Il governo del cambiamento? A cambiare sono al momento, solo le idee e le dichiarazioni

Sul Def c’è stata la quadra di governo? Forse… Infatti, l’altro giorno Conte, Tria ed i due dioscuri, Salvini e Di Maio, hanno presentato, in una conferenza stampa congiunta, l’aggiornamento al Def licenziato, fissando i nuovi paletti: 2,4% punti di deficit il primo anno, 1,8% il secondo, 1,4 il terzo anno.

2,4%, 1,8%, 1,4%, non sono numeri estratti al Lotto di Palazzo Chigi, ma più semplicemente i calcoli ragionati per non spaventare né i mercati, né soprattutto Bruxelles. Un po’ come dire: non dovete temere, superiamo solo il primo anno la soglia psicologica del 2%, per avere maggiori risorse di manovra, ma poi ritorniamo subito sotto quella soglia, per mantenere così i conti in ordine.

E già questo è un cambiamento rispetto al roboante loro primo enunciato, dichiarato urbi et orbi ad inizio settimana: l’aggiornamento al Def prevedeva, infatti, la soglia al 2,4% per i prossimi tre anni; poi i rumori dei mercati, spaventati, e le dichiarazioni preoccupate giunte da Bruxelles, hanno condotto loro a più miti consigli, prevedendo lo sforamento solo nel 2019, per poi rientrare velocemente al di sotto della soglia del 2% di punti di debito in rapporto al Pil.

Tutto tranquillo? Forse no, visto che al momento siamo solo agli enunciati e alle dichiarazioni, ma manca tutta la sostanza del testo, numeri e tabelle che costituiranno la road map del governo nei prossimi anni.

Può sembrare un’inezia, ma non è così; infatti il bilancio dello Stato è un po’ come il gioco del tetris, basta spostare una virgola che devi modificare poi, tutto, affinché si incastri alla perfezione, evitando future brutte sorprese.

E questo alacre e delicato compito spetta a Tria e ai civil servant del Mef, proprio quelli accusati dal governo stesso di lavorare contro.

Saranno loro, invece, a dover inserire numeri e tabelle nel documento finale, facendo così quadrare i conti dello Stato.

Ma come? Quanti soldi andranno spesi per la riforma della Fornero, già annunciata? Quanti per il reddito di cittadinanza, tanto caro ai Cinque Stelle? E quanti per l’avvio della riforma fiscale, la cosiddetta flat tax, desiderio della Lega? E quanti soldi verranno incassati dal condono fiscale sulle cartelle esattoriali?

Saranno queste le domande che dovranno trovare risposte certe, attraverso numeri chiari e sicuri, per tranquillizzare così, i mercati finanziari e Bruxelles, senza agitare spauracchi tipo Spreed o rischio default.

E proprio su questi numeri sono già iniziati i balletti enunciativi dei leghisti e pentastellati, che, consci della loro coperta corta, iniziano a tirarla perché non vogliono minimamente rischiare di rimanere scoperti.

Salvini ha dichiarato che le risorse saranno ripartite in modo equo: 7/8 al Carroccio, altrettanti ai 5 Stelle; il pentastellato Buffagni, a stretto giro di posta, precisa che per il reddito di cittadinanza ne serviranno di più, circa una decina, di cui uno per la riforma dei centri per l’impiego, e nove per il cosiddetto reddito; ma saranno sufficienti, oppure sarà una misura limitata a pochi, vista la scarsità delle risorse?

E intanto il leghista Giorgetti fa sapere che per la riforma della legge Fornero ne servirebbero circa sette, che sono già, a suo dire, comunque disponibili.

Ed è proprio tra le pieghe di questi numeri e relative risorse che le tabelle vengono scritte e stracciate subito dopo, per essere riscritte di nuovo. D’altra parte ogni azione necessita della relativa copertura, e spostando semplicemente una virgola, si modifica tutto l’impianto di bilancio.

E a spostare queste virgole, al momento, sono i desideri e le voglie dei due partiti di maggioranza: finché non faranno chiarezza tra loro, non avrà chiarezza neanche il povero ministro Tria ed i suoi tecnici ministeriali.

E gli annunci? Ah, quelli ci sono in abbondanza! Di Maio ha dichiarato, in diretta FB dalla sua pagina personale, ai suoi aficionados, che il testo definitivo è già in viaggio verso il Parlamento e Bruxelles; peccato solo che nessuno ancora lo abbia fatto ancora partire, però!

Ma questo è il governo del cambiamento: quello che cambia opinioni continuamente, in un profluvio di annunci e dichiarazioni roboanti, che si accavallano tra loro, e si smentiscono nel giro non di breve, ma di brevissimo, tanto il popolo è così talmente distratto da non accorgersi di nulla.

E tranquilli, cambiando, cambiando, forse anche qualcosa di concreto, il governo, lo produrrà pure, tra tante vuote dichiarazioni. Tanto abbiamo ancora diversi anni per assistere al nuovo miracolo giallo-verde…per il momento godiamoci questo loro divertente balletto enunciativo!

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