‘Tutto chiuso tranne il cielo’. Il nuovo romanzo di Eleonora C. Caruso sull’adolescenza difficile e le sue grandi sofferenze

“Realizza che poteva non tornare solo nel momento in cui un calore soffocante gli slumaca sulla faccia. Fino a poco fa aveva le ciglia fredde, ultracondizionate da tredici ore di bocchetto rotto in classe economy. Fino a poco fa era da nessuna parte, adesso è qui.”

Un viaggio da Milano a Tokio, un anno per provare a ritrovarsi, e poi il ritorno di nuovo a Milano.

Quasi diecimila chilometri di distanza non sono bastati a Julian per ritrovarsi. Ha vissuto nella capitale giapponese un periodo di studio, ha vissuto dentro una specie di bolla, quasi a proteggersi da un universo che fa paura, ma sa che certe ferite dell’animo si rimarginano solo quando fai i conti con il proprio passato, quando ritrovi quei pezzetti mancanti della propria esistenza, quando recuperi quei lembi della propria vita che sembrano sepolti sotto l’oblio della memoria.

Julian è il diciannovenne protagonista dell’ultimo romanzo di Eleonora C. Caruso, ‘Tutto chiuso tranne il cielo’, edito da Mondadori; è il sequel dell’altro suo precedente romanzo, ‘Le ferite originali’, ma nessun timore per chi non l’avesse ancora letto, in quest’ultimo romanzo tutto ciò che non sapete si rivela da sé.

Julian è il fratellino più piccolo di Christian, lui così introverso e taciturno, l’altro così esplosivo, lui che sembra passare quasi inosservato, l’altro, Christian, che invece, lascia profondi segni nell’anima di chi incontra.

Lo abbiamo lasciato diciottenne in procinto di partire per il Giappone, lo ritroviamo diciannovenne, al suo rientro a Milano, durante un’afosa estate.

Oggi ha i capelli blu, una magrezza che spaventa, e grossi problemi con l’alimentazione. È il suo disagio interiore che emerge all’esterno, lui così incapace di raccontarsi.

Ha scelto di vivere in Giappone un anno, per tentare di ritrovarsi. Un ambiente differente da quello in cui ha sempre vissuto, un nuova lingua da imparare, e soprattutto l’universo ideale perdersi.

Perché Tokio, pur essendo una capitale da 9 milioni di abitanti, è la città della solitudine, una città che inghiotte chiunque, fino a renderti trasparente. Una città dove è difficile costruirsi relazioni e amicizie tra persone di etnie diverse, dove, per cultura, non ci si tocca, e Julian ha una tremenda paura degli abbracci.

Ma in questa solitudine, Julian si è perso ma non si è ritrovato. Sarà con il suo ritorno a Milano, che tenterà di cicatrizzare le sue ferite.

Un’estate vissuta a Milano è tutto l’arco temporale dove si svolgerà la trama dell’intenso romanzo di Eleonora C. Caruso. Qui Julian ritroverà l’amica cinese Ann, che cercherà da lui, ora, qualcosa di più di una semplice amicizia; conoscerà Leo un trentenne che fa il turno di notte da precario, in un supermarket, un tizio che ha il cinismo di un occidentale e una filosofia di vita quasi orientale, un perfetto sconosciuto per Julian, incontrato per caso, e con il quale prova a stringere un’amicizia, a fidarsi dell’altro. E poi c’è il padre, sempre così troppo preso dalle vicende del figlio Christian da non vedere il disagio dell’altro suo figlio, quello più piccolo,

che ha sempre considerato ‘normale’. E c’è Cloro, l’amica youtuber conosciuta in Giappone, e ritrovata a Milano, l’unica con cui Julian si sente a proprio agio, anche se parlano poco, forse perché entrambi vivono profondamente il proprio malessere di vivere, anche se per cause differenti. E poi, c’è Dante, il quarantenne ex amante di suo fratello, che lo aiuterà a ricordare ciò che voleva sempre dimenticare, lo aiuterà a fare i conti con il suo passato e i suoi fantasmi.

E, infine, c’è Christian, il vero nodo cruciale dell’esistenza di Julian, l’elemento conflittuale, ma imprescindibile nella sua vita, con cui fare veramente i conti, e che per quasi tutto il romanzo è un ectoplasma evocato, cercato, ma che non sembra mai manifestarsi.

Intorno a questi personaggi si avviluppa la trama del racconto scritto da Eleonora C. Caruso. Lo stile è inconfondibile, un bisturi tagliente che viviseziona i personaggi, che sviscera i fatti, che analizza i luoghi in cui sono ambientate le vicende, quasi a trasformarli in personaggi, essi stessi.

Lo scritto è molto più asciutto rispetto al suo precedente romanzo, perché mancano quasi i dialoghi; qui è tutto più intimistico e introspettivo, perché qui è Julian il protagonista, non suo fratello.

È lui e il suo disagio. Sembra una persona quasi anaffettiva, anche se ha un gran bisogno di affetto, sembra che soffra di anoressia, visto il suo rifiuto verso il cibo, e la sua eccessiva magrezza, ma non è così. Per Julian le etichette non valgono, mai, lui martorizza il suo corpo perché vive solo un profondo dolore. Si fa leggero, quasi trasparente, perché vuole quasi scomparire, inghiottito dall’universo in cui vive. Il corpo, che per Christian è strumento di seduzione, per Julian è il mezzo attraverso cui manifestare tale sua sofferenza interiore.

Il romanzo intessuto da Eleonora C. Caruso è un racconto sulla sottrazione del corpo, sulla sconnessione tra corpo e mente, sull’assenza del corpo nell’amore.

È un romanzo sul disagio giovanile, sulla mancanza di comunicazione e sul bisogno di comunicare. Internet, i social, i tempi di un tweet, la necessità di essere on-line, di apparire, di contare i like ricevuti è il nuovo linguaggio giovanile, veloce, immediato, apparente ma così poco profondo, ma necessario per gridare al mondo che comunque si esiste.

“Alla fine io mi sento più vera online che offline”, dice la youtuber Cloro, e in questa frase c’è tutto il senso della vita vissuta dalla nuova generazione giovanile: una vita vissuta più attraverso i post pubblicati che nei propri corpi, più virtuale che reale.

Il lettore viene pervaso dal profondo senso di angoscia che emerge dalla scrittura, viene trascinato dentro i gorghi di questi disagi umani, avviluppato alle sofferenze vissute, e non può fare a meno di provare compassione per queste anime sofferenti, di amarle profondamente, di sperare, fino all’ultima pagina, che per loro ci sia una, qualsiasi benefica catarsi.

“Julian continua a guardare in alto, appoggiato contro la cornice del finestrino. Le sue domande non cambiano il cielo, però lo raggiungono.”

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