‘Valentina’, il racconto autobiografico di Raffaele Lino Gaetano; storia di amori belli ma drammatici, con la tragedia della droga a far da sottofondo minaccioso

“«I sogni aiutano a vivere meglio.» Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase? In un certo senso è vero; purché siano piacevoli. Non si può certo dire la stessa cosa per i brutti sogni. Ne esistono di due tipi, quelli angoscianti e paurosi, più comunemente chiamati ‘Incubi’, mentre gli altri, non meno inquietanti, che si ripetono sempre uguali fino a trasformarsi in vere e proprie ossessioni notturne, detti ‘Sogni Ricorrenti’. Io, da circa nove mesi a questa parte, sono vittima di questo disturbo. Mi capita di svegliarmi di soprassalto nella notte, tachicardico, nel mio pigiama intriso di sudore, con gli occhi sgranati e le braccia protese in avanti. Non so dare una spiegazione razionale a tutto ciò e comincio a credere di aver bisogno dell’aiuto di un bravo psicoanalista. Intanto anche questa mattina il mio risveglio è traumatico.”

Marco, il protagonista dell’intenso romanzo scritto da Raffaele Lino Gaetano: ‘Valentina’ (edizioni Terre Sommerse); lui è un quarantenne ossessionato da un sogno ricorrente, che tutte le notti lo viene a disturbare. Quel sogno lo stressa, gli impedisce di riposare, gli rovina il sonno e al risveglio è più stravolto di quando è andato a dormire. Così, in questo stato, deve poi affrontare la sua giornata lavorativa, nella tipografia ereditata da suo padre. Ma non è facile affrontare il nuovo giorno in questo stato confusionale, sempre in sovrappensiero, perennemente in ritardo, distratto. Deve trovare una soluzione, e al quel punto dà ascolto alla sua segretaria tuttofare, e prende appuntamento con uno psicanalista. Se il problema è nella sua testa, è lì che deve scavare, per rimuoverlo definitivamente.

Dalle prime sue sedute di analisi, il nodo gordiano emerge in tutta la sua potenza: c’è un qualcosa di irrisolto nella vita di Marco, qualcosa legato alla sua esperienza militare, vissuta a Palermo, nel 1982, e legato a un nome ben preciso: Valentina.

Così il racconto scivola ai ricordi di quegli anni, alla memoria di quel periodo vissuto dal protagonista a Palermo, e alla sua intensa, tragica, storia d’amore con Valentina.

Era il 1982, l’anno dei mondiali in Spagna, della nazionale vincente di Bearzot, ma anche l’anno di grandi tragedie, come l’assassinio del Generale Dalla Chiesa e di sua moglie Manuela Setti Carraro, uccisi brutalmente proprio a Palermo per mano della mafia.

E mentre le pagine si colorano dei ricordi di quell’anno così unico, Marco ritorna con la memoria alla sua storia d’amore con Valentina.

Gli torna in mente quando la incontrò, per la prima volta, appena sceso a Palermo per prendere servizio; la vide “seduta su una panchina, piegata su sé stessa, con le braccia serrate sullo stomaco”. L’incontro fu brusco, e lasciò l’amaro in bocca, al milanese Marco. Poi la rivide diversi giorni dopo, sempre lì, ai giardini pubblici vicino alla sua Caserma, e anche questa volta l’incontro casuale iniziò in verso e terminò un’altra volta bruscamente, tant’è che Marco credette che quella fosse una “persona affetta da qualche disturbo psichico”, per cui era meglio girarle al largo. Ma, invece, fu Valentina a cercarlo in caserma, a chiedergli di uscire, di trascorrere del tempo insieme.

Valentina era bellissima, una ragazza dagli occhi azzurro ghiaccio, così dolce e tenera, quanto brusca, improvvisamente; una ragazza dal carattere ombroso, e soprattutto un tantino strana,

visto che inspiegabilmente, “portava sempre gonne lunghe e indossava soltanto camicie a maniche lunghe, nonostante il caldo opprimente di agosto”.

Ma Marco se ne innamorò perdutamente, e iniziò a frequentarla, a viverla, ad amarla, nonostante lei sia sempre, costantemente, sfuggente, sparendo improvvisamente, per riapparire dopo lunghi silenzi, così come se nulla fosse.

Marco stava vivendo la sua storia tormentata, una di quelle che ti strozza l’anima e ti spezza il cuore, quella che ti fa vivere la quotidianità come sull’ottovolante, continuamente su e giù, sballottato dagli eventi.

Ma Marco amava follemente Valentina, le era entrata nell’anima, nelle viscere, non poteva fare a meno di lei, nonostante tutto.

E nonostante neanche quando scoprirà che quel comportamento strano della sua Valentina aveva un perché: lei era una ragazza fragile, una ragazza che era schiava della droga, una che si bucava, si faceva di eroina; questa era la terribile, tragica verità che gli aveva sempre nascosto.

Per Marco fu un brutto colpo, ma non gli impedì di amarla ancor di più, di tentare, ingenuamente, di salvarla da quel mostro oscuro che la stava inghiottendo. Certo non sapeva come agire, ma lasciò guidarsi dal suo forte sentimento, sperando che bastasse lui a salvare la sua Valentina. E invece, lei, approfittò di questo suo sentimento puro per trascinarlo nel suo baratro.

Sfruttò quell’amore per fargli accettare le tante storie che s’inventava, per chiedergli soldi continuamente, rischiando pure di metterlo in guai seri.

Marco non riusciva a vedere l’inferno spalancarsi davanti ai suoi occhi, obnubilato dal quel sentimento malato.

A salvarlo, fu la grave malattia di suo padre, e il rientro immediato a Milano, che interruppe la sua esperienza militare palermitana.

Lasciò Valentina al suo destino, e di lei non seppe più nulla.

Nel frattempo, suo padre morì e lui rilevò la sua tipografia. Nuova vita, nuove esperienze, il passato chiuso alle spalle, seppellito nei ricordi, e una nuova storia a riempire il vuoto lasciato da Valentina nel suo cuore.

Questa volta c’è Serena, la ragazza conosciuta sui banchi di scuola e ritrovata una vita dopo.

Ma anche Serena è una donna fragile e insicura, anche lei schiava della droga, non eroina, questa volta, ma cocaina. L’incubo che ritorna, i brutti ricordi che affiorano, la paura di soffrire ancora che prende il sopravvento, e lo spinge a lasciarla, a chiudere quella storia prima di farsi un’altra volta male.

Però ci sono quei ‘sogni ricorrenti’ che lo stanno devastando, e parlando con il suo psicanalista, capisce che deve chiudere i conti con il passato, deve tornare a Palermo e cercare Valentina.

Lo farà, ma scoprirà che la sua Valentina è morta, lasciandogli una lettera mai spedita, una lettera rivelatrice di verità taciute, che darà più serenità all’animo tormentato di Marco.

E sarà la stessa Valentina a salvare la storia tra Marco e Serena, trasformandola in un rapporto più maturo ed equilibrato.

Raffaele Lino Gaetano dà vita a un racconto dolce e delicato, molto autobiografico, dove tematiche forti, come la tossicodipendenza, vengono pizzicate come corde di violino; un racconto sincero, per nulla banale, a tratti ironico, a tratti riflessivo, come se leggendo le pagine di questa storia si sfogliasse l’album dei ricordi del proprio animo.

Un testo che è accompagnato anche da un CD musicale, con brani originali scritti dallo stesso autore – che è pure cantautore – per sottolineare meglio le atmosfere narrate.

Un racconto così leggero e toccante che rapirà l’anima del lettore.

E “rimasi attonito, quasi incredulo, eppure ero cosciente che non stavo sognando, quelle parole le stavo sentendo veramente. Pochi istanti dopo, presi una decisione, invertii il senso di marcia e ritornai all’ospedale, raggiunsi il reparto e rientrai nella stanza di Serena. Era di spalle, rivolta verso la finestra a osservare la pioggia cadere.”

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