Frammentazione e caos: le elezioni in Finlandia

Lo scorso fine settimana è stato segnato dal richiamo alle urne dei cittadini finlandesi: una tornata elettorale che ha visto per suo risultato un’estrema frammentazione del potere politico in palio e una forte prospettiva di instabilità all’orizzonte. Il vincitore di queste elezioni nazionali è da ricercarsi, per ora, nel Partito Socialdemocratico (SDP): per ora, perché il margine di distanza dal partito populista, i Veri Finlandesi, è ridottissimo e sarebbe inferiore ai settemila voti. Un riconteggio potrebbe addirittura favorire questi ultimi e portare la formazione dei collegi elettorali in stato di parità con l’SDP.

Un solo seggio di vantaggio, che non appare certo possa essere mantenuto dai socialdemocratici: ciò porterebbe all’eventualità di una formazione di governo coalizzato tra due partiti antitetici. Un’eventualità che Anttii Rinne, leader dell’SDP, non esclude e si dice pronto a perseguire se necessario, ma che neanche così può sventare con assoluta certezza la paura dell’instabilità che serpeggia nel Paese nordico.

Al di là delle probabili scosse telluriche che ben si possono prevedere nella formazione e gestione di un simile governo, è anche vero che i due partiti assieme andrebbero a costituire appena il 35% delle preferenze elettorali. L’SDP sembra attestarsi al 17,7%, mentre i Veri Finlandesi al 17,5%. Al di sotto di essi, la frammentazione continua, e sarà necessario capire cosa fare del restante 65% per avere la maggioranza dei seggi e una stabilità reale. Il partito centrista Suomen Kekusta si attesta al 13,8% (in calo di otto punti rispetto alla scorsa tornata), i Verdi all’11,5% e la sinistra unita di Vasemmistolitto all’8,2%. Il tutto senza contare i partiti minori.

Tra l’altro, è falso il mito per cui i populisti-sovranisti, “gemellati” con la Lega di Matteo Salvini, stiano ascendendo solo ora nelle preferenze. Oggi si attestano come secondo partito (forse a parimerito), ma i loro risultati sono in linea con quelli delle precedenti elezioni.

È pur vero che i socialdemocratici non primeggiassero (se così si può dire) nelle elezioni finniche da addirittura vent’anni, ma è difficile poterlo definire un successo per loro. Un governo di coalizione, con tutte le difficoltà già accennate, andrebbe a ricalcare un deludente esperimento già recentemente esperito. La Finlandia si avvia, il prossimo luglio, a ricoprire il proprio turno di presidenza dell’Unione Europea: tutti i finlandesi, e non solo, possono solo sperare che per allora si sia formato un governo stabile, con idee e programmi chiari, e non destinato a crollare sotto il suo stesso peso.

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