La rivoluzione della pizza artigianale: il fenomeno Berberè

Quando nel 2010 Matteo e Salvatore Aloe aprirono la loro prima pizzeria a Bologna, difficilmente immaginavano che quella piccola scommessa si sarebbe trasformata in una realtà con ventiquattro locali sparsi tra Italia e Regno Unito. Eppure, a distanza di quindici anni, la loro intuizione originale – quella di riportare l’artigianalità al centro della pizza – ha conquistato non solo il palato di migliaia di clienti, ma anche il riconoscimento della critica internazionale.

 

Il nome Berberè, che richiama la miscela di spezie del Corno d’Africa, racconta già molto dell’anima di questo progetto. Come quelle spezie che si fondono creando armonie inaspettate, così l’insegna dei fratelli Aloe è nata dall’incontro di competenze diverse: aziende agricole attente alla sostenibilità, maestri pizzaioli che custodiscono antichi saperi, personale di sala formato secondo una filosofia dell’accoglienza che va oltre il semplice servizio. Non è retorica, ma una visione concreta che si respira entrando in uno qualsiasi dei loro locali.

Ogni mattina, in ciascuna pizzeria, inizia lo stesso rituale. Acqua, farina e lievito madre vivo vengono miscelati con la cura di chi sa che da quel gesto dipende tutto il resto. Il lievito madre, rinfrescato quotidianamente come un tempo facevano le nonne, non è solo un ingrediente: è il simbolo di una filosofia che rifiuta le scorciatoie industriali. Dietro questa apparente semplicità si nascondono anni di ricerca, investimenti in tecnologia, monitoraggi chimici e nutrizionali che garantiscono risultati uniformi in tutti i punti vendita.

Le farine sono semintegrali e biologiche, macinate a pietra per preservare fibre, vitamine e oligoelementi. Il processo di maturazione richiede ventiquattro ore a temperatura controllata – un tempo che l’industria considera antieconomico, ma che qui rappresenta la differenza tra un prodotto industriale e uno artigianale. Il risultato? Una pizza morbida dentro, croccante fuori, servita tagliata in otto spicchi per incoraggiare la condivisione. Un dettaglio che sembra banale, ma che rivela un’attenzione particolare alle dinamiche sociali del mangiare insieme.

La selezione delle materie prime segue criteri che vanno ben oltre la qualità organolettica. Le aziende fornitrici vengono scelte valutando il loro approccio al lavoro, l’uso sostenibile della terra, il rispetto delle tradizioni locali. Tutte le farine e il pomodoro sono certificati biologici, ma questa è solo la superficie. C’è una rete di piccoli e medi produttori che condividono una visione comune dell’agricoltura come presidio territoriale e sociale.

 

Il menu cambia con le stagioni, proposta che oggi sembra ovvia ma che quindici anni fa rappresentava una scelta coraggiosa per una pizzeria. Sedici varietà che spaziano dalle classiche – Margherita e Bufala con mozzarella aggiunta a crudo per preservarne le caratteristiche – fino alle creazioni più innovative come la Crudo e Burrata, dove prosciutto di Norcia, burrata pugliese, rucola, fiordilatte campano e olio all’arancia creano un equilibrio che racconta l’Italia dei sapori autentici.

L’attenzione verso le esigenze alimentari contemporanee emerge dalle proposte vegetali: la pizza Hummus vegana con hummus di ceci, melanzane al forno, pomodori datterini, coriandolo, semi di sesamo e scorza di limone; l’Ortolana vegetariana con zucchine, patate, provola affumicata, pesto di basilico con mandorle e pomodorini confit. Piatti che dimostrano come la creatività possa esprimersi senza tradire l’identità italiana della pizza.

Una trovata geniale sono le cinque salse create appositamente per intingere il cornicione: Salsa verde, Miele alla ‘nduja, Aioli, Pesto di basilico con mandorle e Hummus. Quello che tradizionalmente viene lasciato nel piatto diventa protagonista di un’esperienza gustativa aggiuntiva

 

La carta delle bevande rispecchia la filosofia generale: vini naturali di piccole cantine italiane, la cola Molecola prodotta in Piemonte, cocktail creati con il bar bolognese Ruggine. Ma è la partnership con Brooklyn Brewery a raccontare forse meglio di qualsiasi altra cosa l’approccio dell’azienda. Il famoso birrificio newyorkese ha scelto l’insegna italiana come partner esclusivo per l’Italia, portando birre come la Brooklyn Pilsner e la Brooklyn Lager, ma soprattutto la Stonewall Inn IPA, creata per sostenere l’iniziativa Create Space che promuove spazi sicuri nella cultura della birra artigianale.

Questa collaborazione nasce da affinità valoriali profonde: entrambe le realtà credono nell’artigianalità, nella qualità, nel rispetto delle persone e nella creazione di ambienti di lavoro sicuri. Non si tratta di una semplice fornitura commerciale, ma di un’alleanza tra aziende che condividono una visione del fare impresa.

 

L’aspetto architettonico dei locali merita una riflessione a parte. Ogni pizzeria è progettata rispettando la storia e le caratteristiche dello spazio, creando ambienti contemporanei e colorati ma sempre site-specific. La cucina a vista non è solo una scelta estetica: rende trasparente il processo produttivo, permettendo ai clienti di assistere alla preparazione. I wall painting realizzati da artisti contemporanei trasformano ogni locale in una galleria d’arte accessibile, mentre oggetti di design comunicano la filosofia aziendale senza didascalie eccessive.

 

Il vero segreto del successo, però, risiede nell’approccio alla formazione del personale. Qui non si assumono semplicemente dipendenti: si formano artigiani. Il training avviene sul campo, secondo la tradizione delle antiche botteghe dove si imparava guardando e facendo. Ogni persona segue un percorso di crescita professionale strutturato, in un sistema che si ispira ai grandi restaurant group internazionali ma mantiene un’anima artigianale.

Matteo Aloe si occupa di standardizzare i processi creativi e di formare pizzaioli, mentre Salvatore, forte della sua esperienza nel retail, gestisce l’espansione e gli aspetti commerciali. Una divisione dei ruoli che riflette competenze complementari e che ha permesso di crescere mantenendo la qualità.

Nel 2024 questa filosofia formativa ha trovato la sua massima espressione in “Casa Madre“, il centro di formazione permanente di Bologna. Non è solo un nome evocativo: come il lievito madre richiede cure quotidiane per rimanere vivo, così questo spazio nutre e fa crescere le competenze delle persone. L’intera palazzina di Via Murri ospita non solo aule e cucine didattiche, ma anche la centrale operativa e una pizzeria aperta al pubblico che applica tutti i principi aziendali.

Qui si formano non solo i nuovi assunti, ma anche i veterani attraverso masterclass tenute da professionisti del settore. Un investimento continuo che rappresenta la chiave per mantenere standard qualitativi elevati anche moltiplicando le aperture. Perché espandersi mantenendo l’artigianalità è la sfida più difficile per qualsiasi realtà che voglia crescere senza snaturarsi.

 

L’impegno sociale dell’azienda non è una vernice di marketing, ma una scelta strutturale. Il sostegno a D.i.Re – Donne in rete contro la violenza si concretizza in azioni quotidiane: dai QR code sui cartoni della pizza che rimandano ai centri antiviolenza, alle cartoline distribuite tutto l’anno, fino alla formazione interna del personale per prevenire e riconoscere comportamenti molesti. In collaborazione con la Fondazione Libellula è stata introdotta una policy antiviolenza che va ben oltre gli obblighi normativi.

 

Il riconoscimento più significativo è arrivato nel maggio 2025: la certificazione Safe Space assegnata dalla Stonewall Inn Gives Back Initiative. Prima realtà italiana e tra le prime al mondo a ottenerla, testimonianza di un percorso iniziato con la fondazione stessa del brand. Il linguaggio gender-neutral, i bagni gender-free, l’uso dell’asterisco sullo zerbino, le campagne inclusive per le festività tradizionali: piccoli gesti che costruiscono grandi cambiamenti.

 

La crescita non si ferma. L’apertura nell’aprile 2025 della seconda pizzeria romana a San Lorenzo, all’interno di The Social Hub, porta a ventiquattro il numero totale di locali, con nuove aperture già programmate per il prossimo futuro. La scelta del quartiere non è casuale: San Lorenzo rappresenta quella vitalità multiculturale e giovanile che rispecchia l’anima del brand. Dopo “Casa Madre” a Bologna e la terza sede londinese a Tottenham Court Road nel 2024, l’espansione continua privilegiando le città metropolitane senza perdere lo spirito di pizzeria di quartiere.

 

I numeri parlano chiaro: sesto posto nella classifica mondiale di 50 Top Pizza per le migliori catene artigianali, 3 Spicchi Award di Gambero Rosso, quasi quattrocento dipendenti. Ma dietro le cifre c’è una storia umana che racconta come si possa costruire un’impresa di successo rimanendo fedeli ai propri valori.

La proposta estiva 2025 conferma l’attenzione alla stagionalità con il ritorno della pizza Hummus con melanzane, dell’Ortolana e della Norma in versioni rinnovate. La wine list si arricchisce di piccole cantine che lavorano naturalmente: il Samodia Bianco con note di pesca bianca, il Sangiovese Rosato di Failoni, il Bakari Rosa Confondo rifermentato in bottiglia. Scelte che raccontano un’Italia del vino autentica, lontana dalle logiche industriali.

 

Quando si osserva il percorso di Berberè dalla piccola pizzeria bolognese del 2010 alla realtà internazionale di oggi, emerge un modello imprenditoriale che dimostra come crescita economica, qualità del prodotto e responsabilità sociale possano convivere.

I fratelli Aloe hanno trasformato una semplice intuizione in una filosofia aziendale che mette al centro gusto, qualità e persone. Ogni nuova apertura non è solo un punto vendita aggiuntivo, ma un presidio culturale che diffonde nel mondo una certa idea di pizza italiana: artigianale, sostenibile, inclusiva. Una rivoluzione silenziosa che parte dagli impasti e arriva fino alle politiche del personale, dimostrando che fare bene il proprio lavoro può diventare un modo per cambiare, un pezzo alla volta, il mondo che ci circonda.

 

 

Per scoprire tutte le location e approfondire questa straordinaria storia di imprenditoria italiana: https://www.berberepizza.it/

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