L’Orlando Furioso. Le armi e gli amori dell’Ariosto celebrati nelle arti dal Cinquecento al Novecento

A cinquecento anni dalla prima edizione dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1516), Villa d’Este a Tivoli celebra la fortuna del suo autore nelle arti figurative, con una mostra intitolata I voli dell’Ariosto. L’Orlando furioso e le arti, inaugurata lo scorso 15 giugno.

L’esposizione, promossa dal Polo museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli, intende ripercorrere le tracce dei versi ariosteschi nel panorama di linguaggi artistici dei secoli passati, dal Cinquecento al Novecento.

La loro natura visiva trova rappresentazione in una rassegna di opere, ordinate cronologicamente, e frutto della selezione curata da Marina Cogotti, Vincenzo Farinella e Monica Preti. La fortuna goduta dal poema e dai temi dell’Ariosto passa attraverso una serie di dipinti, sculture, arazzi e ceramiche, disegni e incisioni, medaglie e libri illustrati. Questa raccolta di lavori è allestita all’interno della villa fatta costruire e decorare tra il 1560 ed il 1570 dal cardinale Ippolito II d’Este, nipote di Ippolito I, al quale Ariosto aveva dedicato il poema. Citato a più riprese nei versi del Furioso, il cardinale Ippolito II aveva conosciuto l’autore in epoca giovanile presso la corte ferrarese.

All’interno dei suoi appartamenti nella villa a Tivoli, le opere esposte si distinguono per tipologia artistica e tecnica figurativa, ed evocano le armi e gli amori dell’Ariosto lungo una varietà di testimonianze che racchiudono elementi dell’iconografia ariostesca.

L’esposizione si apre con una sezione incentrata sul volto e sul mito del poeta, con ritratti cinquecenteschi dell’Ariosto posti in dialogo con le rievocazioni ottocentesche di alcuni episodi, reali o fantastici, della sua vita. La successiva sezione riguarda la storia figurativa del Furioso nel Cinquecento, a partire dalla tela di Dosso Dossi raffigurante Angelica inseguita da Orlando, confermata da recenti indagini scientifiche come il più antico confronto in campo figurativo con le invenzioni della letteratura ariostesca. Alla fine dello stesso secolo risale il dipinto di Simone Pederzano, che ruota attorno all’episodio amoroso di Angelica e Medoro. Il corpus di opere si compone ancora di tre monumentali arazzi estensi, prestati dal MuséedesArtsdécoratifs di Parigi e restaurati per l’occasione, che richiamano l’ambiente della splendida corte di Ferrara e gli apparati che decoravano le delizie ferraresi. Fanno parte della raccolta anche il bronzetto di Fedinando Tacca, la tela di Delacroix, le edizioni illustrate del Furioso firmate da Gustave Doré, insieme ad una selezione di suoi disegni originali. Ed ancora, l’interpretazione romantica dei dipinti di Giuseppe Bisi, Massimo d’Azeglio e Giuseppe Bezzuoli.

La mostra si conclude con la rappresentazione novecentesca del Furioso di Luca Ronconi, da poco scomparso, con una scelta delle fotografie di Ugo Mulas scattate la sera del 24 luglio 1969, in piazza del Duomo a Milano, durante una delle repliche dello spettacolo ariostesco messo in scena pochi giorni prima al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Si inseriscono qui inediti disegni preparatori, approntati da Pier Luigi Pizzi per le scenografie ed i costumi della versione televisiva dell’Orlando furioso.

Accanto all’itinerario espositivo descritto, il progetto si arricchisce di numerosi eventi e manifestazioni ad integrazione della mostra: l’elenco comprende concerti, proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali, conferenze, letture dell’Orlando.

L’esposizione resterà aperta fino al prossimo 30 ottobre 2016. Box informazioni: www.villadestetivoli.info, www.ariostovilladeste.it, pm-laz.villadeste@beniculturali.it.

Clara Agostinimmmm

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