Non sarà una card a eliminare la povertà

Si sa che gli ideali sono belli, e che di buoni propositi è lastricata la via dell’Inferno – come recita un vecchio adagio popolare – ma è sui freddi numeri che si deve ragionare, e la matematica non è un’opinione, su cui si può discutere a lungo.

E leggendo i numeri possiamo già trarre qualche prima conclusione sul tanto sbandierato provvedimento del reddito di cittadinanza così fortemente voluto dai 5Stelle.

Numeri alla mano – dati ufficiali dell’Istat – a oggi sono giunte solo 806mila domande; di queste sono 177mila le domande respinte, perché prive dei requisiti minimi per l’accettazione, mentre circa 125mila necessitano ancora di un ulteriore, più approfondito, vaglio da parte dell’ente previdenziale; di conseguenza le domande, a oggi, approvate, sono circa 487mila.

Numeri bassini questi, rispetto ai roboanti proclami iniziali dei pentastellati.

D’altra parte, secondo i più recenti studi statistici, in Italia sono circa 1 milione e 778mila le famiglie che vivono in povertà assoluta; e al loro interno, vivono 5 milioni e 58 mila individui che non hanno diritto a una vita minima dignitosa (stiamo parlando dell’8,4% della popolazione nazionale).

Ora è facile farsi due calcoli: se 5 milioni e rotti di cittadini vivono nella povertà assoluta, le 487mila domande approvate non rispondono neanche alla minima parte della platea a cui si rivolgeva il provvedimento stesso. Perché, ci sarebbe da chiedere?

Calcoli sbagliati, leggi sbagliate oppure c’è dell’altro?

Innanzitutto confrontando i dati, possiamo dire che il fantomatico reddito di cittadinanza è stato chiesto, più o meno, da chi già aveva usufruito del Rei (il reddito d’inclusione voluto dal Pd); nel 2018 erano 462mila le domande Rei accolte, nel 2019 sono circa 487mila le domande di reddito di cittadinanza accolte. I numeri non mentono.

Eppure le differenze tra i due provvedimenti sono sostanziali: rispetto al Rei quello di cittadinanza garantisce un importo più generoso (296 euro al mese è in media ciò che hanno percepito le famiglie con il Rei, 520 euro è la media calcolata con il reddito di cittadinanza, ma può anche salire di molto); il Rei sostanzialmente, si basava sul nucleo familiare ed era concepito come un sostegno per le famiglie più povere, mentre il reddito di cittadinanza fa leva sui redditi dell’individuo, per cui chi vive da solo ha maggiori vantaggi rispetto a chi vive in uno stato di famiglia (dove si cumulano i propri redditi personali).

Inoltre il reddito voluto dai grillini nasce con l’intento di dare sì, un sostegno alla persona in difficoltà, ma di offrirgli pure dei vantaggi, cercandogli un lavoro.

Quindi c’è uno Stato che con una mano ti dona dei soldi perché tu possa affrontare meglio la propria vita, mentre con l’altra mano ti indica un lavoro sicuro affinché tu non abbia più bisogno di chiedere aiuto.

E il popolo poveraccio che fa? Invece di cogliere al volo tale opportunità, rifiuta?

No, mica è così ingrato, ma è furbo più di chi ha eletto in parlamento, e fiuta l’inganno. Tant’è che dati alla mano, le maggiori richieste sono piovute dal Nord d’Italia mica dal Sud, e soprattutto, in media, sono maggiori le domande di cittadini stranieri, residenti in Italia, piuttosto che le domande fatte dagli italiani stessi.

Cos’è? All’improvviso non c’è più la povertà, il bisogno, l’urgenza di tirare avanti con fatica, di sbarcare il lunario, di mantenere una famiglia facendo i salti mortali perché i soldi non bastano?

No! Più semplicemente, l’italiano medio ha capito che il reddito raccontato durante la campagna elettorale (grazie al quale il M5S ha preso una vagonata di voti, soprattutto al Sud) è ben differente da quello poi, partorito dal parlamento.

Infatti, la legge è talmente arzigogolata e complessa, con una miriade di paletti e vincoli, per cui è difficile rientrarci anche se non hai quasi nulla da mangiare. Tant’è che sono più agevolati gli individui che non hanno reddito ma vivono da soli, piuttosto che gli stessi nuclei familiari.

Poi c’è il lavoro promesso, che è tutto ipotetico. Infatti, l’italiano medio non vuole la carità statale quanto piuttosto, la dignità di un’occasione reale per migliorare la propria vita.

Ora, la legge partorita afferma che chi accetterà il Rdc (reddito di cittadinanza), riceverà nei 18 mesi che percepirà l’assegno mensile, 3 offerte di lavoro, potendone rifiutare al massimo due.

E calcolando che la prima offerta ricadrà nel luogo in cui si vive, la seconda, più o meno, all’interno della propria regione di residenza, mentre la terza su tutto il territorio nazionale, va da se che chi non prende al volo la prima proposta che gli verrà fatta, rischia pure di doversi trasferire.

Per chi farà la suddetta richiesta di Rdc, avrà a sua disposizione un tutor (il navigator) che lo seguirà passo dopo passo, nella scelta dell’opportunità lavorativa. Peccato che i navigator a oggi ancora non ci sono, il loro bando si dovrebbe svolgere nel mese di maggio, ma non si è ancora capito se questi sono assunti a tempo determinato o meno (e da ciò dipende il numero dei partecipanti stessi che coglieranno tale opportunità). Ciò che si sa è che lavoreranno nei centri per l’impiego (quindi a carico delle singole Regioni), che andranno pure ammodernati per rispondere meglio alle nuove esigenze (ma tale progetto è però, spalmato sui prossimi tre anni).

Quindi chi otterrà una card dallo Stato oggi, sa che avrà dei soldi a disposizione per sostenersi, nei prossimi 18 mesi, che avrà forse un lavoro, e che forse avrà al suo fianco un tutor che lo aiuterà nella ricerca lavorativa, il tutto dentro il mondo dei centri per l’impiego che sono già obsoleti, vecchi e non più aderenti alle nuove esigenze del mondo del lavoro.

Basta ciò per scoraggiare i molti che con fiducia aspettavano tale sussidio. Troppe incertezze e poche sicurezze per dire di sì, e chiedere la card gialla del Rdc.

Beh, però chi ha bisogno veramente e disperatamente di un aiuto, la farà lo stesso la domanda? Certo che sì! E visto che aprile sta finendo, e a maggio iniziano a erogarlo, ecco che sono pure arrivati i tanto attesi messaggini che invitavano i fortunati, a cui avevano accolto la propria domanda, a recarsi alla Posta per ritirare la card gialla.

E li hanno informati pure del compenso che riceveranno.

Ovviamente saranno pochissimi quelli che riceveranno i 780€ promessi in campagna elettorale, così come saranno pochissimi quelli che riceveranno almeno i 500€, promessi nel Decretone approvato in parlamento. Piuttosto la media oscillerà tra i 300€ e i 400€, che è una vera e propria indecenza, guardando i buoni propositi iniziali, e le alte aspettative promesse.

Addirittura ci sono casi in cui il reddito di cittadinanza sarà di sole 40€ mensili, che riceverà, ad esempio, una ragazza madre disoccupata, oppure di 104€ mensili, che riceverà invece, un’altra ragazza madre, con 3 minori a carico e senza lavoro.

Com’è possibile? Perché l’importo spettante lo stabilisce l’INPS, caso per caso, detraendo dalla soglia iniziale tutti gli sgravi fiscali di cui si gode già, e tutti i sussidi già percepiti, per giungere

così a cifre molto più che ridicole. Cifre che non aiutano minimamente le vere persone povere a risollevare le proprie condizioni.

Perché con il Rdc che si riceverà si potrà pagare l’affitto, oppure la rata del mutuo (se è la prima casa), farci la spesa (ma niente contanti!), pagarci le bollette, fare degli acquisti primari, e comunque tutto deve essere speso entro il mese stesso, nulla può essere accantonato, tant’è che i soldi non spesi verranno ripresi dallo Stato stesso.

È ovvio che con cifre così basse, lontane anni luce dai 780 euro promessi, è difficile pure parlare di dignità della persona, figurarsi campare!

Ed è per questo che l’italiano furbo, fiutando la fregatura, ha rinunciato a fare tale richiesta. Tanto se si deve arrangiare per tirare avanti, lo può fare già da sé, senza le mani dello Stato!

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