Per Valeria Giorgioni l’ospitalità è un mestiere imparato sul campo, stagione dopo stagione, passando da grandi resort sul mare a strutture di montagna, da aperture da preparare a realtà già avviate da riorganizzare. In oltre trent’anni di carriera ha conosciuto molte facce dell’hotellerie e, soprattutto, ha imparato quanto contino la presenza, la lucidità e il rapporto con le persone quando si ha la responsabilità di far funzionare un albergo ogni giorno.
La Sardegna è il filo che attraversa più a lungo la sua storia professionale. Qui Giorgioni ha lavorato in contesti molto diversi tra loro, misurandosi presto con incarichi di grande responsabilità. Tra questi c’è la direzione dell’Alba di Luna, complesso da 250 camere allora legato al gruppo Orovacanze. Un’esperienza che la porta a confrontarsi con numeri importanti, reparti da coordinare e ritmi intensi, in una fase della carriera nella quale il mestiere si costruisce soprattutto attraverso la pratica e la capacità di prendere decisioni con rapidità. Gestire un complesso di quelle dimensioni voleva dire tenere insieme esigenze molto diverse, dal personale ai servizi, senza perdere di vista il motivo per cui tutto quel lavoro esiste: fare in modo che l’ospite si senta accolto e trovi ciò che si aspetta.
A quel periodo si collegano anche gli interventi su altre strutture sarde, tra Posada, Capo d’Orso e l’Hotel San Paolo a Porto San Paolo, dove ha seguito attività di sistemazione, avviamento e messa a punto operativa. Sono incarichi che dicono molto del tipo di responsabilità con cui Giorgioni ha avuto a che fare negli anni: non soltanto amministrare ciò che già esiste, ma arrivare nei momenti in cui bisogna capire cosa manca, rimettere ordine, dare un ritmo al lavoro e preparare persone e servizi a una nuova partenza. È un tipo di lavoro che lascia poco spazio all’improvvisazione, anche quando bisogna essere pronti a cambiare programma in corsa.
È in esperienze come queste che si definisce il suo modo di dirigere. Giorgioni ha sempre indicato nella trasparenza e nella professionalità due riferimenti essenziali, ma il loro significato, nel suo caso, è molto concreto. Vuol dire essere chiari con i collaboratori, conoscere da vicino ciò che accade nei reparti, assumersi la responsabilità delle scelte e non perdere il contatto con la vita quotidiana dell’hotel. Un direttore, nella sua visione, deve sapere quando intervenire e quando invece lasciare spazio a chi conosce bene il proprio compito. L’autorevolezza, insomma, si costruisce anche così: facendosi trovare quando serve e creando intorno a sé un clima nel quale ciascuno sappia cosa fare.
Porto Rotondo diventa poi uno dei luoghi centrali della sua carriera. Per quattordici anni Giorgioni guida il Residence Gardens nell’ambito di Eurotel Italia, legando una parte importante della propria vita professionale a una delle destinazioni più conosciute della Sardegna. È un incarico lungo, che le permette di seguire il cambiamento del turismo e delle aspettative degli ospiti, ma anche di misurarsi con una continuità diversa rispetto alle fasi di apertura o rilancio.
Quattordici anni nello stesso luogo significano conoscere le stagioni buone e quelle più complicate, vedere cambiare il pubblico, accorgersi di nuove abitudini prima che diventino la norma. Significano anche capire quali aspetti meritano di essere conservati e quali, invece, hanno bisogno di essere aggiornati. È un rapporto con il tempo che difficilmente emerge da un curriculum, ma che pesa molto nella formazione di chi dirige.
Nello stesso ambito societario si occupa anche dei complessi Asfodeli e Bouganville, seguendone la rimessa in funzione, l’avviamento e la successiva gestione. Porto Rotondo diventa così un osservatorio privilegiato su un’ospitalità esigente, abituata a una clientela internazionale e a standard elevati. Qui la qualità passa anche dalla discrezione, dalla capacità di far sentire l’ospite seguito senza rendere visibile ogni passaggio necessario per arrivare a quel risultato.
Gli anni trascorsi alla guida di strutture così diverse costruiscono anche una reputazione professionale che, nel tempo, porta a riconoscimenti personali. Tra questi Giorgioni ricorda i ringraziamenti ricevuti da Silvio Berlusconi, che ne apprezzò la dedizione e la serietà dimostrate nel lavoro. Un episodio che entra nella sua storia senza bisogno di essere caricato di significati ulteriori: resta una testimonianza di stima maturata all’interno di una carriera fondata soprattutto sulla continuità e sull’affidabilità.
Poi il paesaggio cambia. Dalla Sardegna Giorgioni arriva sulle Dolomiti, dove segue una fase di apertura del Grand Hotel Carezza. Mare e montagna richiedono attenzioni diverse, hanno tempi differenti e parlano a pubblici che vivono il soggiorno in modo diverso. Per chi arriva da una lunga esperienza nelle località costiere è un passaggio importante, perché obbliga a rimettere in discussione automatismi e abitudini, adattando ciò che si è imparato a un contesto nuovo. Un’apertura, inoltre, ha sempre qualcosa di irripetibile: bisogna verificare sul campo ciò che fino al giorno prima era stato pianificato, correggere ciò che non funziona e dare alla squadra sicurezza proprio mentre tutto sta iniziando.
È forse proprio questa disponibilità a leggere ogni luogo per quello che è, senza imporre formule già pronte, uno degli aspetti più riconoscibili del suo lavoro. L’esperienza accumulata negli anni le offre strumenti e sicurezza, ma non sostituisce mai l’osservazione. Ogni albergo ha un carattere proprio, una squadra diversa, punti di forza da valorizzare e criticità da affrontare. La direzione, per Giorgioni, parte sempre da lì.
Anche l’Hotel Petri Marini di Aglientu rientra tra le tappe della sua carriera. Qui ricopre il ruolo di direttrice, seguendo da vicino il funzionamento della struttura, la qualità dei servizi e il rapporto con gli ospiti. È un’esperienza che conferma un tratto già emerso altrove: la tendenza a non vivere il ruolo direttivo come una posizione separata dal resto dell’albergo. Conoscere ciò che accade, parlare con il personale, ascoltare le esigenze di chi soggiorna e capire dove intervenire fanno parte dello stesso mestiere.
In fondo, è proprio il rapporto con le persone a tenere insieme molti dei passaggi della sua storia professionale. Un hotel può essere ben progettato e avere servizi di livello, ma la qualità dell’accoglienza dipende in larga parte da chi quei servizi li rende vivi ogni giorno. Giorgioni ha lavorato a lungo con squadre numerose, imparando quanto contino la chiarezza, la fiducia e la capacità di riconoscere le competenze di ciascuno. Anche nei momenti più intensi, quando gli imprevisti si sovrappongono e le decisioni devono essere rapide, è la tenuta del gruppo a fare la differenza.
Oggi questa lunga esperienza confluisce nel ruolo di General Manager a La Smeraldina Resort. Per Giorgioni è un nuovo capitolo in Sardegna, la terra che più di ogni altra ha accompagnato la sua carriera. Qui segue la conduzione operativa, l’organizzazione e il personale, portando con sé quanto maturato negli anni tra grandi complessi, residence e hotel. È un incarico che la riporta ancora una volta al centro di quel lavoro quotidiano che conosce bene: tenere insieme persone, servizi e scelte, dando continuità a un progetto senza perdere attenzione per ciò che accade ogni giorno.
La Smeraldina arriva dunque dentro una storia già ricca, senza rappresentarne semplicemente il punto di arrivo. Ogni nuova gestione rimette in movimento competenze, abitudini e responsabilità, perché nessun albergo resta uguale a sé stesso e nessuna stagione replica davvero quella precedente. È questa consapevolezza a dare continuità al lavoro di Giorgioni: conoscere bene il mestiere senza considerarlo mai scontato.
Guardando indietro, i nomi delle strutture raccontano certamente una carriera lunga e articolata, ma da soli non bastano a spiegare ciò che l’ha definita. Alba di Luna, Porto Rotondo, Carezza, Petri Marini e oggi La Smeraldina sono luoghi nei quali Giorgioni ha incontrato problemi diversi, persone diverse e modi differenti di intendere l’accoglienza. A unirli è il modo in cui ha scelto di stare dentro il proprio ruolo: con presenza, concretezza e una responsabilità mai affidata soltanto al titolo.
Dopo oltre trent’anni nell’hotellerie, trasparenza e professionalità restano i due punti fermi che Giorgioni continua a portare con sé. Non come parole da curriculum, ma come un modo di lavorare costruito nel tempo. È lì che la sua storia trova il tratto più personale: nella capacità di entrare in un luogo, comprenderne il ritmo e accompagnarlo verso un funzionamento più solido, senza perdere di vista le persone che ogni giorno gli danno vita.