Matteo Sivero: un giovane talento già grande e firmato. Un percorso di vita, tra Sud e Nord, che si descrive da sé.

Il grande pittore cubista Pablo Picasso sosteneva: “Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi.” Un’infanzia come un suolo su cui andremo a camminare per tutta la vita e che tracceremo con solchi più o meno profondi, tappe fondamentali per diventare non solo uomini ma essere umani.

Oggi la differenza tra chi è un semplice uomo e chi, invece, è persona di valore, dotata della sua valigia di sensibilità, sapere, cultura, curiosità e passione, è la stessa che passa tra chi decide di scrivere da bimbo la sua vita e chi decide che invece siano gli altri a tracciarne le righe.

Chi ha spalancato le finestre della sua infanzia in modo già forte, aiutato ad aprire le persiane della sua anima dalla sua famiglia e dalla nonna Rita, è il più giovane chef stellato d’Italia: Matteo Sivero. Matteo non proviene da una famiglia di ristoratori, ma da una nonna che da sola con dolcezza e sorriso, come tutte le nonne sensibili, l’ha accompagnato nel suo mondo. Un mondo fatto di nonne, ovvero grembiuli sporchi, mani infarinate, capelli arruffati, amore nel pulire le verdure, voglia continua di accontentare qualsiasi richiesta del nipote e tanta, tanta comprensione e amorevolezza. Nonna Rita è stata ed è il suo faro, colei che per gioco e con gioco, l’ha condotto nel mondo dei fornelli, per lei pane quotidiano e hobby, per Matteo di lì a poco il suo avvenire.

Il resto lo scrive la penna della sua passione: si diploma all’Istituto Alberghiero “Angelo Berti” di Verona e nel 2015 entra nel Ristorante stellato La Fontanina di Verona, come primo chef. A soli 19 anni, dunque, Matteo si ritrova al timone di un ristorante stellato con indosso la sua divisa, sotto la quale pulsa una corazza di grinta e passione: mai masticare, ma sempre mordere la vita, mai camminare su un selciato già tracciato, ma correre e disegnare nuove strade, mai rimandare, ma fare. Questi sono gli elementi che rendono una persona non migliore degli altri, ma diversa e sicuramente vincente anzi stellata.

La stella viene riconfermata per ben sei volte e oggi Matteo può vantare questo titolo: essere in assoluto lo chef più giovane d’Italia ad avere una stella Michelin; un riconoscimento molto ambito nel settore della ristorazione, che ti fa vestire bene, ti fa sentire elegantemente appropriato con la divisa del tuo avvenire e ti fa apprezzare ancor meglio quella pasta, pomodoro e basilico, preparata da nonna Rita e che oggi lui ripropone, realizzandola con le sue mani, anche se, nel cuore, in realtà sono quattro le mani intrecciate: le sue con quelle dell’amata nonna.

L’amore è anche nel sacrificio, a cui Matteo non si è mai sottratto: lavorando in panificio di notte per diversi mesi, infatti, il nostro giovane, oggi stellato, ha appreso l’arte della panificazione, mentre, durante il resto del giorno, non si sottraeva ai suoi impegni nel ristorante.

Voglia di imparare, di mettersi alla prova, di creare: tutto questo e molto altro è nella sua cucina, perchè, ci racconta: “Dopo poche volte che faccio una ricetta, provo a sperimentare e magari in questo modo arrivo anche a “scoprire” una ricetta nuova.”

Oggi i suoi piatti raccontano di sé, della sua infanzia, dei suoi due maestri accademici, Fulvio De Santo e Sandro Moro, delle sue esperienze, di quelle giornate passate non come tanti suoi coetanei, anche spensierati, ma a macinare, stando ore ed ore in cucina ad elaborare, inventare, sapendo che quello era il suo destino e che nessun lavoro scelto con passione pesa. Nessun impegno, infatti, se portato avanti con il cuore poi si abbandona, ma, anzi, reclama una sempre maggior attenzione e cura, che non segue un rigido iter di orologio perché non è solo un mestiere, ma una vera e propria scelta di vita.

Oggi questa scelta Matteo la riconferma ogni giorno, l’abbraccia e vuole solo consacrarla, presto magari anche con un suo ristorante: le idee sono tante, la voglia immensa, la fame di farcela anche… la stella conquistata e la passione fanno sempre da guida.

Lui è e sarà l’esempio per tutti di come un bambino non deve essere un vaso da riempire per soddisfare altrui aspettative, ma un fuoco da accendere, che divampa nell’anima e nella vita.

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