Valentina Farinaccio la famiglia è sempre al centro della sua vita La scrittura è sua linfa vitale

Valentina Farinaccio ha esordito, nel 2016, col romanzo “La strada del ritorno è sempre più corta”, vincitore del Premio Kihlgren, del Premio Rapallo Opera Prima, e del premio Adotta Un Esordiente. Nel 2018 è uscito, sempre per Mondadori, il romanzo “Le poche cose certe”, finalista al Premio Chianti. Giornalista e critico musicale, scrive per “Il Venerdì di Repubblica”, e parla di musica su Radio Capital e Rai1.

Valentina Farinaccio ha una scrittura così densa ed evocativa che l’unica cosa che si può fare è perdersi tra le sue pagine. La sua propensione al racconto non lascia scampo: imbriglia nella rete delle sue parole, nella bellezza delle immagini che descrive, nella fluidità con cui colora ogni personaggio rendendo i contorni sempre più marcati, definiti.

Valentina Farinaccio quali sono le poche cose certe che è sicura che le danno benessere?

Sarò banale, lo so, ma senza dubbio la mia famiglia, il mio lavoro, e la pizza.”

Nella vita quanto è importante far memoria dei ricordi positivi, per allontanare i ricordi negativi che ci schiacciano?

In verità credo anche nel contrario, ovvero nel fatto che certi ricordi negativi possano aiutare ad apprezzare quelli positivi. Insomma, io credo nella memoria, tutta. Non bisogna dimenticare niente, ma camminare, guardare avanti sempre.”

Inizia il secondo capitolo con una frase molto forte:” Il rumore crudele del genere umano.” Valentina Farinaccio c’è ancora una possibilità di salvezza e redenzione per “essere” umani?

Certo che c’è, anche se questi tempi che stiamo vivendo la stanno mettendo duramente alla prova. Mi piacerebbe, comunque, coltivare il sogno di un’umanità meno giudicante verso il prossimo.”

Qual è il suo rapporto con Signora Fantasia? Quando insieme vi recate nella regione bianca della creatività Valentina Farinaccio come diventa?

Ogni mattina mi metto davanti al computer e scrivo. Scrivo per ore, talvolta riuscendo, talvolta fallendo. La fantasia è uno degli ingredienti, certo, il resto lo fanno la fatica, la disciplina, e l’urgenza di raccontare. Mi sento molto fortunata, comunque, perché il mio lavoro e il mio sogno d’infanzia oggi combaciano.”

Nel testo dice che tutte persone più importanti hanno per noi una divisa del ricordo. Valentina Farinaccio qual è la sua divisa più bella?

Ai tempi del liceo, io e la mia compagna di banco, Claudia, avevamo una maglia uguale. Era blu, con una scritta bianca davanti che diceva: “I miei sogni? Tante idee fra le nuvole”. Ecco, la mia divisa del ricordo è quella. Mi vedo ancora vestita così.”

Arturo, il protagonista del romanzo, ci ricorda che la gentilezza esiste ancora, anche col semplice alzarsi e cedere il posto sul tram a una persona anziana. Valentina Farinaccio cosa si può fare per riportare nei cuori la nobiltà della gentilezza?

Magari lo sapessi! Confido molto nei genitori, però, e nella scuola. Confido nei nonni, e nei libri. Bisogna allenare alla gentilezza i bambini, i ragazzi. Bisogna raccontare loro di quanto una parola gentile possa essere più rivoluzionaria e incisiva di un gesto arrogante.”

È nel saper perdere le occasioni dell’amore che prima o poi si impara a non perdere l’amore?

No, è piuttosto nel saper lasciare andare. Moravia, ne Gli indifferenti, scrive: “Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia”. Ecco, credo s’impari a non perdere l’amore (e per amore intendo tutte le forme di bellezza che la vita ci offre) quando s’impara, prima di tutto, a mandare via quello che non ci fa più stare bene.”

Nel testo dice che diventiamo veramente adulti solo quando rimaniamo senza i genitori. Mi sembra un modo un po’ troppo drastico per diventare definitivamente adulti. Forse le serve per rappresentare la drasticità della vita di Arturo?

La vita di Arturo è una vita estrema, sì. Non riesce a diventare grande, in fondo. Non riesce a prendersi la responsabilità della sua esistenza, e galleggia, nonostante gli anni, in una condizione di eterna giovinezza che i suoi genitori, in qualche modo, agevolano. A prescindere da lui, comunque, penso che finché ci sono i genitori si resti un po’ figli. Smettere di esserlo è sempre un passaggio delicato, per chiunque.”

Quasi tutti i capitoli del suo libro si intitolano “Andata” e “Ritorno”. La Valentina Farinaccio scrittrice quale storia del suo passato vorrebbe riscrivere per vivere un presente migliore? E quale storia vorrebbe scrivere per vivere un futuro più degno di lei riscattandosi dal passato?

C’è una sola storia, che riscriverei. È quella di mio nonno che un giorno va a togliersi un’ernia e muore, a 69 anni, perché il chirurgo sbaglia l’intervento. Ecco, nella storia che riscriverei, va tutto bene, e mio nonno può tornare a casa.

Cito dal testo: “Atlantide pareva nata per meritarsi delle sorprese.” E Valentina Farinaccio dalla scrittura che sorprese si aspetta?

Sto scrivendo il nuovo romanzo: Ogni giorno è una sorpresa.”

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares