Angelo Gravino una vita per la cucina

Essere Chef è un lavoro duro, fatto di regole ben precise e di una ferrea disciplina, ma se si possiede creatività e passione verso l’attività del cucinare diventa la professione più bella del mondo.

Angelo Gravino con il suo sorriso aperto e gentile ci trasmette proprio tutto questo suo amore per quello che per lui, piuttosto che un lavoro, è più una vera e propria scelta di vita

Nato in provincia di Caserta nel 1971, in oltre venti anni di carriera ha lavorato in alcuni dei migliori locali e ristoranti stellati italiani: Quattro Passi di Nerano (2 stelle Michelin), Oasis di Vallesaccarda (1 stella Michelin) e Rigoletto di Reggiolo (attualmente chiuso ma all’epoca 2 stelle Michelin) nonché alla Pasticceria La Caramella di Bologna. Oggi è chef da Michelasso a Napoli, un ristorante dove la tradizione incontra la voglia di sperimentare e di sorprendere.

Gravino ha appreso le basi della sua arte alla Locanda Giulio Cesare di Pompei. Ma si è ispirato soprattutto a Gianni D’Amato (ex-Rigoletto, pluristellato con due stelle Michelin), da cui ha ereditato le tecniche di percezione del gusto e la sperimentazione della cultura del sotto vuoto e delle basse temperature.

La passione per i dessert e per i dolci nasce, invece, dalla vicinanza con Gino Fabbri, attuale Presidente AMPI (Accademia

Maestri Pasticceri Italiani) e con i fondatori della Pasticceria Gabbiano di Pompei.

“Cucinare per me è una scelta di vita. E lo faccio basandomi su un connubio tra tecniche moderne e tradizionali. Bisogna inoltre essere sensibili e aperti a qualsiasi cosa di nuovo o di bello che possa ispirare un piatto. Considero la cucina come pura arte. Mi sento come davanti ad un foglio bianco ogni singolo giorno.”

È indubbio che i suoi piatti traggano ispirazione dall’arte e dall’ambiente che ha intorno e che in essi è facile percepire un’interminabile ricerca del gusto e una profonda passione.

Una passione che ha origini lontane e casalinghe: è tra i fornelli di casa che, osservando e ascoltando la mamma e la nonna, ha imparato come preparare i legumi, le conserve di pomodori, le marmellate e le confetture. A questo ha aggiunto la sua naturale propensione per l’arte e i tratti della sua personalità.

Ogni chef propone sé stesso nelle ricette e carattere a quello che fa, a quello che crea, col proprio istinto e il proprio temperamento. Se pensiamo agli artisti, per esempio, vediamo quanto siano riconoscibili per esempio in quello che dipingono o nella musica che suonano. È trovare un proprio stile. E poi ci vuole la cura del dettaglio.

Per Angelo cucina e arte sono diventate un binomio e un amalgama prezioso e imprescindibile. Il lato estetico è fondamentale per ogni suo piatto. Un certo modo di impiattare serve a soddisfare la vista, oltre al gusto.

Dopo anni passati dietro i fornelli è facile aver acquisito l’esperienza tale da poter fronteggiare ricette complesse, ma quel piccolo tocco di fantasia permette di cucinare anche i piatti più innovativi e ricercati.

Un incontro mai banale o scontato, sempre alla scoperta di sapori che emozionano e che ampliano il proprio orizzonte del gusto.

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