Caduta del governo Conte. Salvini stacca la spina e indica la strada per nuove elezioni

Tanto tuonò, che alla fine piovve. Matteo Salvini ha sfiduciato il suo governo, aprendo una crisi formalmente nell’aula parlamentare, e giungendo così alla redde rationem con l’alleato grillino.

Che le due forze siano geneticamente antitetiche era già evidente sin dall’inizio, e non sarebbe certamente bastato un contratto firmato a consentire loro di andare avanti sempre d’amore e d’accordo.

Quello nato è un mostro politico contro natura, piuttosto che un vero governo, con i due leader di partito a tessere le fila politiche, mentre un avvocato calato dall’alto veniva utilizzato come notaio/garanzia/parafulmine.

Quattordici mesi di tira e molla per un governo che era insieme, azione e pure opposizione, mentre le vere opposizioni già latitavano in parlamento.

Quattordici mesi di pseudo-governo, in cui c’è stato tanto fumo ma poco arrosto, in cui ognuno ha pensato ai propri tornaconti elettorali che agli interessi degli italiani, e con un governo così strutturato era veramente utopistico che potesse durare i classici cinque anni.

E di occasioni per rompere il giocattolo politico, in questi quattordici mesi, ce ne sono state molte, ma ogni volta, a uno strappo seguiva una ricucitura, un dialogo a due, Salvini e Di Maio, o a tre, aggiungendo pure Conte, e si tornava d’amore e d’accordo.

Eppure l’altro giorno è stato Salvini a far saltare il banco definitivamente. Perché?

Per il Tav, risponderebbero in molti, ma non è propriamente così.

Certo non è un bellissimo spettacolo vedere il governo approvare un’opera infrastrutturale definita strategica, e subito dopo affrontare in parlamento una mozione contraria firmata da uno dei due partiti di governo, i 5Stelle per l’appunto.

Ma Salvini, questa volta, rispetto alle altre, ha colto la palla al balzo, ha approfittato dell’ennesimo scivolone autolesionistico dei grillini, e ha spinto sull’acceleratore per la sfiducia a Conte e al suo governo, di cui la Lega fa parte.

C’è qualcosa che sfugge ai più, in verità. Salvini è una volpe politica, sa leggerla meglio dei suoi compagni di ventura a cinque stelle, e ha capito che andare avanti gli avrebbe creato molti più problemi che andarsene via ora.

In primis perché a settembre c’è da scrivere una manovra di bilancio che non avrebbe visto la sua tanto cara flat tax, né tagli sostanziosi delle tasse, semplicemente perché i soldi non ci sono per coprire una manovra così espansiva, né c’è la volontà politica di sfidare Bruxelles pur di non rispettare gli antipatici paletti di bilancio.

E, allora, dopo le tante promesse sbandierare da Salvini su e giù per l’Italia, come avrebbe potuto giustificare poi, al suo elettorato una manovra di bilancio che seguiva direttive lontane da quelle da lui stesso annunciate?

Il secondo problema è il mancato accordo sull’autonomia regionale, con le regioni del Nord, Veneto e Lombardia su tutte, già pronte a dar battaglia pur di non arretrare di un centimetro sulle richieste avanzate.

Il rischio era che l’autonomia sarebbe stata rimandata a data da destinarsi, facendo così, perdere puri i voti elettorali del Nord deluso, e questo Salvini non se lo può permettere.

Aggiungiamo poi, a tutto ciò, anche la riforma della giustizia, firmata Bonafede, ma che piace poco o nulla alla Lega, divenendo un altro terreno di scontro politico, e comprendiamo come Salvini, dopo un rapido, opportunistico, calcolo elettorale abbia deciso di staccare la spina al governo.

E ora che succederà? Che aperta ufficialmente la crisi in parlamento, sarà nelle stesse aule che andrà trovata una nuova soluzione, con Mattarella a far da giudice e garante della Costituzione.

Difficilmente i 5Stelle troveranno un nuovo compagno con cui dar vita a un Conte bis, per cui con un governo sfiduciato le elezioni anticipate sono l’unica strada percorribile. Ma bisogna far presto, perché i tempi sono strettissimi, se si stabilisce come data delle elezioni fine ottobre.

Anche perché ci sarebbe sempre una legge di bilancio da discutere e approvare entro fine anno, e l’Italia non è nelle migliori condizioni per poter chiedere deroghe a Bruxelles.

Salvini ha scelto cos’è più opportuno per lui, sa che andare oggi al voto gli darebbe in dote una valanga di voti, ma non sufficienti, comunque, per governare da solo.

Ha bisogno di tutto il centrodestra unito, da Fratelli d’Italia fino a ciò che resta di Forza Italia, che ha già abbastanza problemi di suo.

Chi sembra non volere assolutamente le elezioni sono proprio i 5Stelle, perché consci che sarà per loro comunque un bagno di sangue elettorale; e pure il Pd sembra avere qualche problema, con Zingaretti che spinge per le elezioni, mentre l’intramontabile Renzi sembra che le stia tentando tutte pur di trovare una pseudo maggioranza parlamentare che sostenga il governo grillino bis.

Anche in questo caso sono sempre gli interessi di bottega a guidare l’azione politica.

Ma ci sarà mai, un partito a cui interessi esclusivamente l’Italia e gli italiani, invece di preoccuparsi di percentuali di voto? Chissà…

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