Via alle consultazioni: verso un governo giallorosso?

Le dimissioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno infine concretizzato quel cataclisma istituzionale che ci si attendeva negli ultimi giorni – con esito quasi certo, peraltro, dal momento che sarebbe stato arduo ritenere che il governo dimissionario sarebbe davvero esistito fino alla tappa finanziaria e letale prevista per settembre.

Ciò che accadrà da qui in poi è materiale da scommesse: le consultazioni sono aperte e, nelle ultime quarantott’ore, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ascoltato le ragioni delle varie delegazioni di partito. Cosa Mattarella abbia ora in mente, se procedere a nominare un nuovo esecutivo o restituire il mandato alla voce delle urne, non è dato sapere.

È, invece, dato conoscere le probabilità sempre maggiori di un esecutivo “giallorosso”, come è stato definito: non si tratterebbe di una tecnocrazia guidata dal cda dell’AS Roma – ma, per certi versi, la realtà risulterebbe ancora più incredibile. Anche solo prima dell’estate, infatti, chi avrebbe potuto credere all’eventualità che entro settembre si installasse un governo di coalizione tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle?

Eppure, nonostante qualche frangia del Pd cerchi di rifuggire il moto centripeto che attrae il partito verso il governo più impopolare della storia – tanto per i possibili alleati, che per le misure che dovrà adottare – i tempi sembrano maturi per questo grande passo. Il segretario dem Nicola Zingaretti ha sì posto “cinque punti” che il M5S dovrà rispettare per poter pensare a un governo congiunto, ma questi appaiono come definizioni il più generiche e meno programmatiche possibile, basate più sul normalissimo rispetto dei valori istituzionali che non sull’ideologia. Segno, questo, che probabilmente la volontà di fare questo esecutivo c’è – o, forse, che ci si aspetti infine un “no” grillino e che non si voglia passare per chi ha chiuso ogni porta.

Se le autonomie si sono dette favorevoli al governo giallorosso, da destra, ovviamente, c’è un netto “no”: Berlusconi, Salvini e Meloni si trovano nuovamente a condividere i loro naturali interessi, cercando l’ipotesi di un instabile governo di centrodestra o – preferibilmente – le elezioni anticipate. Difficile dire se Berlusconi possa beneficiare in termini di consensi dal voto, come è più probabile per i suoi due omologhi, ma la destra unita non avrebbe al momento i numeri per arrivare a Natale.

Di tutta questa vicenda, il pentito d’eccellenza è certamente Matteo Salvini, che ha decisamente sbagliato la propria mossa – forse arrivando a sopravvalutare se stesso – e, adesso, si trova nella condizione di dover corteggiare di nuovo i Cinque Stelle, circondati da nuovi e insoliti ammiratori. Compromesso già di suo complicato sul piano dell’immagine, vista la figura di “duro e puro” che Salvini si è voluto costruire nel corso dell’ultimo anno al governo. Difficile sapere quanto, per la Lega, ci sia di salvabile a livello di influenza quanto di consensi.

E i Cinque Stelle? La palla, come già è stato, è nelle mani di Di Maio e soci, che restano il primo partito in Parlamento. Probabilmente il M5S non beneficerebbe dal voto anticipato, anche se il recente capitombolo di Salvini potrebbe riportare qualche voto a Casaleggio e Meloni nonostante lo stellare 40% leghista pronosticato fino a qualche giorno fa. Solo le dichiarazioni dei prossimi giorni potranno dare un quadro più chiaro e completo della situazione.

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares