TUTTA CASA, LETTO E CHIESA

dal 21 settembre al 10 ottobre (Prima nazionale)

TUTTA CASA, LETTO E CHIESA

di Dario Fo e Franca Rame

con Monica Bonomi

e con la partecipazione di Tommaso Di Pietro

regia di Lorenzo Loris

scene Lorenzo Loris e Luigi Chiaromonte, costumi Lorenzo Loris

interventi pittorici di Giovanni Franzi

video Davide Pinardi, Luci Luigi Chiaromonte

produzione Teatro Out Off

spettacolo inserito nell’abbonamento Invito a Teatro

Il 21 settembre debutta in prima nazionale “Tutta casa, letto e chiesa” prodotto dal Teatro Out Off, in scena Monica Bonomi per la regia Lorenzo Loris.

Tre donne esilaranti, diverse e toccanti raccontano la propria quotidianità troppo spesso costellata di violenze e soprusi. Un testo del 1977 che ha fatto la storia del teatro, ma capace di parlare e illuminare generazioni di donne e uomini. Un testo storico che continua a mantenere intatta la sua portata sociale e la sua forza comica.

Lo spettacolo è comico e grottesco perché noi donne sono duemila anni che andiamo piangendo e questa volta ridiamo insieme e ci ridiamo anche dietro e poi perché un signore che di teatro se ne intendeva, un certo Molière, diceva: Quando vai a teatro e vedi una tragedia ti immedesimi, partecipi e piangi, piangi, piangi, poi vai a casa e dici: come ho pianto questa sera! E dormi rilassato. Il discorso politico ti è passato addosso come l’ acqua sul vetro. Mentre invece per ridere ci vuole intelligenza, acutezza. Ti si spalanca nella risata la bocca, ma anche il cervello e nel cervello ti si infilano i chiodi della ragione. Franca Rame

Al termine dello spettacolo #nonscappare”: tre incontri di approfondimento

La riflessione sulla donna e sul femminile è quantomai attuale. Il Teatro Out Off ha pensato a tre incontri sui temi dello spettacolo per approfondire con figure di rilievo il ruolo della donna nella società, come è cambiato in questi anni e quali sono le politiche e le misure che si possono mettere in atto. Tre momenti di riflessione con figure di rilievo come Alessandra Kustermann, ginecologa e direttrice dell’unità operativa complessa del pronto soccorso della Mangiagalli, il magistrato Fabio Roia presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, l’attrice e autrice Monica Faggiani per il collettivo Amleta, la giornalista, autrice e interprete Livia Grossi, la giornalista e scrittrice Valeria Palumbo. Intitolati “Non scappare” sono un ironico esortativo a fermarsi e approfondire, a non girare subito pagina su un altro argomento. Senza la velleità di essere esaustivi, vogliono gettare un seme che possa diventare una riflessione autonoma.

Gli incontri saranno: CASA – giovedì 23 settembre / LETTO – giovedì 30 settembre / CHIESA – giovedì 7 ottobre

Lo spettacolo

Lo spettacolo è composto da tre monologhi distinti per tre donne esilaranti e diverse.

Il primo intitolato, UNA DONNA SOLA, è dominato dall’estro spiritoso di una casalinga che sembra disporre di tutto ciò che vuole all’ interno del suo nucleo familiare, ad eccezione della cosa più importante: il rispetto della propria dignità femminile.

La secondo monologo, ABBIAMO TUTTE LA STESSA STORIA, è la raffigurazione di un rapporto sessuale fra un uomo e una donna. C’è anche una favola che attraversando i topos narrativi più noti (il lupo, la strega ecc.) mette a confronto una brava bambina e la sua bambola parlante che si esprime in modo scurrile. Queste due figure sono di fatto la stessa persona. La mite bambina è la parte che subisce e la bambola quella che invece si ribella. Infine l’ultimo brano, fulminante, agghiacciante e risolutivo che servendosi di una lingua antica del Cinquecento, è ripreso dalla MEDEA di Euripide.

LE RAGIONI DI UNA SCELTA. DI LORENZO LORIS

È il caso, in questo periodo, parlare di femminismo?

Certo, è sempre il caso. Che poi questo termine sia utilizzato in modo distorto, denigratorio, inappropriato – forse non è più tempo, è finita l’era del femminismo, è un termine obsoleto – ebbene io lo scelgo ancora, perché è quello che rappresenta meglio lo stato e i diritti delle donne.

Femministe si nasce e femministe si può diventare quando, nel percorso della nostra vita, “si inciampa” in tutti quei torti, soprusi, abusi, subiti dalle donne: è sempre opportuno pertanto ricordare che il diritto di voto, in Italia, è stato riconosciuto alle donne solo nel 1945, che il numero dei femminicidi è inarrestabile, e che le discriminazioni sono una squallida realtà sotto gli occhi di tutti, questo prova che la sensibilità fisica e psicologica di una donna, anziché essere fonte di ricchezza, è causa di sopraffazione.

Lo penso quando vedo che le donne sono meno retribuite degli uomini; lo penso ogni volta che – sentendo parlare giornalisti e politici – non viene utilizzato il termine al femminile; lo penso quando, nei dibattiti, sento “parla il professore” e “parla la signora”; lo penso – a maggior ragione – quando vedo insultata una giornalista in una trasmissione televisiva, con espressioni quali “stai zitta, gallina” – come successo anche in un canale della televisione di Stato. La Rai ha dovuto comunicare il suo disappunto, ma Il fatto che ci sia ancora bisogno di intervenire in difesa di, dimostra quanto siamo lontani da un’effettiva e concreta parità. Anche nei mass media alla fine si sorride (e quindi si minimizza, si sminuisce) di quello che dicono certi giornalisti e opinionisti, mentre invece se la stessa cosa uscisse dalla bocca di una donna, diventerebbe volgare e inaccettabile: etichette e giudizi, direi anche pregiudizi.

Mi ha profondamente colpito la recente scomparsa di una grande donna, intellettuale, femminista, quale è stata Rossana Rossanda: “una ragazza del secolo scorso” – come amava definirsi – le cui riflessioni e osservazioni sono, ancora oggi, attuali:

“Quale dirigente maschio oserebbe dire: «Insomma, se il marito la pesta o la ammazza, se la sarà cercata». Quando mai! Soltanto che nessuna gli pone in termini secchi la domanda: «Non ti chiedi perché il tuo sesso continua ad ammazzarci?». Il leader condanna sinceramente ma pensa: quelli non sono come me, sono perversi o assassini, roba da codice penale. E invece la brutale violenza fisica sulle donne nasce dalla stessa radice che induce il leader stesso a discriminare le compagne rispetto ai compagni nell’accesso alle cariche. (da Parliamo di donne, Il Manifesto, 2008)”. Questo scriveva Rossana Rossanda nel 2008. Sono passati più di dieci anni, ma ben poco è cambiato, la strada da fare è ancora molto lunga. Battiamoci, allora, attraverso gli scritti di intellettuali come Rossana Rossanda, drammaturghe come Caryl Churchill e Franca

Rame, battiamoci approfondendo la conoscenza del presente e del passato, battiamoci per un futuro di vera parità.

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

Orari: da martedì a sabato ore 19.30 (domenica ore 16)

Abbonamenti

OutCard

50€ 4 ingressi

J&S Card – Junior (under26) & Senior (over65)

25 € 4 spettacoli

Passepartout Promozione riservata ai residenti del Municipio 8; acquistando la tessera a 10 Euro ingresso a 6 Euro per tutti gli spettacoli in programma escluso Danae Festival.

Teatro OUT OFF 20155 Milano via Mac Mahon, 16

uffici via Principe Eugenio 22

telefono 02.34532140 fax. 02.34532105; info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it

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