Elezioni anticipate in Gran Bretagna

L’8 giugno il Regno Unito si appresta ad andare nuovamente alle urne. Con estrema sorpresa da parte di tutti (non solo degli inglesi) la ministra britannica Theresa May ha annunciato il ritorno alle urne come una scelta tra la visione della Brexit (cioè l’uscita dall’Unione Europea) portata avanti dal suo governo e coloro che la “metterebbero in discussione” sottolineando il fatto che altri paesi come Scozia e Irlanda del Nord si erano schierati favorevolmente per restare nell’Unione Europea. In diverse occasioni la premier May aveva dichiarato apertamente che i britannici non sarebbero andati alle elezioni anticipate prima del 2020; ma si sa che “a mente lucida si ragiona meglio” pertanto la scelta di votare è la mossa giusta in vista degli accordi sulla Brexit per fugare ogni minima debolezza e consolidare una forte e stabile leadership. Ma questa è solo una parte della verità sostenuta dal governo infatti dietro la decisione dell’elezioni anticipate c’è chi sostiene l’idea secondo cui i laburisti guidati da Corbyn otterranno un risultato peggiore di quello che potrebbero raggiungere con un nuovo leader fra tre anni. Corbyn dovrà unire il suo partito e proporre agli elettori un’idea di Brexit e un programma politico convincente. I liberaldemocratici sono il partito che ha più da guadagnare dalle elezioni anticipate; nelle precedenti elezioni del 2015 la loro rappresentanza parlamentare è stata nettamente ridotta ma in seguito il partito ottiene consensi e un risultato positivo durante le amministrative di maggio in vista dell’elezioni dell’8 giugno. Le elezioni per eleggere il 57° Parlamento del Regno Unito si prospettano più significative di sempre perché darà finalmente la giusta leadership alla Gran Bretagna a livello nazionale e internazionale.

Noemi Deroma

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