Essere studenti fuori sede significa imparare presto a fare i conti con l’assenza. Dell’accento familiare, del profumo del pranzo della domenica, del vociare confuso che rimbomba nelle cucine di casa. Significa abitare stanze provvisorie, frequentare mense affollate, riconoscersi nel silenzio di chi, pur essendo circondato da persone, si sente spesso solo. In una città complessa e vasta come Roma, questa condizione non è un’eccezione, ma la regola silenziosa che accomuna migliaia di giovani, ciascuno con il proprio carico di ambizioni, incertezze, affetti lontani. A pochi metri dalle facoltà più frequentate, in uno dei crocevia più vissuti dagli universitari, ha preso vita un progetto pensato proprio per loro. Non per trattarli da clienti, ma da protagonisti.
Si chiama The Circolino ed è molto più di un locale. È uno spazio pensato da chi ha vissuto esattamente quella condizione, e ha scelto di rispondere non solo con un piatto caldo, ma con un’idea di comunità. Un luogo dove si può pranzare tra una lezione e l’altra, studiare sorseggiando un caffè, scambiarsi due parole con uno sconosciuto che, all’improvviso, ti capisce più di chiunque altro. È una casa aperta a chi ne ha bisogno, senza pretese, ma con una straordinaria consapevolezza: che un pasto condiviso può fare più di molti discorsi.
L’inaugurazione è avvenuta il primo aprile, nel cuore di Piazza Bologna, al civico 8. Una data che, a dispetto della sua leggerezza simbolica, ha segnato con serietà l’inizio di un progetto imprenditoriale e sociale che nasce da un’amicizia autentica e da una visione condivisa. I protagonisti sono due giovani campani, Francesco Cantone e Giusy Pontillo, ventiquattrenni con un presente diviso tra la laurea imminente e la gestione quotidiana di un’attività nata più dal cuore che dal calcolo. La loro è una storia che affonda le radici nella pandemia, quando ancora non si poteva uscire e le giornate erano scandite dalle notizie, dallo studio e dai silenzi. Si conoscono per caso, come spesso accade nelle grandi città, nel palazzo in cui abitano. Iniziano a frequentarsi per un pranzo ogni tanto, e quel pranzo diventa presto un appuntamento fisso, un rito domestico che lenisce la solitudine.
È lì che nasce l’intuizione: se cucinare per uno studente lontano da casa è già un atto d’amore, perché non condividerlo con altri? Nel 2022 aprono “Vita da Fuori Sede”, un canale social che racconta con ironia, tenerezza e realismo la quotidianità degli universitari in trasferta. Il successo è immediato. Il primo video — una pasta e patate girata con semplicità — raccoglie migliaia di visualizzazioni in poche ore. Il motivo va cercato altrove, oltre la ricetta: in quella cremosità che sa di casa, nella provola che fila come un abbraccio, nel messaggio non detto che arriva chiaro a chi guarda: non sei solo.
La comunità cresce. Non è fatta solo di follower, ma di persone reali, che scrivono, commentano, raccontano le loro storie. Giusy e Francesco ascoltano, rispondono, si fanno interpreti di un sentire collettivo. Quando arrivano le prime collaborazioni con aziende del settore alimentare, i due scelgono di procedere con cautela, accettando solo proposte che rispecchino la loro visione. Il progetto non si snatura, anzi si rafforza.
E nel 2024 arriva una nuova svolta: i pranzi della domenica per i fuori sede. Organizzati in diverse città italiane — Milano, Firenze, Roma, Napoli — sono un successo travolgente. Al primo appuntamento si presentano in oltre 250. Il menù è sempre lo stesso: antipasto di prosciutto e mozzarella di bufala campana, pasta e patate con possibilità di bis, babà, acqua e bibite. Il prezzo? 30 euro. Ma più del cibo, è l’atmosfera a fare la differenza: tavolate sociali, nessun posto assegnato, e alla fine del pranzo chi era arrivato solo esce con un nuovo amico.
L’idea di un luogo fisso nasce quasi naturalmente. Un bistrot informale dove poter offrire, ogni giorno, quella stessa sensazione di accoglienza. La proposta viene condivisa con l’agenzia di comunicazione che li affianca, e in pochi mesi il sogno si trasforma in realtà. Con il sostegno di partner selezionati e un investimento personale, nasce The Circolino. Gli arredi sono semplici ma curati, l’ambiente trasmette calore senza mai forzare la mano. È evidente che ogni elemento, dai tavoli alle luci, dalle sedie alla grafica, è stato scelto pensando a chi lo vivrà. Nulla è scenografico, tutto è autentico.
Il locale è strutturato per accogliere diverse modalità di permanenza. Oltre ai tavolini classici e a un grande tavolo sociale, c’è una work station da dodici posti con Wi-Fi gratuito, dove studenti e freelance possono studiare o lavorare in tranquillità. Dalle 12 si servono i piatti forti della casa: pasta e patate, ziti alla genovese, polpette al ragù, affettati e mozzarella di bufala. Nel pomeriggio, spazio a spremute, torte, merende leggere. La sera, invece, il locale si trasforma in luogo d’incontro: taglieri ricchi, fritti, primi piatti e una selezione di proposte semplici ma sostanziose accompagnano gli aperitivi e le cene. Tutto questo a un costo accessibile: con 25 euro si consuma un pasto completo. La cucina, giovane come chi la guida, è composta da uno staff affiatato di dieci collaboratori, tutti tra i 22 e i 27 anni. Una squadra che lavora con entusiasmo, competenza e una cura rara per i dettagli.
Il progetto, per quanto radicato nella dimensione universitaria, è aperto a tutti. Nessuno chiede il numero di matricola. L’intento è quello di creare una nuova forma di socialità, dove non ci si siede a un tavolo solo per mangiare, ma per riconoscersi, per raccontarsi, per sentirsi parte di qualcosa. È forse questo il vero tratto distintivo di The Circolino: non l’offerta gastronomica — pur apprezzabile — ma la visione relazionale che lo sostiene. In una città che spesso corre, questo spazio invita a rallentare. A sedersi. A parlare.
Chi ha vissuto l’esperienza di uno studente fuori sede, sa cosa significhi sentire la mancanza di un luogo in cui tornare. E in fondo, The Circolino è proprio questo: un ritorno. Un ritorno simbolico, un piccolo spazio dove la nostalgia si stempera in una forchettata di pasta, dove la timidezza si scioglie tra due sedie vicine, dove nessuno è davvero solo. È una scommessa sulla bellezza delle relazioni umane, sulla possibilità che un pranzo diventi il punto di partenza di una nuova amicizia.