La manovra di bilancio italiana che non piace proprio all’Europa… vista così la situazione, good luck, Italia!

La cena di ieri sera al palazzo Berlaymont tra Juncker, Moscovici e Dombrovskis da una parte e Conte e Tria, dall’altra, è servita quantomeno a distendere gli animi, ma non ha sortito grandi effetti nel breve-medio termine. L’ascia di guerra al momento è stata seppellita, ma le posizioni sono ancora ben lontane per imbastire una vera trattativa.

Alla Ue questa manovra proprio non piace, e qualche ragione ce l’ha pure. I saldi di bilancio fanno venir paura, lo sforamento pure, se calcoliamo anche la montagna di debito che ci trasciniamo appresso. La manovra varata da governo giallo-verde non prevede infatti, alcun rilancio dell’economia, perché lì non ci sono soldi né per gli investimenti né per le imprese (e si sa, sono le imprese a muovere l’economia e a creare occupazione). C’è una mezza riforma della legge Fornero, con la tanto desiderata quota cento, voluta dai leghisti (e non è mica così scontato che più pensionati significherà più posti di lavoro liberi per abbassare il nostro allarmante tasso di disoccupazione); c’è il reddito di cittadinanza tanto caro ai grillini (ma la platea beneficiaria è comunque ristretta, e dare un contributo ai cittadini più poveri è solo un palliativo che né rilancia i consumi né crea nuovi posti di lavoro), ma non c’è altro di sostanzioso.

E, soprattutto, come l’Italia pagherà poi queste nuove spese? Con un nuovo deficit, visto che il condono fiscale è solo un abbozzo insufficiente a reperire nuove entrate, mentre la flat tax – o meglio, la rimodulazione delle aliquote, perché di ciò si tratta – non darà benefici ad una vasta platea di contribuenti, ma, di contro, ridurrà pure le entrate del gettito fiscale.

È innegabile che tale manovra sia solo la soddisfazione di tanti contentini elettorali, ma non ha né capo né coda, non sa dove andare a parare, non ha una visione d’insieme, non ha progettualità, e sta su, legata solo con lo scotch!

Per questo l’Europa è preoccupata, se non allarmata.

È come se uno di noi, oberato da debiti, continuasse a chiedere soldi – facendo nuovi debiti – semplicemente per sostenere la spesa corrente, garantendo che prima o poi pagherà tutto, promesso! Se non è un pazzo, poco ci manca, e difficilmente una banca rischierebbe di concedergli altro prestito senza capire benr come rientrerà dello stesso.

Ecco il nostro governo sta dicendo al mondo dei mercati che vuole nuovi prestiti per affrontare nuove spese, promettendo che prima o poi rientrerà del debito – senza dire ovviamente come – e chiede all’Europa maggiore fiducia, perché hanno semplicemente promesso di rientrare nei parametri stabiliti… prima o poi…

E se questa non è follia, poco ci manca! In economia, come in matematica, 1 più 1 dà sempre due, non muta a seconda del colore politico. Se l’Italia avesse chiesto la concessione di un maggiore debito, per fare interventi massicci nell’economia reale, cioè negli investimenti infrastrutturali, negli sgravi aziendali per chi assume a tempo determinato/indeterminato, nello snellimento delle complesse procedure burocratiche, e tutto ciò per un periodo medio-lungo (3 – 5 anni), forse una ragione d’accordo la si poteva pure trovare; ma così, dare soldi a babbo morto, derogare a tutte le regole scritte in sede europea per un capriccio politico, ha veramente poco senso.

Il detto ‘chi ha avuto, ha avuto, scurdámmoce ‘o ppassato, simmo ‘e Napule paisá!’ sembra che in Europa non lo apprezzino poi molto. E Juncker ieri sera, a cena lo ha ribadito chiaramente al premier Conte. Questa manovra non s’ha da fare, la dovete cambiare!

Altro che letterina di Babbo Natale su cui ha scherzato Salvini, qui rischiamo di andare a sbattere contro un muro, facendoci pure molto male.

Juncker ha ribadito ciò che hanno detto già i mercati: le previsioni di crescita sono troppo ottimistiche e poco realistiche, per cui vanno riviste a ribasso; e così facendo, tutta la manovra non sta più in piedi (se lo fosse mai stata, comunque!).

Ma il governo sembra non voler mollare, al massimo promettono una maggiore spending review (parola magica troppo spesso utilizzata ma che non ha mai dato risultati confortanti, con nessun governo), cioè un maggiore taglio delle spese, e una dismissione degli asset strategici (cioè vendiamo l’argenteria di casa, o meglio, quel po’ che ci è rimasta!).

Un po’ poco per far digerire questa astrusa manovra ai mercati. E se vogliamo considerarli dei nemici, se lo spread è la clava con cui ci minacciano, non dimentichiamoci che sono i mercati a prestarci i soldi, acquistando i nostri titoli di debito, e vorrebbero esser pure certi di rientrarci di questo investimento, mica loro regalano soldi!

Se le cose proseguiranno secondo la volontà del nostro governo grillo-leghista, succederà che i mercati dovranno per forza alzare i tassi d’interesse, sul prestito, e quindi il governo dovrà regalare più soldi a loro che immetterli, invece, nell’economia reale.

In pratica, tornando all’esempio di prima, è come se la banca ci concedesse un prestito sulla fiducia, aumentandoci però, il tasso d’interesse; è inevitabile che gran parte dei soldi ottenuti saranno poi utilizzati per pagare le rate più alte piuttosto che per i nostri progetti di spesa.

Questo guardando i mercati. Scrutando l’Europa, la situazione è di certo peggio. Perché l’Italia chiede una deroga ai trattati, senza discuterne i termini con nessuno, ma lo fa semplicemente in modo arbitrario. E tutti gli altri Paesi membri resteranno a guardare passivamente oppure apriranno una procedura d’infrazione, multando l’Italia stessa? La seconda ipotesi è quella più plausibile, naturalmente! E se Salvini & Co. sperano nel sostegno dei sovranisti tipo Orban e soci del Gruppo Visegrád (quelli più eurocritici), ha già ricevuto una risposta abbastanza chiara: i patti sono patti e vanno rispettati comunque.

Altro che appoggio e sostegno!

E fanno riflettere anche le parole del premier greco Tsipras, che con l’Europa ha avuto il suo bel daffare in questi ultimi anni; in sintesi ha detto che è meglio un accordo a monte, con essa, piuttosto che lo scontro frontale, perché il rischio è di ritrovarsi poi, o con la Troika in casa, o sbattuti fuori (e non si sa mica quale delle due è l’ipotesi peggiore per l’Italia).

Per questo van bene le cene distensive e l’ascia sepolta, ma bisogna iniziare a fare pure qualche passo concreto in una determinata direzione, perché la pazienza, dell’Europa quanto quella dei mercati finanziari, mica è poi così infinita!

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares