A Varazze, piccolo borgo marinaro che si affaccia sul tratto più luminoso della Riviera di Ponente, esiste una gelateria che ha trasformato il concetto stesso di dolce freddo in una dichiarazione d’amore per la terra ligure e la sua identità. Il suo nome richiama un verso malinconico e intramontabile di Lucio Battisti: “I Giardini di Marzo”. Ma non c’è nulla di nostalgico, semmai di profondamente evocativo, nella storia e nel lavoro che hanno condotto Marco Venturino – artigiano del freddo, instancabile ricercatore, alchimista di gusti – a ricevere nel 2022 il riconoscimento di miglior gelatiere al mondo secondo il Gelato Festival World Ranking, competizione internazionale che ha valutato oltre cinquemila professionisti del settore lungo undici anni.
Un titolo prestigioso, ottenuto con 246 punti e tre corone, che rappresenta il culmine di un cammino iniziato nel 1996 in modo semplice ma emblematico: con un carrettino refrigerato spinto a mano lungo le strade di Varazze.
All’epoca, Venturino era un giovane con alle spalle la scuola alberghiera e negli occhi la luce viva del mestiere appresa da un anziano operatore del settore. Quella visione, radicata in una concezione nobile e artigianale del gelato, non lo ha mai abbandonato. Al contrario, ha trovato nel tempo nuove forme e nuovi linguaggi, combinando sensibilità tecnica e spirito creativo.
Nel 2001, quel carrettino cede il passo a una bottega vera e propria, in Piazza Dante 28. Nasce ufficialmente la gelateria, che continua a crescere in qualità e riconoscibilità. Nel 2015 si compie una tappa decisiva: il laboratorio viene ristrutturato e trasferito accanto alla sede principale, dotato di macchinari di ultima generazione che garantiscono standard produttivi elevatissimi nel rispetto della tradizione artigianale.
Nel 2018, viene aperto un secondo punto vendita, inizialmente situato sempre a Varazze, in Corso Colombo. Dopo due anni, la scelta strategica di trasferire quella sede a Celle Ligure, in via Ciambrini 16, nasce dalla volontà di offrire un servizio di qualità anche alla clientela del paese vicino, da tempo affezionata e crescente.
La filosofia resta però invariata: offrire un prodotto autentico, accessibile, legato alla stagionalità e all’eccellenza, capace di raccontare, attraverso ogni gusto, il legame profondo con il territorio. Tra i primi capolavori che ne hanno decretato il successo c’è il Liguretto®, un sorbetto semplicemente unico nato nel 2012 come combinazione di limone e basilico. Inizialmente presentato con il nome descrittivo di Limone & Basilico, è stato in seguito ribattezzato per sottolinearne con maggiore forza il legame con la terra d’origine. La
registrazione del marchio ha coronato un percorso di crescita e identità territoriale che ha saputo tradursi in un prodotto distintivo. Preparato con limoni locali e basilico genovese D.O.P., questo gusto ha conquistato il favore del pubblico e dei giurati in numerose competizioni nazionali e internazionali, affermandosi come una sintesi perfetta tra essenzialità, freschezza e sapore autentico. È solo il primo di una serie di intuizioni capaci di trasformare il gelato in un’esperienza narrativa e sensoriale.
Negli anni, ai gusti classici si sono affiancate creazioni che raccontano storie: come Bocca di Rosa, tributo a De André, che mescola cioccolato bianco e acqua di rose del Parco dell’Antola; oppure Oro del Beigua, un gusto dalla forte identità territoriale nato da una collaborazione con l’azienda agricola “La tana degli orsi”, situata alle Faie, frazione di Varazze, ai piedi del secondo monte più alto della Liguria. Insieme si sono studiati diversi abbinamenti fino a trovare la combinazione più armonica e originale: zafferano coltivato localmente, noci e crema all’uovo. Il risultato è un gelato singolare, apprezzato proprio per la sua autenticità e raffinatezza. E ancora: Non è Francesca, con fragole e vino della ditta Innocenzo Turco, e Ape Maya, realizzato con il polline della ditta Gaino di Albisola, sono ulteriori esempi di un approccio che unisce natura, arte e memoria. A queste si aggiungono suggestioni come Passione Equatoriale, Sapore Trentino, Pane, burro e marmellata, Lagaccio – realizzato con i tradizionali biscotti del panificio Giordano – e Colazione da Tiffany, che evocano emozioni, ricordi e paesaggi attraverso accostamenti audaci e poetici.
Ogni sapore si muove tra tradizione e intuizione, tra materia prima e immaginazione. È questo binomio che ha reso celebre la produzione del laboratorio, insieme a un’incessante attenzione alla qualità, all’inclusività (con gusti adatti anche a vegani, celiaci e intolleranti al lattosio) e a una costante evoluzione tecnologica. I gelati alla frutta, preparati senza latte né derivati animali, offrono opzioni gustose e salutari per un pubblico sempre più attento alle proprie scelte alimentari. L’equilibrio tra rigore e sperimentazione trova espressione anche nei ricoperti artigianali – dal fiordilatte con cioccolato fondente al pistacchio con copertura bianca – e nelle torte gelato e semifreddi, che spaziano dal classico tiramisù al sofisticato Tutto Bosco, con lamponi, mirtilli e more. Una linea esclusiva di ghiaccioli e mini dessert completa un’offerta che sa coniugare sapienza tecnica e cura estetica.
Il maestro ligure non si è mai sottratto al confronto. Al contrario, ha partecipato negli anni a numerose manifestazioni e concorsi, trovando in questi appuntamenti occasioni preziose di scambio e affinamento. Nel 2024, è stato inserito nella Hall of Fame del Gelato Festival World Ranking; nel gennaio 2025 ha ricoperto il ruolo di giudice per la selezione iberica del Gelato Festival World Masters, svoltasi durante il SIGEP di Rimini; nello stesso evento ha tenuto dimostrazioni allo stand Carpigiani, contribuendo a divulgare un sapere che è insieme mestiere e cultura.
Tra le sue invenzioni spicca anche il gusto Kiss Kiss, creato in omaggio a Radio Kiss Kiss e presentato nel corso di un’intervista radiofonica nel 2022. Una miscela audace di stracciatella di Bergamo, ricotta di pecora e scaglie di cioccolato aromatizzate all’alga spirulina. Un’ulteriore prova della sua capacità di coniugare arte gelatiera e suggestioni
pop, spirito territoriale e slancio creativo. Venturino ha raccontato pubblicamente i criteri per riconoscere un gelato di qualità, sottolineando l’importanza della naturalezza e della semplicità, a partire dal fiordilatte, da lui definito la “pizza margherita” del gelato.
Il segreto, forse, è proprio in questa fedeltà a una visione: non accontentarsi mai del già fatto, del già noto, ma spingersi un po’ più in là. E, nel farlo, restare coerente con ciò che si è.
Particolarmente significativo è il legame che egli mantiene con la tradizione dei gelatieri zoldani. Un segno concreto di questo legame è la gelatiera a ghiaccio e sale della fine dell’Ottocento, donatagli dal compianto Giorgio De Pellegrin, storico artigiano di Zoldo, che Venturino conserva con grande rispetto. Un oggetto antico che non è soltanto memoria, ma testimonianza viva di un’eredità tecnica e umana che continua a ispirarlo.
Il maestro è sposato e ha una figlia, Carola, che sta ultimando il percorso universitario all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (UNISG), e non ha mai mancato di riconoscere il ruolo fondamentale della sua famiglia e del suo team nel raggiungimento di ogni traguardo. In lui convivono l’umiltà dell’artigiano e l’ambizione dell’innovatore, il rispetto della terra d’origine e la volontà di raccontarla attraverso una materia effimera e potentissima: il gelato.
La sua storia dimostra che esiste ancora spazio per la meraviglia, anche quando nasce da un cucchiaino di fiordilatte. Non servono effetti speciali né soluzioni stravaganti: bastano un’idea limpida, mani competenti e una visione onesta del mestiere. In ogni gusto creato, si coglie la tensione a raccontare qualcosa che vada oltre il palato, toccando la memoria, il paesaggio, l’identità. È questa la vera essenza di un’arte che si rinnova restando fedele a se stessa: un linguaggio delicato ma potentissimo, fatto di sapori, di intuizioni e di tempo ben speso.

