Sardegna: il crollo dei Cinque Stelle e le personalità multiple di Salvini

Dopo l’Abruzzo è il turno della Sardegna: pur non costituendo sorpresa per i più attenti, la supremazia del centro-destra in terra isolana è pur sempre un tonfo che fa rumore, come e più dei precedenti, tanto per il centro-sinistra che per il Movimento 5 Stelle. E dire che proprio i grillini vedevano nella Sardegna una roccaforte ormai “storica”, tanto da toccare la vetta del 42,5% alle scorse elezioni politiche.

Ma la Sardegna, oggi, è quella dei pastori in rivolta e del latte versato per le strade statali, una regione e un’isola mai capace di perdere il carattere “duro”, poco propenso ai compromessi. E forse è qui che va ricercata la ragione della sconfitta pentastellata: il partito di Casaleggio e associati, con il voto della settimana scorsa su Rousseau, non ha fatto proprio la migliore delle figure rispetto ai cavalli di battaglia da sempre propagandati, quelli dell’onestà e dell’uguaglianza tipica dell’outsider. Tanto che ora, dal basso del Movimento, arrivano stoccate che mettono in dubbio la leadership di Di Maio.

Paradossalmente, la figura del vincitore l’ha fatta – ancora una volta – Matteo Salvini, non perché sia un outsider (e decisamente non lo è) ma, come sempre, per un calcolo politico freddo e precisissimo. In fase di formazione del governo, la scelta migliore per la Lega è stata allearsi con i Cinque Stelle, i quali si sono poi rivelati ignavi e sottomessi come ci si sarebbe potuto attendere. In Abruzzo è stato il turno di Giorgia Meloni, mentre in Sardegna ecco comparire addirittura un redivivo Silvio Berlusconi al fianco di Christian Solinas – che si proietta verso il governatorato con il 47% – e, appunto, Salvini.

La personalità multipla di Salvini non dovrebbe costituire una sorpresa: sebbene nell’ultimo lustro l’immagine data alla Lega sia quella del populismo, della forza dirompente che da fuori distrugge l’establishment, la tendenza agli inciuci per rimanere sulla cresta dell’onda è quanto di più classico ci sia, fortemente radicata nella natura del partito ex federalista ed ex nordista. E sta funzionando come e forse meglio che in passato, in particolar modo perché in molti oggi non vedono – o fanno finta di non vedere – le somiglianze tra un qualsiasi partito della Prima o della Seconda repubblica e la Lega Nord.

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