Carlo Lucarelli, ‘Peccato mortale’. Una nuova indagine per il commissario De Luca, costretto a fare i conti con il suo passato

“Se non fosse inciampato sarebbe morto, perché il proiettile spaccò il vetro con lo schianto secco di un colpo di tosse e gli passò tra i capelli sulla nuca, di traverso, lasciandogli sulla pelle una ditata lucida e rossa come una scottatura. De Luca piombò a terra senza neanche avere il tempo di mettere avanti le mani e affondò la faccia in un fagotto gonfio che piú che un sacco, morbido com’era, sembrava un cuscino.”

Torna in libreria il commissario De Luca, nato ventotto anni fa dalla magistrale penna dello scrittore Carlo Lucarelli, con il suo quinto racconto che lo vede come protagonista.

Nuove indagini, nuovi misteri da risolvere, nuove inquietudini da dissipare per il poliziotto bolognese, alle prese questa volta, con un caso molto spinoso.

È ‘Peccato mortale’, edito da Einaudi, il raffinato noir di Lucarelli che sconvolgerà le prossime notti del lettore, avvinto alle serrate indagini del commissario bolognese, mentre schiva i colpi bassi della vita, restando in equilibrio su terreni minati e dovendo pure fare i conti con il proprio passato.

Lucarelli questa volta cala il suo protagonista nell’Italia tra il 25 luglio e l’8 settembre del 1943, in quei quarantacinque giorni che vanno dalla caduta del fascino, alla firma dell’armistizio con gli alleati.

E questa appare già una sorprendente novità letteraria nel racconto del commissario De Luca.

Infatti, le sue storie seguono sempre un percorso temporale progressivo, sin da quando fu partorito nel lontano 1990, con il romanzo ‘Carta bianca’.

Questa volta Carlo Lucarelli gli fa fare un salto indietro nel tempo, in un arco temporale ben circoscritto, quei quarantacinque giorni storici per l’Italia, appunto, quasi come se mancasse un tassello nella vita del commissario, un particolare del suo passato che andava affrontato.

E questo periodo storico racconta un’Italia allucinata, un’Italia sconvolta. Il fascismo era caduto e il Paese si ritrovò, da sera a mattina, con i tedeschi, ex alleati, divenuti invasori.

La confusione regnava forte in quei giorni, in una realtà che sembrava ingovernabile, o con troppi che tentavano di governarla, e dove in molti ne approfittarono per saldare, nel sangue, vecchi conti in sospeso; e proprio in questi giorni così caotici, durante una operazione di polizia per l’arresto di una persona colpevole di praticare la borsa nera, cioè di rivendere a caro prezzo cibi e vettovaglie, di nascosto, eludendo così le disposizioni dell’annonaria, che, per legge, stabiliva sia il prezzo che le quantità di acquisto delle cibarie, il commissario De Luca si imbatté in un delitto strano: “c’è un uomo ammazzato e senza testa” abbandonato proprio in quel casolare.

E il commissario su questo delitto vuole vederci chiaro, capire chi è la vittima e scoprire chi lo ha ucciso. Ma la cosa, invece, sembra proprio non interessare a nessun altro.

“Sentite quello che vi dico, dottore. Andiamoci piano con la storia di quel morto là, – e ammiccò verso il casolare con altri due colpi secchi. – C’è la guerra, sono momenti duri, la gente ha bisogno di farsi coraggio, di pensare bene. Un corpo decapitato, la testa che non si trova… sono storie brutte, storie che fanno paura. L’arresto di un vampiro

affamatore del popolo, il sequestro di un magazzino clandestino pieno di ogni ben di Dio, queste sí che sono notizie che vanno sul giornale. Ne convenite?”.

Lo stile di Lucarelli, così asciutto, lineare, e molto accurato, focalizzato sulle indagini serrate del commissario, avvilupperà la mente del lettore e lo trascinerà dentro questa nuova avventura tutta da leggere in un sol fiato, pagina dopo pagina.

Carlo Lucarelli non usa artifici letterari, non tenta di blandire il lettore con trucchetti da thriller psicologico, qui c’è semplicemente, solo la pura indagine del commissario, un lavoro, il suo, quasi da segugio, girando chilometri a vuoto, fiutando nuove piste, battendo qualunque strada che l’intuizione o una prova scovata, ti conduce; e anche rischiando una scazzottata perché si ficca il naso dove non si dovrebbe. Una indagine articolata, complessa, e pure complicata dai risvolti politici in cui si troverà a indagare il commissario bolognese, che, viste le circostanze diventeranno sempre più pericolose.

Perché di mezzo al brutale delitto ci finiranno invischiati politici e potenti, con cui dovrà fare i conti De Luca, anche a costo di stringere dei compromessi, anche a costo di fare i conti con il proprio passato, con quegli scheletri nascosti nell’armadio che ti possono rendere ricattabile.

Ma lui è comunque un tipo tosto, uno che non molla finché il caso non possa dirsi chiuso, uno che va fino in fondo alle indagini, uno che non si cura poi tanto delle situazioni politiche intorno a sé, visto che più volte nel racconto afferma di essere solo un semplice poliziotto, a caccia della verità, senza dover per forza patteggiare né per i fascisti né per gli antifascisti. E questo farà di lui “un morto che cammina”.

C’è però, anche una umanità nel commissario che lo ammanta di fascino e di curiosità: è un tipo solitario, un segugio instancabile, spesso in preda a una strana ansia, che repentinamente si trasforma in angoscia.

E ha anche una donna, Lorenza, con cui ha una storia, anche se troppo spesso, preso dal sacro fuoco delle indagini, sembra trascurarla, suscitando profondi dispiaceri in lei.

“De Luca la guardò entrare in acqua tra gli schizzi, gridando come una bambina, ed era già arrivato in fondo alla fila dei bottoni quando di nuovo si perse. In un attimo era ancora laggiú, al casolare dell’uomo senza testa”.

Carlo Lucarelli, a ogni iniziò capitolo, poi, inserisce notizie tratte dai giornali dell’epoca per dare al lettore, non solo la misura di come venissero fornite le informazioni, allora, ma anche per farlo calare meglio nella realtà dell’epoca, tra le pieghe di una società smarrita e confusa, dove prima impari le regole per stare al mondo e più facile sarà vivere. Proprio quelle regole che De Luca sembra proprio non voler capire, chiuso quasi in una sorta di mondo parallelo dove contano solo la legge e la capacità d’investigare, per risolvere i casi che gli vengono affidati.

“«Prima, però, – gli aveva detto, – devi tornare tra noi. Perché va bene che ti dovevi adattare, va bene che sei stato male, tutto quello che vuoi, ma te la stai prendendo un po’ comoda, amico mio, e sono almeno un paio di mesi che non mi combini niente. E invece io ho bisogno del tuo fiuto, ho bisogno della magia del grande cacciatore», e gli aveva messo sulla scrivania una cartellina color panna, che era ancora lí, chiusa. De Luca tirò giú le gambe e aprí la cartellina. C’era un foglio solo, un elenco di persone da trovare. Al terzo posto c’era il nome del Ciccione.”

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