“L’Italia secondo Boldrin, tra fannulloni e manovre “folli”

Anche dagli Stati Uniti, dove ora insegna, Michele Boldrin continua a interessarsi della politica nostrana: il professore ed economista, in occasione di un suo intervento a un convegno presso l’università “Ca’Foscari” di Venezia, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai cronisti di “theWise Magazine” che saranno destinate a far discutere. Secondo l’ex membro di FARE – Per fermare il Declino la manovra finanziaria del Governo Conte è “ridicola […], fatta solo di annunci e non di provvedimenti concreti.” A detta di Boldrin “l’intero DEF manifesta una certa tendenza a mentire e una ignoranza tremenda della materia, oltre a una forte confusione… non hanno idea di come si governi!”.

Duro anche il giudizio su Salvini, definito un individuo “dedito solo a spandere odio contro gli immigrati e gli altri Paesi europei, mentre partecipa a feste e festicciole”, e sugli esponenti del M5s, a suo dire “degli scappati di casa che non sanno né leggere né scrivere e si sono trovati a fare i Ministri della Repubblica”; anche il centro-destra non sfugge alla sua critica: “A me pare che il progetto di Salvini sia un progetto eversivo “all’italiana”, volto a farlo diventare il capo del Centro-Destra tirandosi dietro quel satrapo mal invecchiato [Berlusconi, n.d.r] a cui non importa nulla se l’Italia diventa un Paese di razzisti che danno la caccia ai neri, tanto pensa solo ai suoi affari!”.

Nonostante secondo Boldrin il quadro nazionale sia drammatico, si mostra scettico riguardo l’esistenza di una minaccia populista: “in Spagna non esiste, la Le Pen è stata distrutta in Francia, la AfD ha metà dei voti dei Verdi in Baviera, quindi questo fenomeno che lei definisce “populista” è in realtà un fenomeno tutto italiano! In alcuni altri Paesi esiste una crescita di partiti “nazionalisti”, partiti anti-italiani che crescono perché in quei Paesi non hanno nessuna intenzione di pagare il debito italiano e greco (ma prevalentemente si parla del debito italiano, perché è nettamente maggiore). Basterebbe leggere cosa scrivono i giornali di quei Paesi (Germania, Polonia, Austria e tanti altri) per capirlo: non c’è un rischio di deriva populista in Europa, quanto piuttosto il pericolo di una disintegrazione nazionalista”. L’unica e flebile speranza per l’economista è che la classe borghese guidi in una “profonda rivoluzione socio-culturale”, a suo giudizio però troppo difficile sia a causa della pavidità degli intellettuali sia a causa dell’emorragia di laureati italiani verso l’estero.

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