Diego Galdino e la sua struggente favola d’amore racchiusa dentro ‘Bosco Bianco’

“Io, Chiara Pizzi, sentendo avvicinarsi l’ora della mia morte, redigo, nel pieno delle mie facoltà mentali e con il cuore colmo di fiducia, le mie ultime volontà. Desidero che tutti i miei averi vengano devoluti alla Chiesa di Santa Maria ad esclusione della tenuta di ‘Bosco Bianco’ dove io tuttora risiedo. Data la mancanza di progenie, voglio che la suddetta tenuta, dopo il mio decesso, venga ereditata da due persone: Il Signor Samuele Milleri, figlio della mia povera sorella Marzia, e dalla Signorina Maia Antonini, figlia della mia amatissima amica d’infanzia Cassandra. Essi ne entreranno in possesso alle medesime condizioni e con gli stessi diritti ma, onde evitare spiacevoli contrasti tra loro, avrà ciascuno solo una metà della casa, la quale potrà essere gestita da entrambi senza alcuna limitazione.”

Una tenuta stupefacente, magica e piena di misteri, nascosta lungo la struggente costiera amalfitana, un’anziana donna che decide di lasciarla in eredità a due perfetti sconosciuti, figli di due preziosi suoi legami terreni, l’amore che aleggia su questo bianco edificio nascosto nel fitto di una secolare boscaglia di querce e il gioco dello scherzoso destino, sono questi gli ingredienti principali dell’ultimo romanzo scritto da Diego Galdino, ‘Bosco Bianco’, edito da lui stesso, perché nella vita bisogna anche saper osare e rischiare, senza cercarsi sempre strade comode e sicure.

Diego Galdino dà vita a un racconto emozionante e leggero come certe romantiche commedie americane, una storia dolce come il miele, ma intensa e vibrante come certi amori che nascono all’improvviso e ti fanno battere forte il cuore; un racconto delicato, suadente, come dolce melodia, a tratti persino ironico, ma comunque, cosi vibrante che non riuscirai a smettere di leggerlo finché non si è giunti già all’ultima pagina.

La storia narrata è abbastanza semplice, ma questo è proprio il segreto del successo di questo racconto: Galdino canta l’amore, quello che sgorga sincero dal cuore colmo di gratitudine verso la vita, che non ha mai bisogno di troppe parole per essere raccontato, ma di azioni spontanee che nascono naturalmente quando lasciamo condurre il gioco al destino, senza ingabbiarlo.

Il palcoscenico naturale di questa narrazione è la stupefacente tenuta di Bosco Bianco, sita nel borgo fantastico di Santa Maria, tra Posillipo e Amalfi.

Luogo incantato, luogo straordinario, magico e denso di misteri, che è stato il buen ritiro di Chiara Pizzi, donna d’altri tempi e d’altri modi, che giunta alla fine della sua vita, decide di lasciarla in eredità a suo nipote Samuele, che in vita non l’ha mai cercata, e alla figlia della sua carissima amica Cassandra, Maia.

Due perfetti sconosciuti che devono, per volontà di Chiara, condividere Bosco Bianco, disponendone in egual misura.

Solo che su questo luogo così stupefacente ha messo gli occhi pure un immobiliarista avido e cinico, un arrivista egocentrico che mira a trasformarlo in un resort di lusso per ricchi annoiati. Sa che al suo interno è nascosto pure un prezioso manoscritto che vale una fortuna, ed è conscio che mettendo le mani su questa tenuta e su quel manoscritto il desiderio di candidarsi a sindaco di Roma avrà certamente una strada ben spianata.

Per questo contatta l’erede Samuele Milleri, un professore di Storia che sta affrontando, male, un brutto periodo della sua vita. La moglie lo ha lasciato, e lui sta affogando il dispiacere nell’alcol, dissipando pure tutto quel che ha alle corse dei cavalli. Ormai è sul lastrico, distrutto e disperato, imbruttito dalla vita e dalle scelte sbagliate, per cui è estremamente facile irretirlo.

E infatti, l’immobiliarista gli fa sventolare un semplice assegno per convincerlo a cedere facilmente la sua quota di eredità. Ora non gli resta che convincere l’altra ereditiera, Maia, che ha scelto di vivere a Bosco Bianco per dedicarsi alla sua unica passione, quella di scrittrice di favole per bambini, e per dimenticare una storia d’amore naufragata, che le ha lasciato profonde cicatrici nell’animo.

Per convincerla a cedere la sua metà, l’immobiliarista senza cuore invia il suo miglior agente, Giorgio Betti, che le dovrà tentare tutte pur di farle firmare il contratto di vendita.

Giorgio si spaccerà per Samuele (approfittando del fatto che lei non lo conosce proprio), e seguirà le direttive chiare del suo boss, pur di raggiungere lo scopo della missione: tenterà di convincerla attraverso il cospicuo denaro che lui gli vuole offrire, oppure la farà innamorare approfittando poi, della sua debolezza, qualsiasi arma, per il boss, è lecita pur di raggiungere lo scopo finale.

Giorgio Betti è anche lui una vittima del sistema: un uomo che crede nell’amore puro e romantico, ma che ha dovuto invece, affrontare un difficile divorzio, un padre innamoratissimo delle sue due figlie, soffrendo perché non può viverle quotidianamente, una persona costretta a continuare a lavorare per quell’odioso del suo capo, solamente perché non trova il coraggio di mollare tutto e riprendersi la propria vita.

Giorgio, fingendosi Samuele, si presenta a Bosco Bianco e conosce Maia, e subito le entra nel cuore: quella grazia, quella spontaneità, quella gentilezza, quel candore sono indice di un animo puro, proprio quello che lui sta cercando.

È difficile così recitare la parte di Samuele, mentre ti stai innamorando della persona che dovresti ingannare.

Nasce l’amore tra i due, potenza della magia di questo luogo fatato, ma presto o tardi il destino muoverà beffardamente i suoi fili.

Maia scoprirà la verità su Giorgio-Samuele, e delusa lo caccerà via dalla tenuta. Lui, sconfitto, perderà il lavoro, ma non riesce a dimenticare quell’amore sincero nutrito per Maia, unica cosa vera in mezzo a tante false parole dette.

E poiché l’amore vince su tutto e tutti, sarà il destino a sconvolgere nuovamente le carte della vita dei protagonisti.

Così l’avido immobiliarista sarà costretto a cedere a Maia la metà della tenuta acquistata e lei potrà coronare la sua storia d’amore con Giorgio, dopo aver compreso la sincerità e la profondità del suo amore per lei.

La delicata penna di Diego Galdino riesce a raccontare un sentimento tanto struggente, come l’amore, con leggerezza e sincerità, dosando la dolcezza e l’amaro per dar vita a una favola moderna capace di rapirti senza scadere mai nel troppo melenso, una favola che ti rapirà e ti farà sognare, proprio come accade in certe commedie americane, che l’amore, ma quello vero, è già in cerca di te, basta solo lasciare aperta la porta del proprio cuore.

E “le parole gli morirono in gola, perché a rendere bella una favola non è il principe azzurro, ma chi te la legge…’Ti sei perso? Accendo un faro? Così ti ritrovi’ ‘Bosco Bianco è il mio faro… Accendilo!'”

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