi ogni giorno. In un’epoca come quella attuale, caratterizzata dall’emergenza immigrazione e dall’innalzamento di nuovi muri, a partire dal concetto di confine, fisico o culturale, “Fabulamundi – Beyond Borders?” intende concentrarsi sul tema del superamento delle barriere, come urgenza necessaria della nostra contemporaneità.

I numeri di Fabulamundi:

*80 autori selezionati da 8 paesi

*160 opere preselezionate (2 per autore) e inserite nel catalogo online di Fabulamundi

*40 autori e 40 opere da 8 paesi gemellati

Per un totale di 120 autori da 16 Paesi e 200 testi in distribuzione e promozione

Per l’Italia, Teatro i è unico teatro partner insieme a PAV (capofila) e Area06/Short Theatre Festival.

Per maggiori informazioni www.fabulamundi.eu

APRÈS-COUP

Après-coup è uno spazio poliedrico, suggestivo, sospeso tra contemporaneità e inizio novecento, nato un anno fa nel cuore del quartiere Porta Romana.

Sorge dal desiderio del suo fondatore e direttore esecutivo, David Ponzecchi, di portare in un’unica Casa Comune nella sua amatissima Milano un’offerta culturale e di accoglienza unica nel suo genere, che sappia prendersi cura non solo dei sensi dei propri ospiti, ma anche proporre loro una serie di stimoli culturali, artistici e intellettuali. Il tutto in un luogo articolato in diverse “stanze” che permettono non solo un passaggio, ma anche un viaggio dal primo novecento fino alla più chiara e netta contemporaneità.

I suoi trecento metri quadri sono infatti suddivisi in tre aree “fuse ma non confuse” con diverse vocazioni, ma con lo stesso intimo e coerente scopo di accogliere gli ospiti secondo uno stile e una passione di altri tempi e offrire loro molteplici stimoli sensoriali, culturali e ambientali che li invitino a prendersi cura del proprio spirito rallentando il tempo e dando spazio al dialogo con se stessi o con gli altri: il Bistrot, che accoglie anche un piccolo palco, un Proscenio dove vengono presentate pièces teatrali, musica dal vivo, serate di story-telling, presentazioni editoriali e piccole conferenze su temi di cultura e società; la Galleria di Arte Contemporanea, che ospita dalla fotografia alla pittura, dalla scultura alle installazioni, sempre con una particolare attenzione alla ricerca e al dialogo tra arte e società, arte e pensiero, arte e corpo; lo Spazio Nur, un negozio di abbigliamento femminile, accessori e design, contraddistinti dalla qualità e dalla ricerca di sarti e designer innovativi e attentissimi alla qualità e alle nuove esigenze in tema di moda e design.

Nella visione e nella missione di Après-coup appare centrale e vocazionale la volontà di collaborare con altri soggetti culturali, a loro volta in cerca di uno spazio “fratello” che accolga e moltiplichi le possibilità della propria ricerca, la visibilità delle proprie eccellenze e la propensione allo scambio e al confronto. Un caleidoscopio dove far precipitare la propria identità, per giocare a reinventarla.

Proprio in quest’ottica e da questo desiderio reciproco si sta sviluppando la progettualità con Teatro i. In un continuo scambio di idee e di suggerimenti reciproci, nati fin dall’apertura di Après-Coup, Teatro i, dalla forte e ormai consolidata identità teatrale, si è delineato come un partner ideale per condividere iniziative sul limite, che partono dal teatro, declinandolo in momenti di accoglienza, studio, festa, laboratorio, performance.

Una collaborazione che si concretizza a partire da questa stagione con piccoli grandi passi di collaborazione e scambio, volti a potenziare le proprie inclinazioni e a diventare punti di cultura sempre più necessari e imprescindibili in quest’epoca.

Après-coup Via Privata della Braida 5 | Porta Romana | Milano www.apres-coup.it

ART BONUS

Supporta un teatro piccolo con idee grandi!

L’Art Bonus è un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo. Da ora è dunque possibile contribuire alle attività di Teatro i, godendo al contempo di un credito fiscale.

Il 65% del contributo viene reso sotto forma di credito d’imposta da utilizzare in compensazione nel pagamento delle imposte. Ad esempio:

Donazione Credito d’imposta Costo effettivo

€ 100 € 65 € 35

€ 1.000 € 650 € 350

€ 5.000 € 3.250 € 1.750

Il credito d’imposta del 65% è riconosciuto alle persone fisiche fino al limite del 15% del reddito e alle società fino al 5‰ dei ricavi annui. Il credito è utilizzabile in tre quote annuali di pari importo.

Maggiori informazioni su: artbonus.gov.it /

La pagina di Teatro i è: artbonus.gov.it/1774-teatro-i.html

TEATRO i

via Gaudenzio Ferrari, 11 – Milano tel. 02/8323156 – 366/3700770 biglietteria@teatroi.org – www.teatroi.org

BIGLIETTI

intero: 18 euro / convenzionati: 12 euro / under 26: 11,50 euro / over 60: 9 euro

giovedì vieni a teatro in bicicletta: 7 euro

biglietti disponibili su www.vivaticket.it

AMICI DI i

Acquistando la CARD Amici di i a 5 € sarà possibile usufruire di sconti e promozioni speciali.

COME ARRIVARE

MM2 Porta Genova / MM2 S. Agostino / MM2 S. Ambrogio Tram 2 / 3 / 14 – Autobus 94 Parcheggio custodito in via Ariberto Stazioni BikeMi

P.zza Resistenza Partigiana – S. Eustorgio/P.ta Ticinese – Cantore

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