Elezioni parlamentari con vista sull’Europa. M5S e Lega e le loro improbabili, possibili, alleanze politiche

Si sa, in politica si conta tanto, se conti tanto, cioè se hai un vero peso specifico, quello che ti consente di sedere nella stanza dei bottoni, altrimenti resterai solo un semplice spettatore degli altrui eventi.

E questo lo hanno capito benissimo Lega e Movimento 5 Stelle, che con un contratto firmato, hanno appianato ogni divergenza politica e si sono seduti al governo, promettendo un cambiamento che al momento, è più nelle parole che nei fatti.

E poiché il gioco piace, in vista delle imminenti elezioni europee di maggio, si stanno guardando intorno per stringere nuove alleanze, firmare nuovi contratti, e sperare di contare finalmente qualcosa pure a Bruxelles.

I calcoli sono presto fatti: per creare un gruppo politico autonomo dentro il Parlamento europeo servono come minimo 25 deputati provenienti da almeno un quarto dei Paesi che aderiscono all’Unione; ed è su questa linea che i due movimenti si stanno muovendo, perché l’occasione è ghiotta, vista la crisi elettorale che potrebbe colpire il PPE e il PSE, i due maggiori partiti che hanno finora guidato, alternandosi o insieme, il parlamento europeo.

La Lega da tempo si è già mossa inseguendo l’idea di un raggruppamento in salsa sovranista, trovando piene condivisioni nel Rassemblement National di Marine Le Pen, nei Democratici Svedesi di Jimmie Akesson e nel Partito per la libertà dell’olandese Geert Wilders.

L’altro giorno, la raccolta di Salvini è proseguita in terra polacca dove ha incontrato Jaroslaw Aleksander Kaczyński, leader di Diritto e Giustizia (Pis), partito di maggioranza in Polonia.

Un incontro giudicato positivo da entrambi i leader, perché sono molti i punti di contatto tra i due partiti, tant’è che Salvini stesso ha dichiarato, raggiante: ‘Abbiamo avuto un lungo, positivo e concreto incontro su come ridare senso al sogno europeo’, sottolineando la possibilità di costruire un programma comune su temi come famiglia, radici cristiane dell’Europa, difesa dei confini, sicurezza e lotta all’immigrazione clandestina.

Una formazione omogenea, quella sognata dal leader leghista, che vede la costituzione di un fronte sovranista, di destra, che possa seriamente intercettare anche molti voti del PPE, e avere così i numeri giusti per contare qualcosa nel prossimo futuro parlamento europeo.

Ovviamente in questo progetto politico salviniano non c’è spazio per i Cinque Stelle con cui è invece, a braccetto oggi, al governo. Troppe le differenze su tantissimi temi per inglobarlo dentro il fronte sovranista, né, di contro, lo stesso Movimento ha l’intenzione di gettarsi un’altra volta, tra le braccia del barbuto leghista, viste le tante giravolte politiche eseguite in questi mesi di governo che hanno già messo i fuga molti dei loro elettori.

E infatti, Di Maio si sta guardando intorno per cercare potenziali alleati in chiave europea. A oggi, al fianco del M5S ci sarebbero i polacchi di Kukiz ’15, i croati di Živi zid e i finlandesi di Liike Nyt, partiti giovani, partiti che vogliono portare avanti un progetto riformistico di questa Europa, partiti che hanno tutti come punto fermo la democrazia diretta. E qui finiscono le similitudini e iniziano le divergenze, perché gli alleati presunti cercati da Di Maio sono gruppi

molto eterogenei tra loro, con troppe differenze per cui sarà anche molto difficile trovare una sintesi programmatica da trascrivere poi in un contratto, come è già accaduto con la Lega.

Ad esempio, il movimento Kukiz ’15 hanno rappresentato una ventata di novità nelle recenti elezioni politiche polacche, sono un movimento giovane, nato nel 2015 attorno al loro leader carismatico, il cantante punk-rock Paweł Kukiz, e hanno come punto fermo l’idea della democrazia diretta, dell’uno vale uno; ma, a differenza dei pentastellati, essi promuovono marcatamente ideali sovranisti e nazionalisti, sono fortemente eurocritici, e per di più, in patria portano avanti campagne contro l’aborto e contro i diritti degli omosessuali, temi questi, su cui sarà molto difficile trovare una piena convergenza politica.

Chi è più vicino al sentire politico pentastellato è il movimento Živi zid – Scudo Umano in croato – formazione nata nel 2011, per portare avanti una battaglia contro gli sfratti e i pignoramenti, occupando gli stabili e formando, appunto, uno scudo umano contro le forze dell’ordine.

Il loro leader è il 28enne Ivan Vilibor Sinčić, che ha trasformato, nel 2015, il movimento in partito, ottenendo pure un buon risultato alle politiche nazionali.

Punti in comune? La lotta alla corruzione e la vocazione ambientalista – che al governo i pentastellati sembrano però, aver smarrito, visti i condoni promossi – mentre è totalmente differente la visione politica che hanno sull’Europa e sulle questioni internazionali, dal momento che i croati, a differenza dei Cinque Stelle, sono contrari all’adozione dell’Euro, e propongono pure l’uscita della Croazia dalla Nato.

Il movimento finlandese Liike Nyt è invece la formazione più giovane, solo 9 mesi di vita e un solo seggio parlamentare conquistato, e rappresenta perciò l’incognita più grande in vista della prossima tornata elettore europea: saranno in grado di conquistare almeno un seggio? Chissà…

Inoltre, questo movimento propugna una marcata ideologia neoliberista, che difficilmente si sposa con la vocazione statalista dei Cinque Stelle, o con le spinte nazionaliste degli altri loro probabili alleati europei.

E, giusto per non farsi mancare nulla, Di Maio, alle prese con le imprese difficili se non impossibili, ora volge lo sguardo pure ai gilet gialli francesi, sperando che essi diventino un movimento politico, piuttosto che l’armata Brancaleone attuale, candidandosi così alle prossime elezioni europee.

Peccato che i gilet gialli arrabbiati contro le politiche di Macron non abbiano nessuna intenzione di trasformarsi in un movimento organizzato, sono allergici all’idea di un portavoce che promuova le loro istanze, e mantengono forte quella loro anima anarchica e apartititica, visto che tra i gilet jeunes trovano spazio sovranisti, populisti, delusi dei partiti storici e quelli disillusi dalla marcia di Macron, frange più estremiste e violente, anarchici e comunisti rivoluzionari d’antan; un caravanserraglio di lingue e ideali difficilmente orientabili a proprio piacimento.

Nonostante ciò, il giovin Di Maio ha provato a blandirli offrendo loro la propria esperienza politica (quale? Ci sarebbe da chiedersi…) e la straordinaria piattaforma Rousseau, per promuovere una democrazia diretta e partecipata.

La risposta è stata breve e concisa: ‘Una proposta inattesa, sconveniente’ ha dichiarato Jacline Mouraud che sta già lavorando al progetto di trasformare una parte cospicua del movimento dei gilet gialli in un partito organizzato (Les Emergents); e ha poi, continuato: ‘Quella del vostro vicepremier è un’ingerenza negli affari interni del nostro Paese. Davvero mi domando come sia

possibile che un ministro italiano abbia bisogno di schierarsi contro un presidente di un Paese vicino.”

Un sonoro due di picche che ridimensiona di parecchio le ambizioni elettorali di Luigi Di Maio e la sua leadership. D’altra parte i francesi sanno benissimo come fare le rivoluzioni, non hanno mica bisogno che a insegnarlele ci pensi lo sbarbatello senza arte né parte messo lì da chi veramente governa i Cinque Stelle, fingendo di farli vivere in una democrazia diretta, ma guidandoli come in una monarchia assoluta.

Di Maio dovrà perciò guardare altrove e sperare di trovare altri movimenti in giro per l’Europa con cui allearsi, tentando di individuare quel comun denominatore che non sia però, solo la speranza di ottenere qualche poltrona comoda. E non ce ne sono molti così disponibili, e intanto, per lui, il tempo stringe.

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares