C’è truffa per te?

 

Nel passato i raggiri venivano effettuati bussando alla porta travestiti da addetti delle aziende di fornitura del gas, dell’energia elettrica o falsi postini. Oggi, l’evoluzione della comunicazione, propone gli stessi delinquenti come mittenti, ma la truffa viaggia nel web. Chiunque abbia un dispositivo elettronico ha aperto un account di posta elettronica, certificata o meno, con cui, a seguito della smaterializzazione di buona parte delle certificazioni, colloquia col mondo.

Nelle e-mail viaggiano infinite informazioni: dati sanitari, economici, finanziari, professionali, personali, relazionali, di svago e culturali. Fisicamente abbiamo ben presente quando la nostra cassetta postale trabocca di volantini pubblicitari, estratti conto bancari o postali, fatture, bollette, missive e raccomandate. Dobbiamo adesso imparare a visualizzare i medesimi elementi sulla webmail. Difatti la comunicazione del futuro corre sul filo: agilità, tempestività, immediatezza, consultabilità, archivio, condivisione rendono tale forma appetibile, determinando un notevole risparmio economico, energetico, ecologico e temporale. Anche prescrizioni normative stanno fortemente supportando tale forma di trasmissione e, ove la legge prevedeva talune forme di spedizione, la posta certificata ne ottempera le ragioni della certezza e sicurezza.

La scelta della webmail è oramai orientata dall’uso che se ne debba fare e della rete di servizi e portali ad essa collegata, per via del gestore.

L’incremento di aggressioni informatiche dalla seconda metà del 2015 ad oggi è stato del 250%, superiore a qualsiasi altro momento della storia. I danni economici sono consistenti: solo negli Stati Uniti, nel 2009, questo tipo di evento ha determinato perdite per circa 500 milioni di dollari.

Hackers svariati violano i database di giganti finanziari: nel mirino gli archivi che custodiscono, in formato criptato, le password di accesso ai servizi. Le misure di protezione sono messe in atto dopo il rilevamento del danno, ma, generalmente, si chiede agli utenti di reimpostare le password in ottica precauzionale.

FriendFinder Networks, società americana che gestisce piattaforme per incontri online e servizi di social networking, ha subito la violazione di oltre 400 milioni di account. Anche Gmail è stato esposto a un nuovo attacco mirato a sottrarre le credenziali di accesso ai servizi online di Google. Libero recentemente ha riscontrato qualche problema in termini di sicurezza. Poco tempo fa, è stato individuato un hacker che vendeva nel Dark Web le credenziali di accesso relative a 500 milioni di account Yahoo.

Solo per citare alcuni casi assurti agli onori della cronaca, ma la questione esiste ed è una competizione tra assalti e difese, ad ogni innovazione un tentativo di estorsione, nel mezzo noi, navigatori ignari la cui unica raccomandazione è di offrire al web le informazioni strettamente necessarie, verificando in prima persona la conformità e la sicurezza di navigazione.

Federico Mattia Ricci

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