Stephen King, ‘The Outsider’. Chi ha paura dell’Uomo nero che si ciba dell’umano dolore?

“Si allontanarono senza aggiungere una parola, accelerando sulle loro tavole. Le regole erano semplici: quando arrivano gli sbirri, meglio andarsene. La vita di un nero è importante, gli avevano spiegato i genitori, ma non sempre per la polizia. Nello stadio di baseball, la gente cominciò a esultare e a battere le mani ritmicamente, mentre i Flint City Golden Dragons iniziavano il loro turno di battuta al nono inning, in svantaggio di un punto.”

Di questa partita Coach T. non vedrà però la fine; verrà, infatti, arrestato davanti al suo pubblico, in modo spettacolare certamente, e forse pure un tantino precipitoso.

È questo il dubbio che attanaglia il detective Ralph Anderson, però l’accusa è solida, le prove ci sono e pure le tante, tantissime testimonianze che inchiodano Terry Maitland, alle proprie responsabilità.

C’è stato, qualche giorno prima, un omicidio brutale: l’undicenne Frankie Peterson è stato trovato morto nel parco di Flint City, riverso a terra in un lago di sangue, il corpo martoriato e violentato, una scena orripilante che ha sconvolto tutti qui, in questo piccolo paesino dell’Oklahoma, dove tutti si conoscono benissimo.

E le varie testimonianze, che una dopo l’altra si susseguono come fiume in piena, accusano senza alcun dubbio Coah T. come il brutale mostro.

Lui, così conosciuto da tutti, mite insegnante d’inglese con la passione per lo sport, mister della squadra giovanile di baseball di Flint City, e pure quella di football, un vero “giglio immacolato” che si è trasformato nel peggior incubo per i suoi stessi ragazzini, una sorta di dottor Jekyll e Mr Hide; è possibile? Eppure le testimonianze sono certe, e tante, troppe, e poi ci sono le sue impronte digitali a inchiodarlo e il Dna, e questi elementi non mentono mai.

Ma dopo l’arresto davanti al suo pubblico, iniziano a sorgere i dubbi. Perché Coach T. nei giorni in cui il povero Frankie fu brutalmente violentato e ucciso, non era in città ma da tutt’altra parte, a un convegno, con alcuni suoi colleghi di scuola. E anche qui ci sono le prove e le testimonianze, inoppugnabili, che lo scagionano completamente.

Come può un uomo essere allo stesso tempo in due posti differenti e molto lontani fra loro? È impossibile o forse no?

È da ciò che nasce il fantastico, ultimo romanzo scritto dal re dell’horror, Stephen King: ‘The Outsider”, edito in Italia, da Sperling & Kupfer.

Il maestro sa come creare l’atmosfera giusta, sa come tessere la tela della curiosità nella quale ‘intrappolare’ il lettore, sa come creare suspense, angoscia, terrore e tensione emotiva, quella che rischia di non farti dormire notti intere.

Il suo ultimo romanzo inizia proprio con gli interrogatori, uno dietro l’altro, che man mano stringono il cappio intorno al collo dell’assassino. Come in un classico thriller, il lettore viene immediatamente coinvolto nelle indagini serrate del detective Anderson e della sua squadra: le deposizioni, la raccolta delle prove, l’arresto del mostro, il suo primo interrogatorio.

Caso chiuso? Neanche per sogno! Perché se c’è una montagna di testimonianze e prove inoppugnabili pronte ad accusarlo, c’è pure un alibi di ferro che pone Coach T. da tutt’altra parte.

Ma allora chi ha ucciso il povero Frankie? E come può un uomo essere in due posti diversi nello stesso istante? Il Dna non mente, le impronte digitali nemmeno, le testimonianze sono solide, eppure il suo alibi non presenta nessuna crepa. Non c’è logica in tutto ciò, e la ragione umana deraglia di fronte all’arcano mistero. Se lo chiede Ralph Anderson e la sua squadra, non se lo chiederà più Terry Maitland, ucciso davanti al tribunale dal fratello di Frankie Peterson, che nel giro di pochi giorni ha visto prima morire orribilmente, suo fratello più piccolo, e poi sua madre stroncata da un infarto, per il troppo dolore.

E mentre le pagine scorrono voracemente, tra dubbi e inquietudini, tra logiche certezze che s’infrangono contro illogiche ipotesi, il lettore sembrerà chiedersi dove andrà a parare questa volta il genio letterario di Stephen King? Quale mostro si nasconderà dietro questo brutale assassinio?

Sarà il detective Anderson, insieme al tenente Sablo, all’avvocato di Coach T., Howie Gold, e al suo fido Alec Pelley, a cui si unirà anche Holly Gibney, a tentare di vederci più chiaro dentro questo inquietante mistero. Perché se non è stato Terry Maitland, allora vuol dire che c’è un assassino libero, in circolazione, che ha già ucciso e che continuerà a uccidere bambini, e questo mostro andrà comunque fermato, a ogni costo.

“C’è qualcosa di brutto in questa storia, e più cose scopri, più brutta diventa.”

Saranno loro a continuare le indagini, tra mille difficoltà, e scopriranno verità assurde, illogiche, incomprensibili, per chi non ha la mente libera, perché, in fondo, “l’universo non ha confini”, e per questo non ci si può fermare al possibile senza dare una possibilità a ciò che crediamo veramente impossibile.

Mettendosi sulle tracce del furgone bianco con cui è stato visto salire Frankie Peterson insieme al suo assassino, le indagini portano i nostri eroi in Ohio, dove Coach T. ha suo padre ricoverato, e dove due bambine furono rapinate e brutalmente assassinate, stesso modus operandi dell’orco che ha ucciso Frankie.

Lì, in Ohio, il mostro fu un infermiere di una clinica privata; stesse modalità: lui persona mite e da tutti conosciuta, che si trasforma in Mr Hide, improvvisamente; tante testimonianze che lo inchiodano, insieme alle prove schiaccianti, ma con un alibi non di ferro, però, a proteggerlo. Lì, il mostro non attese il processo, si tolse la vita in carcere, per la vergogna.

Qui, in Oklahoma, invece, il mostro ha le sembianze di Terry Maitland, persona mite, da tutti conosciuto e stimato; anche qui tante testimonianze, tante prove schiaccianti, ma con un alibi di ferro a proteggerlo. Anche lui non vedrà il processo, perché ucciso prima.

Ma c’è qualcosa che non torna, c’è qualcosa che sfugge alla logica, alla ragione, alla mente.

C’è un mostro, un ‘Outsider’, un uomo nero, quello che alimenta i peggiori incubi di ogni bambino, che deve essere catturato. Una entità poliedrica, dalle molteplici facce, ineffabile, che si nutre dell’umano dolore, della tristezza che riempie il cuore degli uomini, e che alberga nel limbo dell’impossibile, quando ognuno lo cerca nel mondo del possibile, del razionale.

È lui, il mostro che ha prima preso le sembianze dell’infermiere in Ohio, e poi, quelle di Coach T. in Oklahoma; è lui che va fermato prima che uccida ancora, e ancora, e ancora.

Ma per farlo Anderson e soci devono abbandonare ogni legame logico, devono smettere di pensare con la ragione e lasciarsi guidare dal cuore. Devono credere all’impossibile, per vederlo finalmente. E in tutto ciò sarà per loro, di grande aiuto Holly Gibney.

Perché “la gente è cieca a qualunque spiegazione che esuli dalla sua percezione della realtà”. Ma troppe cose non possono essere spiegate solo con la ragione.

“Pensi sia più inesplicabile di tante cose terribili che capitano al mondo? Non parlo di disastri naturali o incidenti, ma delle cose che certe persone fanno al prossimo”, chiede Holly Gibney al detective Anderson, quando prova a spiegargli dell’esistenza dell’uomo nero.

La scrittura avvolgente di Stephen King incollerà il lettore, pagina dopo pagina, alla trama del romanzo, lo avvilupperà, in un crescendo di terrore, paura e angoscia, finché non abbandonerà anche lui ogni freno razionale, convincendosi dell’esistenza stessa di questo pericoloso Outsider.

È il momento storico in cui viviamo, a dargli nuova energia, un mondo pericoloso e buio, in cui il male riesce ad annidarsi ovunque. Chiunque è intorno a noi può essere un potenziale nemico, da cui fuggire via, o da sconfiggere. Ma non possiamo perdere comunque la speranza – è il sottile messaggio che ci lascia Stephen King – di continuare ad avere comunque fede nel prossimo. Può essere rischioso, ma è inevitabile.

“La realtà è come uno strato di ghiaccio sottile, ma quasi tutta la gente ci pattina sopra tranquillamente e il ghiaccio si rompe solo alla fine. Noi siamo sprofondati prima, però aiutandoci l’un l’altra ne siamo usciti. E ci stiamo aiutando ancora adesso.”

Sarà questa stessa speranza a condurre i nostri impavidi eroi fino in Texas, per sconfiggere il mostruoso uomo nero, l’uomo dai mille volti e dalle multiformi sembianze.

“Quella era la sua faccia, la stessa che sua moglie e suo figlio conoscevano e amavano. Sarebbe rimasta identica per sempre, e questa consapevolezza lo faceva sentire bene. Molto bene.”

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