Quando l’autostrada si dissolve nelle curve sinuose dell’Appennino parmense e i cartelli iniziano a sussurrare nomi di borghi dimenticati dal tempo, si comprende che ci si sta avvicinando a qualcosa di diverso. Borgo Val di Taro emerge dal paesaggio montano come un rifugio per anime in cerca di autenticità, e al centro di questo scenario si erge la Trattoria Vecchio Borgo, un luogo dove la gastronomia diventa narrazione del territorio.
Via Cassio 14 è più di un semplice indirizzo: rappresenta un crocevia di sapori e tradizioni che Cristiano Cozzani e Maria Tomiaga hanno saputo custodire e reinventare con quella naturalezza che contraddistingue solo chi vive la propria passione come missione quotidiana. Lei, silenziosa artefice in cucina, trasforma materie prime di montagna in opere d’arte commestibili; lui, padrone di casa dalla simpatia contagiosa, accoglie ogni ospite come se fosse un amico di famiglia atteso da tempo.
L’appartenenza al Parma Quality Restaurants non è casualità, ma riconoscimento di un impegno che va oltre la semplice ristorazione. Il consorzio, nato nel dicembre 2016 con spirito inclusivo e missione ambiziosa, riunisce realtà diverse accomunate da un unico denominatore: il rispetto per il territorio e le sue eccellenze. La prima Città creativa per la Gastronomia UNESCO in Italia ha trovato in questi ristoratori degli ambasciatori naturali, capaci di dialogare con istituzioni e partner istituzionali come il Consorzio del Prosciutto di Parma, del Parmigiano Reggiano, del Culatello di Zibello e dei Vini dei Colli di Parma.
In questa cornice di eccellenza certificata, la proposta culinaria della trattoria si dispiega come un libro aperto sulla cultura gastronomica appenninica. Gli antipasti raccontano storie di territorio: il salame tipico mantovano accompagnato dal guanciale trova nella polenta abbrustolita il suo complemento perfetto, mentre il crostone di pane integrale con lardo di Patanegra, noci e miele crea un ponte tra tradizione locale e influenze iberiche. Il crudo di Parma, accompagnato dai fiori di zucca panati ripieni di mozzarella e acciughe, rappresenta l’equilibrio tra la dolcezza del prosciutto e la sapidità marina.
La creatività di Maria si esprime in preparazioni che sfidano le convenzioni: il fiocco di culatello trova nelle frittelle di mele salate un compagno inaspettato, mentre i rombi di formaggio ricoperti di mandorle con speck dimostrano come l’innovazione possa rispettare la tradizione. La millefoglie di parmigiana con rösti di patate, bufala e basilico è una reinterpretazione moderna che mantiene intatta l’anima italiana del piatto, e il tomino con pancetta croccante celebra la semplicità come forma di perfezione.
Non manca l’omaggio alla tradizione lacustre con il luccio in salsa accompagnato da polenta abbrustolita, dove capperi, cipolla, peperoni, prezzemolo e cetrioli creano una sinfonia di sapori che può trasformarsi in secondo piatto per chi desidera un’esperienza più sostanziosa. L’antipasto della casa rappresenta invece un viaggio completo attraverso le specialità del territorio, un tagliere che racconta la storia gastronomica locale in ogni singolo boccone.
La pasta fresca diventa il momento più intimo dell’esperienza culinaria. Il sorbir d’agnoli, servito nel brodo di carne secondo tradizione o in piatto per chi preferisce una presentazione più moderna, rappresenta l’essenza della cucina emiliana. I tortelli di zucca al burro fuso, grana e salvia sono un classico che qui raggiunge livelli di perfezione tecnica rara, mentre i ravioli ripieni di sugo d’anatra e i triangoli con stracotto d’asino al burro fuso e salvia dimostrano come la cucina di montagna sappia trasformare anche i tagli meno nobili in vere prelibatezze.
I bigoli, sia nella versione con cacio, pepe e olive taggiasche che in quella con le sarde, celebrano l’incontro tra tradizioni venete e sapori meridionali, mentre i maccheroncini con pachino, pancetta e ricotta affumicata nell’olio all’aglio e basilico rappresentano una modernità che non dimentica le radici.
Il capitolo dei risotti merita un discorso a parte. Il risotto alla pilota D.E.C.O., riconosciuto come denominazione comunale, può essere arricchito con puntel di braciola o costine per chi desidera un’esperienza più corposa. Il risotto con le rane e quello con i “Saltarei” – i gamberetti d’acqua dolce anch’essi D.E.C.O. – celebrano la tradizione acquatica del territorio, mentre i risotti mantecati richiedono pazienza e maestria: venti minuti di cottura per un minimo di due porzioni, preparati con la precisione di un orologiaio svizzero.
Il risotto mantecato con asparagi, zafferano e stracciatella rappresenta l’incontro tra la primavera e l’eleganza, mentre quello con cipolla di Tropea e salsiccia dimostra come i sapori del sud possano dialogare armoniosamente con quelli del nord, sempre sotto la regia sapiente del grana e della noce di burro che caratterizzano ogni mantecatura.
Le specialità di carne rivelano una cucina che sa essere sofisticata senza perdere l’anima popolare. La pluma di maialino iberico scaloppata con cipolline agrodolce è un omaggio alla tradizione spagnola reinterpretata con sensibilità italiana, mentre la tagliata di manzo all’aceto balsamico con rucola e scaglie di grana rappresenta un classico della cucina emiliana portato a livelli di eccellenza.
Il filetto di manzo ai pistacchi con salsa alla senape, servito in porzioni generose di circa 250 grammi, dimostra come la cucina possa essere al tempo stesso ricercata e sostanziosa, mentre lo stracotto d’asino con polenta abbrustolita racconta storie di un passato rurale dove nulla veniva sprecato e tutto si trasformava in nutrimento.
La tartare di filetto rappresenta l’interpretazione moderna di un classico internazionale: polpa di manzo cruda tritata e condita con olio, pepe, sale, limone, senape, prezzemolo e olive taggiasche, servita con crostoni di pane integrale e burro, un piatto che richiede materia prima di qualità assoluta e maestria nell’esecuzione.
La griglia completa l’offerta carnea con proposte che spaziano dalla tagliata di petto di pollo con rucola e funghi porcini al filetto di manzo alla griglia, dalle costolette di agnello alla costata di manzo ai ferri di 450 grammi, un’esperienza per veri carnivori. La degustazione di formaggi con mostarda di frutta chiude il percorso principale con un omaggio alla tradizione casearia locale.
I contorni e le insalatone dimostrano come anche le preparazioni apparentemente più semplici possano raggiungere livelli di eccellenza. L’insalatona classica con tonno, scaglie di grana e noci si trasforma in quella primavera con l’aggiunta di petto di pollo alla griglia, mentre la rustica celebra l’incontro tra crudo di Parma, mozzarella di bufala e verdure alla griglia condite con olio al basilico.
Le pizze rappresentano un capitolo a sé, disponibili a cena e anche il mercoledì a pranzo, con proposte che spaziano dai classici intramontabili alle creazioni più innovative. La marinara e la margherita aprono il viaggio in un territorio dove la semplicità regna sovrana, mentre la bufala con mozzarella di bufala e olio al basilico eleva il concetto di pizza a esperienza gourmet.
Le pizze bianche rivelano una creatività che non conosce confini: dalla mantovana con salsiccia dolce e olio all’aglio alla philadelphia e speck, dalla trevigiana con radicchio, mascarpone e crudo di Parma alla vecchio borgo con mozzarella di bufala, melanzane, peperoni, grana e soppressa. Ogni pizza racconta una storia, ogni ingrediente è scelto con cura maniacale.
Le novità con pasta integrale dimostrano come l’attenzione alla salute possa sposarsi con il gusto: la fresca con bufala, rucola, pomodori semisecchi e scaglie di grana a fine cottura, la mare e monti con salmone, gamberetti, spinaci e porcini, la sfiziosa con un trionfo di sapori che include fontina, peperoni, gorgonzola, salamino piccante, grana, origano e speck.
Cristiano, dal canto suo, ha saputo costruire una carta dei vini che rappresenta un viaggio attraverso le eccellenze territoriali e le grandi maison de Champagne, frutto di una ricerca appassionata che considera ogni etichetta come tassello di un mosaico più ampio. La sua selezione non è mai casuale, ma sempre pensata per esaltare i piatti di Maria e offrire agli ospiti un’esperienza completa.
La brigata di giovani che affianca la coppia rappresenta il futuro della gastronomia appenninica: ragazzi cresciuti nel rispetto della tradizione ma aperti all’innovazione, capaci di trasformare paste sfoglie porose in invitanti primi piatti e di interpretare le ricette a base di cacciagione e prodotti di montagna con la maestria di chi ha imparato dai migliori.
La Trattoria Vecchio Borgo non è solo un ristorante, ma un progetto culturale che va oltre la semplice ristorazione. È il luogo dove la montagna parmense racconta sé stessa attraverso i sapori, dove ogni piatto è una lettera d’amore al territorio, dove l’ospitalità diventa forma d’arte e la cucina si trasforma in narrazione di un mondo che resiste alla standardizzazione.
Realtà come questa rappresentano presidio di autenticità, luoghi dove ogni boccone racconta storie di generazioni che hanno saputo trasformare la necessità in arte culinaria. Qui, tra le montagne di Borgo Val di Taro, Cristiano e Maria continuano a scrivere pagine di una storia che profuma di tradizione e sa di futuro.

