Beniamino Baleotti e il suo tortellino al profumo di Zen. La farina come nitore di vita.

Due uova, un pugno di farina, un mattarello, le domeniche a casa, nonna Clarice, profumi, sensazioni e arcobaleni di ricordi, sono alcune delle chiavi che aprono le porte della vita di Beniamino Baleotti.

Una vita vissuta al sapor di tradizioni della più autentica “bolognesità”, un’arte capace di entrare nel cuore con pennellate goduriose, dove il pennello assume le sembianze di un mattarello, la spianatoia è la tela su cui stendere gli ingredienti e la sfoglia è il risultato finale, emozionante come un’ opera d’arte.

Tirare e dialogare con questa pasta gialla e creare un rapporto simbiotico con essa, al gusto di casa, di genuinità e autenticità, significa per lui tendere sempre alla perfezione, ricordando gli insegnamenti ricevuti sia dalla nonna che da mamma Laura e papà Bruno, uomo con un passato da atleta di karate e nel presente esperto di yoga e discipline orientali.

Tutto questo ha portato oggi Beniamino, il Re della Sfoglia, a dare natali e la giusta dimora alla sua pasta, con l’agriturismo “Le Ginestre”, realtà esistente da 25 anni e che lo vede da 5 anni protagonista, con indosso la sua divisa e con sottobraccio il suo famoso mattarello, compagno di lavoro e di vita. Una vita fatta anche di intrecci culinari arditi, come quelli della madre, tirolese capace di far sposare la cucina bolzanina con quella bolognese, ed incontri carichi di storia, come quelli col Giappone e la sua tradizione gastronomica millenaria: è lì che il nostro artista della pasta, pluripremiato Sfoglino d’Oro, si vede tra qualche anno, ambasciatore di una tradizione che sente scorrergli nelle vene fin da quando, nella cucina della nonna era avvolto dal profumo delle uova, che si tuffavano nella farina.

 

Una cucina, quella di Beniamino, che guarda al passato e strizza l’occhio al futuro, una cucina fatta di piccoli ingredienti, di tocchi riconoscibili, di mani laboriose e soprattutto di cuore, un cuore che batte come quando era bambino e si inebriava a sentire certi profumi e fragranze e che oggi ha infuso nel suo Agriturismo. Adagiato sulle colline bolognesi, a 15 km dal capoluogo, nel paese di Pianoro, quest’oasi di  delizia per i palati è anche il laboratorio in cui Beniamino tiene i corsi e da cui desidera cominciare a sfornare nuovi “Sfoglini d’oro” con cui divulgare la cultura della pasta fresca e dei veri piatti della tradizione. Tantissime le prelibatezze da assaporare già solo con la vista: dalle tagliatelle al ragù, alle lasagne (anche rivisitate, farcite con radicchio, speck croccante, gorgonzola e mandorle), ai secondi di carne fino ai dolci più semplici e goduriosi, ma sempre rigorosamente ancorati alla tradizione, come la Tenerina, a base di cioccolato e la Pinza, un involucro di pasta frolla con mostarda di mele cotogne.

Ogni piatto è un richiamo alla sua Terra e alla sua anima, che poi alla fine viaggiano all’unisono nella ricerca del buono, del riconoscibile, del vero e nello stesso tempo di qualcosa che, come una sfoglia, sia morbido e accarezzabile con il palato e con la mente.

Nella vita di Beniamino la morbidezza si legge nel suo Agriturismo pronto ad accogliere anche in 8 camere qualsiasi cliente italiano e straniero, la si legge nel suo volume “Il Re della Sfoglia”, edito da Pendagron, la si incontra nella sua rubrica all’interno della  trasmissione “Detto fatto”,  condotta ora da Bianca Guaccero in precedenza da Caterina Balivo,  e si ritrova sempre nel suo essere Beniamino, un ragazzo scherzoso e gioviale, che vede nella sua cucina la sua essenza di vita  e nella sfoglia la matita del suo creare.

La sfoglia ora è stesa,  sempre seguendo le indicazioni della sua amata nonna, ma è solo un telo lungo su cui scrivere molto, su cui investire tutto se stesso, e su cui gettare ancora tanta, tanta farina.

 

 

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