Madame Lagarde ai vertici della BCE. Ecco chi è l’avvocato d’affari catapultata dal FMI alla guida della politica economica europea

Nell’accordo ispirato dal duo Francia e Germania – il secondo, non il primo, immediatamente cestinato – e sostenuto poi, da tutti i leader europei, a sostituire Mario Draghi, il 31 ottobre prossimo, alla guida della Banca Centrale Europea, sarà la francese Christine Lagarde, attualmente direttrice del Fondo Monetario Internazionale.

Una nomina, questa, che desta molta curiosità, perché per la prima volta a guidare la BCE non sarà una figura tecnica, esperta in materia economica, e che ha già guidato una banca centrale del proprio paese, come è sempre accaduto.

E, altro primato tutto di madame Lagarde, sarà la prima donna a guidare la politica economica europea.

Ma Christine Lagarde, da buona sportiva, è collezionista di record, e la sua brillante carriera è lì a dimostrarlo.

Nasce a Parigi, sessantatre anni fa, da una famiglia di accademici, una laurea in Giurisprudenza, ha vissuto tutta la sua vita tenendo un piede nel Vecchio Continente e l’altro nel Nuovo, un continuo viaggio, avanti e indietro, tra Stati Uniti ed Europa.

Dopo la laurea ha, infatti, vissuto negli Usa per un periodo di studi formativi, poi ha iniziato a lavorare per lo studio legale internazionale Baker & McKenzie, nel quale, nel 1999, ha ricoperto la carica di presidente.

Quest’esperienza così lunga, l’ha plasmata come donna forte e decisa, in un mondo declinato quasi al maschile; savoir-faire, affabilità, abilità straordinaria di tessere trame politiche e diplomatiche con successo, sempre alla ricerca di un compromesso, sono queste le sue caratteristiche principali strette dentro un’eleganza tutta altera.

Sapientemente sa muoversi, con passo deciso e determinato, ma mai irruento, sempre così attenta ai ruoli e ai pesi che si rivestono nella società.

Fu per ciò che il presidente francese Jaques Chirac la nominò, nel 2005, ministro del Commercio, e poi, due anni più tardi, con la vittoria alle presidenziali di Nicolas Sarkozy, fu promossa ministro delle Finanze, prima donna a ricoprire tale incarico in uno dei Paesi del G8.

Il mondo della politica l’attrae e l’affascina, ma sempre mantenendo le giuste distanze e il giusto rispetto verso i suoi mentori.

Al ministero porterà rigore e ordine, creandosi non pochi nemici, ma lei, così sicura di sé, così determinata, non se ne cura più di tanto e prosegue imperterrita nella sua missione ministeriale.

Sarà lo stesso Sarkozy a spingere per la sua nomina a direttrice del Fondo Monetario Internazionale, nel 2011, dopo che lo scandalo sessuale costrinse alle dimissioni l’economista francese Dominique Strauss-Kahn.

Anche qui un bel primato, appuntato come medaglia sul petto: lei, la prima donna a sedere su questa prestigiosa poltrona. E anche qui ha profuso tutta la sua esperienza, la sua capacità politica e diplomatica, il suo rigore per guidare con sicurezza l’economia mondiale negli anni della grande crisi, delle bolle speculative, dei fallimenti bancari.

Spigolosa, altera, fredda e cinica, la definiscono i suoi tanti detrattori; abile, rigorosa e tendente sempre all’ascolto, la giudicano i suoi ammiratori.

È stata lei, la carta giocata da Macron nelle trattative avviate con la Germania in primis e poi con tutti gli altri Paesi europei, per incastrare l’intricato puzzle delle tessere politiche che dovevano occupare le cinque poltrone europee, nel loro naturale ricambio.

Lei, non una economista, né una personalità tecnica, ma un’abile figura politica capace di muoversi su scenari scivolosi con una sicurezza da far paura.

Una carriera, la sua, mai vissuta al centro del palcoscenico, ma comunque sotto gli occhi dei riflettori, per via dei ruoli prestigiosi ricoperti, sempre con una certa discrezione, preferendo piuttosto i fatti alle troppe parole.

Sarà lei a prendere il posto di Mario Draghi, che in questi anni alla BCE è riuscito a tenere in piedi il progetto euro nonostante i molteplici attacchi subiti, sia interni che esterni.

Non è lei, un profilo tecnico, ma è sempre stata capace di costruirsi intorno a sé una fidata squadra di esperti, che l’hanno aiutata nelle difficili scelte da compiere, e così sarà anche qui alla BCE.

Una vita quasi in grigio, come i suoi tailleur, per madame Lagarde, con poche macchie, da cui si è sempre ripresa alla grande, quasi non l’avessero scalfita minimamente.

Una fra tutte, la coinvolse quando fu ministro delle Finanze. Nel 2013, l’imprenditore francese Bernard Tapie fu indagato, e poi, condannato, per aver ottenuto indebitamente 400 milioni di euro grazie a un arbitraggio autorizzato dal ministro Lagarde. L’imprenditore fu condannato a restituire il denaro ottenuto, mentre madame Lagarde fu condannata per negligenza, senza però subire punizioni, né civili né penali.

E in quel periodo il suo nome fu pure sulla bocca di tutti, perché, proprio a causa di quest’indagine, fu perquisita la sua abitazione, dove la polizia trovò anche alcune lettere, forse risalenti al 2007, che Lagarde aveva indirizzato all’allora candidato presidente Sarkozy; lettere, queste, che non avevano nessun rilievo penale, ma che misteriosamente, trovarono pubblicazione poi, su Le Monde.

In esse manifestava un’ammirazione, quasi una venerazione, per Sarkozy, promettendogli una lealtà oltre misura, e di aiutarlo in ogni modo nella sua campagna politica, senza chiedergli in cambio alcun favore, vedendolo solo come suo maestro e mentore.

Lettere che suscitarono scandalo e profondo imbarazzo, anche per il tono confidenziale che mostrava, ma che non scalfirono minimamente la sua immagine, riuscendo a passare il ciclone delle polemiche praticamente indenne.

E anche quando si trovò, poi, al FMI, a dover gestire la crisi economica ellenica, che rischiava di condurre la Grecia al default, mostrò una durezza e un’asprezza nei toni verso i furbetti del bilancio di Stato, imponendo, convintamente, insieme a Bruxelles, con la Germania in testa, e alla BCE le famigerate politiche di austerity.

Famosa fu la “resa dei conti” con cui minacciò pubblicamente la Grecia, frase infelice di cui si pentì successivamente, così come più volte, negli ultimi anni, ha manifestato la non più totale convinzione nell’applicare unicamente politiche di austerity per contrastare le crisi economiche e finanziarie dei vari Paesi.

Anche le stesse politiche portate avanti come direttore del FMI, sono state politiche molto poco rigide, soprattutto osservando la realtà economica attuale, essendo lei più incline a una certa

flessibilità, senza derogare comunque da un certo rigore, né è propriamente una sostenitrice della disciplina fiscale e monetaria a tutti i costi.

Tra le altre cose, spesso si è trovata pure a scontrarsi con la Germania, per il suo eccesso di intransigenza applicata all’economia, come con Trump per le sue politiche sui dazi. Segno questo di una donna forte, che non ha paura delle proprie idee e convincimenti.

Madame Lagarde appartiene alla grande famiglia conservatrice, come identità politica, ma non è mai stata falco. La sua guida alla BCE, per molti, è vista come un prosieguo delle politiche espansive già introdotte da Mario Draghi, e questo farà certamente tirare un bel sospiro di sollievo a tutti gli Stati europei con qualche problemino di bilancio, visto che l’alternativa a lei era il tedesco Weidmann, presidente della Bundesbank, un vero incubo in confronto a lei!

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