Le nuove pagelle politiche dopo i ballottaggi di domenica, fotografano il terremoto politico nato nelle urne elettorali

Ad urne chiuse, e a ballottaggi amministrativi conclusi, la realtà politica italiana fotografa un vero terremoto politico: le regioni rosse si sono nel tempo sbiadite, le roccaforti della sinistra sono terra di conquista di un centrodestra a trazione leghista, il M5S, al sud sta riuscendo, pian piano, ad occupare gli spazi della vecchia, cara DC, occupati abusivamente, dal PD negli anni dopo il suo crollo, mentre c’è ancora un rigurgito del passato, che di tanto in tanto emerge con stupore.
Proviamo allora a raccontare questa nuova fase politica attraverso le irriverenti pagelle politiche, che faranno sorridere, riflettere, comprendere, ma attenzione, sono solo un gioco…la politica è cosa ben più seria!

Centrodestra, Lega, 10. Conquistare Massa, Pisa, Siena, Terni e Sondrio, roccaforti della sinistra, al ballottaggio, e Catania già al primo turno, è sintomo di un cambiamento epocale. Il nuovo vento politico sta mutando ogni certezza già acquisita. Inarrestabili.

Persiani, Conti, De Mossi, 9. Normalmente chi si candidava a Massa, a Pisa e a Siena, senza le insegne della sinistra, faceva semplicemente presenza. Coraggiosi, hanno affrontato la nuova sfida, rincorrendo l’avversario, con idee chiare e semplici, senza cercare di imbarcare chiunque nella battaglia, e la loro coerenza è stata apprezzata dai cittadini. Utopisti vincenti.

Latini, 9. Si è candidato con il centrodestra a Terni, città roccaforte di sinistra, città delle Acciaierie, contro un grillino ed un candidato di sinistra, ex iscritto al PCI ed ex dirigente sindacale, e si ritrova al ballottaggio contro il pentastellato De Luca, che strapazza al ballottaggio, conquistando così, lo scranno da sindaco. Invincibile.

Scajola, 9. Era partito da Imperia, come sindaco, per lanciarsi poi, nella politica nazionale, al fianco di Berlusconi, sotto le insegne di Forza Italia. È stato più volte, pure, ministro, poi i guai giudiziari, e la lenta discesa. Ma non si è arreso all’oblio, e ha riprovato a riprendersi il palcoscenico, partendo di nuovo dalla sua Imperia. Questa volta contro il centrodestra, contro Toti, contro i suoi vecchi amici, e contro i suoi parenti, che sono già seduti in regione, e ha vinto, questa sua sfida, certamente, questa volta, non a sua insaputa! Vittoria d’imperio.

Cateno De Luca, 9. Uomo potente politicamente nella sua Sicilia, aveva vinto un seggio alla regione con l’UDC, ma due giorni dopo l’elezione ci fu l’arresto che fa scandalo. Scaricato da tutti, prosciolto da ogni accusa, si è preso la sua rivincita, candidandosi nella sua Messina, contro tutto e tutti, e con le unghie e con i denti, ha strappato un posto al ballottaggio contro lo sfidante del centrodestra. E, alla fine, ha vinto. Scatenato.

M5S, 7. A questi ballottaggi dovevano essere semplici spettatori, e, invece, qualche soddisfazione se la sono tolta. Perdono Ragusa, il loro primo comune siciliano amministrato, ma conquistano Avellino, partendo già da sconfitti; non fermano il trionfo del centrodestra a Terni, ma strappano la rossa Imola al centrosinistra. Resistenti.

Ciampi, 7. Il grillino si ritrova al ballottaggio contro il sindaco uscente, di centrosinistra, da outsider già dato per sconfitto, e invece, all’ultima curva ottiene una vittoria insperata. Certo amministrare Avellino senza una maggioranza solida, qualche grattacapo glielo creerà, ma la soddisfazione di essere riuscito nell’impresa è troppo grande. Testardo vittorioso.

Mancinelli, 7. Mentre il suo PD crolla ovunque, lei resiste, si difende e conquista la riconferma a sindaco di Ancona. Nota lieta, tra le poche, per il centrosinistra, in questa tornata elettorale. Barricadera.

Valentini, Pizza, Bianco, 5. Tre sindaci uscenti, rispettivamente di Siena, di Avellino, di Catania, tre sindaci di centrosinistra, tre sindaci dati per favoriti, tre simboli della debacle politica del PD in questo turno amministrativo. Perdono voti, fiducia e poltrona, e devono ancora capire il perché della disfatta. Delusi.

PD, 3. Perdere tutte e tre le città in Toscana, Sondrio in Lombardia, Terni in Umbria, Imola in Emilia Romagna, Avellino in Campania, tutte roccaforti, una volta considerate sicure, e, di contro mantenere Teramo, Ancona e conquistare Brindisi. Troppo forte lo schiaffo elettorale per non iniziare una vera riflessione politica nel partito, che vada oltre Renzi, oltre i dirigenti nazionali, oltre la redde rationem, per riconquistare così, la base perduta. Sconfitta bruciante.

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