Uomini che uccidono le donne. Il genocidio rosa

Una volta era definita la battaglia dei sessi, ai tempi in cui alcune donne coraggiose combattevano contro il maschilismo e lo sciovinismo che le opprimevano, che negavano loro diritti e libertà civili. In seguito questa definizione è stata adottata dal cinema e dalla letteratura per indicare lo scontro del cosiddetto “sesso debole” con il mondo autoritario degli uomini. Oggi, purtroppo, questa lotta si è trasformata in una vera guerra, combattuta con le armi della violenza e del disprezzo, che lascia dietro di sé una scia impressionante e intollerabile di vittime. Le martiri di questo vero e proprio genocidio sono le donne. Più di ogni altra cosa, a testimoniare la gravità e la diffusione di questa piaga è stata la necessità di coniare un termine apposito per designarla: femminicidio. Essa indica l’omicidio di un individuo di sesso femminile da parte di uno di sesso maschile, il cui movente sia esclusivamente la sua identità di genere. I dati di questo fenomeno sono sconcertanti e avvilenti; nel 2012, solo in Italia, ci sono stati 124 omicidi di questo tipo oltre a 47 tentati omicidi, il 70% dei quali sono stati commessi da uomini con cui le vittime avevano una relazione e, al contrario di quanto si pensi, l’80% commessi da Italiani ai danni di vittime italiane. Naturalmente, queste statistiche non tengono conto di tutte le donne vittime di violenza domestica e maltrattamenti in famiglia, molestie fisiche e psicologiche, nonché di stalking e violenza sessuale. Molte le proposte, legislative e non, avanzate negli ultimi anni per porre fine a questo sterminio vergognoso ma spesso esse si sono rivelate inutili o poco efficaci. Per cercare di arginare la violenza, occorrerebbe comunque comprenderne le cause scatenanti. E su questo punto bisogna fare subito chiarezza: questi efferati delitti non sono scatenati dal fanatismo religioso, dall’integralismo. Sarebbe troppo comodo (e spesso ci si nasconde dietro questo) pensare che la violenza sulle donne sia un fenomeno che riguarda solo i paesi in cui la teocrazia le considera individui inferiori. Al contrario, questi terribili soprusi accadono sotto i nostri occhi, in un Paese in cui la sicurezza e i diritti dell’uomo (inteso come essere umano) dovrebbero essere garantiti. La radice comune di tutti gli omicidi e le sevizie è l’inadeguatezza, l’ignoranza e l’egoismo del genere maschile. È fuori di dubbio che, nella società moderna, la donna ha acquisito nel corso degli anni sempre più spazio nella cultura, nella vita lavorativa e sociale, conquistando un livello sempre maggiore di emancipazione, autodeterminazione e libertà. Evidentemente questo ha destabilizzato il maschio, minando le sicurezze che gli derivavano dal potere e dal controllo che per secoli ha esercitato sulla donna. E così, inadeguato e impreparato esso si trova spesso in situazioni familiari che non riescono a garantirgli la sua mascolinità, schiacciata dal successo della partner. A questo si aggiunge una generale e diffusa cultura del “perdonismo”, che sempre di più si sta diffondendo nella società; ogni cosa diviene lecita e permessa, azzerando il concetto di ingiusto e immorale. Inoltre va sottolineata l’importanza dell’esempio che viene diffuso attraverso i media, che spingono le persone alla ricerca esasperata della propria individualità, non tenendo conto del rispetto del prossimo, della sua libertà e della sua personalità. Così le donne divengono, una volta di più, oggetti utili al conseguimento della propria idea di felicità e soddisfazione, sia essa sessuale, sentimentale o sociale. Non sai cucinare? Mi tradisci? Desidero un’altra donna o non desidero un figlio? Sei noiosa, petulante, più intelligente o brillante di me? Ti uccido. Il resto non ha alcuna importanza. A confermare questa convinzione, l’ignoranza e l’inadeguatezza di una società che ancora parla di quote rosa, che presenta, sui giornali e i telegiornali, servizi dedicati alle donne dirigenti, manager, capi di stato come se fosse una notizia, una curiosità. Ma l’uguaglianza, quella vera, non ha bisogno di essere affermata, essa dovrebbe essere implicita e scontata. Ogni tentativo di sottolinearla, con tanto di esempi edificanti, in realtà è l’offesa peggiore che si possa fare ad una donna. Lo stesso termine femminicidio, seppur con l’immenso merito di aver posto il problema sotto i riflettori, appare discriminatorio. Le donne sono esseri umani e l’omicidio è un reato, sia che la vittima sia di sesso maschile sia che sia una donna, è ingiusto, immorale e da condannare. E allora si deve dire no alla violenza sulle donne, censurare seccamente i loro aguzzini, i loro assassini e torturatori ma, di più, si deve dire no alla violenza. Punto.

 

Patrizio Pitzalis

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