Oncologia, ricerca e multidisciplinarità dell’Ospedale Centrale di Bolzano: il percorso professionale del Dottor Luca Tondulli

La medicina oncologica ha cambiato volto negli ultimi anni. Lo ha fatto attraverso farmaci più mirati, diagnosi sempre più precise, tecnologie capaci di leggere la malattia con una profondità impensabile fino a poco tempo fa. Ma, accanto alla crescita scientifica, resta un elemento che continua a fare la differenza nella vita dei pazienti: la capacità di costruire attorno alla persona un percorso ordinato, condiviso, comprensibile. È dentro questa idea di cura che si inserisce il lavoro del dottor Luca Tondulli, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia Medica dell’Ospedale Centrale di Bolzano, professionista che ha attraversato alcune delle principali realtà oncologiche italiane prima di assumere un ruolo di riferimento nella sanità altoatesina.

Il suo percorso racconta bene l’evoluzione dell’oncologia contemporanea. Laureato con lode in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Pavia e specializzato in Oncologia Medica all’Università degli Studi di Genova, Tondulli ha maturato la propria esperienza clinica e scientifica in contesti diversi, dall’IRCCS Humanitas di Rozzano all’Ospedale Sant’Orsola Fatebenefratelli di Brescia, dal San Raffaele di Milano all’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, dove ha lavorato a lungo come dirigente medico e ha svolto anche attività didattica presso la Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica. Un percorso costruito dentro la pratica quotidiana, ma anche nel confronto continuo con la ricerca, con i gruppi multidisciplinari e con la necessità di tradurre l’innovazione in scelte concrete per i pazienti.

Dal dicembre 2022 è alla guida dell’Oncologia Medica dell’Ospedale Centrale di Bolzano. Dal 2025 ricopre inoltre il ruolo di coordinatore medico della collaborazione organizzativa tra oncologie, radioterapia, ematologia e centro trapianti dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige. È un incarico che fotografa con chiarezza una delle direzioni più importanti della medicina oncologica attuale: la cura non può essere pensata come il risultato di una singola competenza, ma come l’esito di un confronto costante tra specialisti. Ogni diagnosi porta con sé aspetti clinici, radiologici, chirurgici, biologici, psicologici e organizzativi. Metterli in relazione significa ridurre la frammentazione, evitare passaggi superflui e accompagnare il paziente dentro un percorso più solido.

Nel reparto guidato da Tondulli, il metodo multidisciplinare non è un principio teorico, ma una pratica concreta. La discussione collegiale dei casi consente di definire con maggiore rapidità il percorso terapeutico, individuare gli esami davvero necessari e contenere il rischio di ripetizioni che possono allungare i tempi senza aggiungere informazioni decisive. Il vantaggio riguarda prima di tutto il paziente, che trova davanti a sé una presa in carico più chiara, ma anche il sistema sanitario, perché una decisione condivisa permette di usare meglio risorse, competenze e tecnologie. In oncologia, dove ogni passaggio può incidere sull’avvio delle terapie e sulla qualità della vita, l’organizzazione diventa parte stessa della cura.

Uno dei temi centrali del lavoro del dott. Tondulli è la trasformazione prodotta dalla biologia molecolare. Negli ultimi quindici anni la diagnostica oncologica ha cambiato profondamente il proprio modo di leggere la malattia. Non basta più definire un tumore soltanto dal punto di vista anatomico o istologico; sempre più spesso è necessario conoscerne il profilo molecolare, individuare eventuali alterazioni genetiche e capire se esistano trattamenti mirati o protocolli di ricerca adatti a quel caso specifico. Le tecniche di sequenziamento di nuova generazione hanno reso questo approccio sempre più rilevante e hanno aperto la strada alla medicina di precisione, che non considera il tumore come una categoria generica, ma prova a comprenderne le caratteristiche biologiche profonde.

Anche una realtà non metropolitana come Bolzano dispone di un laboratorio di biologia molecolare efficiente, elemento importante per garantire ai pazienti percorsi diagnostici aggiornati senza costringerli a spostamenti inutili. Questo aspetto ha un valore clinico e umano insieme: poter eseguire indagini avanzate all’interno di una rete territoriale organizzata significa rendere l’innovazione più accessibile, più vicina e più integrata nella vita reale delle persone. La caratterizzazione molecolare dei tumori è oggi il presupposto per accedere a molte terapie a bersaglio molecolare, per valutare l’inserimento in studi clinici e per definire con maggiore precisione la strategia terapeutica.

Accanto alla biologia molecolare sono cresciute anche le metodiche di imaging, la medicina nucleare, la qualità delle indagini radiologiche e, più recentemente, l’impiego dell’intelligenza artificiale come supporto all’inquadramento diagnostico. Il punto non è sostituire il giudizio clinico, ma offrire al medico strumenti più accurati per comprendere meglio la malattia e scegliere con maggiore consapevolezza. La tecnologia diventa davvero utile quando aiuta a rendere il percorso più preciso, non quando aggiunge complessità fine a sé stessa. Anche per questo la lettura dei dati deve restare inserita dentro una valutazione complessiva, capace di tenere insieme evidenze scientifiche, condizioni del paziente, storia clinica e obiettivi di cura.

L’attività del reparto si muove su più livelli. C’è la gestione clinica quotidiana dei pazienti con tumori solidi, attraverso trattamenti che comprendono chemioterapia, immunoterapia, ormonoterapia e farmaci a bersaglio molecolare. C’è poi un lavoro meno visibile, ma decisivo, legato all’organizzazione dei percorsi, alla selezione degli esami, al confronto con gli altri specialisti e alla continuità dell’assistenza. L’oncologia moderna, infatti, non si esaurisce nella fase attiva della terapia. Le diagnosi più precoci e l’efficacia crescente dei trattamenti hanno aumentato il numero di persone che convivono a lungo con una storia oncologica. Questo richiede controlli programmati, riferimenti chiari e una sorveglianza capace di intercettare tempestivamente eventuali recidive.

A Bolzano questo aspetto ha portato all’attivazione di un servizio dedicato presso la Casa della Comunità. L’obiettivo è evitare quella sensazione di abbandono che molti pazienti possono avvertire al termine delle terapie attive, quando il contatto con l’ospedale diventa meno frequente ma il bisogno di essere seguiti resta forte. Il follow-up viene organizzato in modo strutturato, con controlli definiti e una responsabilità clinica che rimane in capo allo stesso reparto che ha accompagnato la persona fin dall’inizio. È una scelta importante perché riconosce che la cura oncologica non termina con l’ultima somministrazione di farmaco o con la conclusione di un ciclo terapeutico. Prosegue nel tempo, nella prevenzione delle ricadute, nel monitoraggio degli effetti tardivi, nella capacità di restituire al paziente un senso di continuità e sicurezza.

Accanto alla gestione generale, l’Oncologia Medica di Bolzano ha sviluppato percorsi dedicati a specifiche tipologie di pazienti. La Breast Unit certificata EUSOMA segue le donne con tumore mammario secondo standard riconosciuti a livello europeo, integrando competenze diverse in un percorso che richiede precisione diagnostica, attenzione chirurgica, trattamenti sistemici, radioterapia e accompagnamento nel tempo. L’ambulatorio dell’eredo-familiarità si rivolge invece a persone portatrici di mutazioni genetiche che possono aumentare il rischio di sviluppare un tumore nel corso della vita. In questi casi il tema non riguarda soltanto la cura della malattia, ma anche la prevenzione personalizzata, la sorveglianza e, quando necessario, il coinvolgimento dei familiari in un percorso informato e mirato.

La ricerca clinica rappresenta un altro tassello essenziale dell’attività di Tondulli. Il suo curriculum documenta un impegno avviato sin dai primi anni Duemila come principal investigator e sub-investigator in studi clinici nazionali e internazionali di fase II e III. A Bolzano il reparto è sede di una Clinical Trial Unit realizzata con il Servizio per l’Innovazione, la Ricerca e l’Insegnamento dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, con figure dedicate al coordinamento degli studi clinici oncologici. La presenza di una struttura di questo tipo è rilevante perché consente ai pazienti di accedere, quando esistono le condizioni, a protocolli sperimentali controllati e a percorsi terapeutici inseriti dentro reti di ricerca più ampie.

Le pubblicazioni scientifiche di Tondulli attraversano diverse aree dell’oncologia: tumori cutanei, melanoma, carcinoma del polmone, tumori del distretto testa-collo, carcinoma mammario, tumori gastrointestinali, colangiocarcinoma, carcinoma renale, medicina di precisione e biomarcatori. Non si tratta di una produzione confinata a un solo ambito, ma di un’attività che riflette la complessità dell’oncologia medica e la necessità di lavorare su più fronti. Negli anni, il suo nome compare in studi pubblicati su riviste internazionali e in lavori legati anche alla pratica clinica reale, terreno particolarmente importante perché permette di osservare come le terapie funzionino fuori dai confini più selettivi degli studi registrativi.

La sua esperienza maturata a Verona, soprattutto nell’ambito delle neoplasie del distretto testa-collo e cutanee, ha rafforzato il rapporto tra attività clinica, gruppi multidisciplinari e percorsi diagnostico-terapeutici. La collaborazione con la Rete Oncologica del Veneto e con AIOM per la stesura di PDTA e linee guida testimonia un modo di intendere la professione che supera il singolo reparto e guarda alla costruzione di modelli condivisi. Questo elemento ritorna anche nel ruolo di segretario AIOM per il Trentino-Alto Adige per il biennio 2025-2027 e nella partecipazione a società scientifiche nazionali e internazionali, tra cui ESMO, AIOM, CIPOMO, IMI, GOIRC, SIPO e GOIM. Sono appartenenze che indicano un confronto costante con la comunità scientifica e con l’evoluzione delle pratiche cliniche.

Dentro questa traiettoria, il dottor Tondulli appare come un medico abituato a tenere insieme due dimensioni decisive dell’oncologia contemporanea: la medicina di precisione e l’organizzazione concreta della cura. La prima consente di leggere il tumore con strumenti sempre più raffinati; la seconda permette di trasformare quella conoscenza in un percorso accessibile, ordinato e sostenibile per il paziente. Senza una struttura capace di coordinare competenze, tempi e decisioni, anche l’innovazione più avanzata rischia di restare distante dalla pratica quotidiana.

Alla guida dell’Oncologia Medica di Bolzano, Tondulli porta l’esperienza maturata nei grandi centri, la pratica della ricerca clinica e una visione fondata sul confronto tra professionisti. In un reparto oncologico, infatti, non si curano solo malattie complesse, ma si accompagnano persone che attraversano diagnosi, paure, attese e scelte difficili. Per questo la chiarezza diventa parte della cura: spiegare il percorso, motivare gli esami, condividere le decisioni e mantenere una continuità anche dopo la fase più intensa delle terapie.

È in questa concretezza che il suo lavoro trova una cifra riconoscibile. Curare un tumore significa scegliere la terapia più adatta, ma anche costruire attorno al paziente una squadra capace di restare presente nel tempo, dalla diagnosi al follow-up, dalla prevenzione alla vita che riprende il proprio spazio. In un campo in continua trasformazione, il valore di un modello come quello sviluppato a Bolzano sta proprio nella capacità di unire innovazione, responsabilità clinica e attenzione alla persona.

 

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