Massimo Bucciarelli e l ‘Antico Podere Casanova di Castellina in Chianti: una storia d’amore lunga una vita

Non sono solo le grandi città a custodire tesori preziosi, ma, da sempre, una delle ricchezze più importanti del nostro Paese è quella paesaggistica: l’Italia è una penisola in grado di regalarci panorami emozionanti e scorci di natura su cui l’occhio si perde ed il cuore si rilassa.

Lo sapevano benissimo anche i nostri avi e i grandi del passato, che erano soliti ritirarsi in campagna per distaccarsi un po’ dal trambusto delle grandi città. La Toscana, ad esempio, oltre alla ben nota Vinci, che diede i natali al genio leonardesco, vanta colline che ospitano vigneti rigogliosi a perdita d’occhio e nelle vicinanze di Firenze, nel territorio di Castellina in Chianti, si possono riscoprire terre dall’alto valore storico, artistico e culturale. Ne sono riprova alcuni documenti catastali che attestano come Michelangelo Buonarroti, nel 1549, investì con entusiasmo proprio in queste zone, acquisendo terreni rimasti di proprietà della sua famiglia fino al 1863.

Il grande artista era solito dormire in una torre vicino all’Antico Podere e, proprio alla luce dei documenti ritrovati, è nata l’idea di fare uno studio di tipo storico, scevro dall’interesse economico, per raccontare la storia di questo territorio e del podere stesso: “Il Chianti di Michelangelo”, scritto da Vito De Meo.

Oggi questi terreni sono di proprietà della famiglia Bucciarelli, che ne acquisì il possesso nel 1926, legando in tal modo il proprio nome all’Antico Podere Casanova, attualmente gestito da Massimo, da sempre innamorato della sua terra, che conosce come le sue tasche e dove già a 5 anni giocava usando il trattore, un “balocco” piuttosto inconsueto per un fanciullo di quell’età…

Anche grazie agli sforzi dei genitori, Ezio e Lina, oggi l’Antico Podere Casanova è un agriturismo, dotato di 3 appartamenti con piscina, 10 ettari di vigneto (80% coltivati a Sangiovese, per il resto Canaiolo e Colorino toscano, ricavato da un filare del 1926) e una cantina da 500 mq.

L’azienda può contare, inoltre, su 2000 piante di olivo, utili per produrre olio, certificato biologico dal 2003.

Due sono le tipologie di vino realizzate: Chianti Classico Riserva e Gandino (90% Sangiovese e 10% Canaiolo), per il quale è previsto anche un affinamento in botti di castagno. Anche i vini possono fregiarsi della certificazione biologica, dal 2007 e sicuramente anche questo aspetto ha contribuito al successo commerciale di questi prodotti che sono diffusi ed apprezzati non solo in Italia, ma anche in America, Olanda e Norvegia.

Massimo, affiancato dal fratello Riccardo, si occupa in prima persona della commercializzazione dei suoi prodotti, esclusivamente in bottiglia o in Tetrapack, avendo cura di sviluppare la relazione con i suoi clienti, anche partecipando a grandi fiere, come il Vinitaly, o a qualche concorso di settore.

Dal 1994 al 2007, Massimo ci racconta di aver lavorato come responsabile per una azienda agraria locale da 50 ettari, dove la manodopera era fondamentalmente straniera. Ciò a volte è un problema perché la cura e il rispetto per la pianta si vanno perdendo, ne sono riprova la potatura e la legatura dei tralci, fondamentali per uno sviluppo equilibrato della pianta stessa, che Massimo, sempre positivo e sorridente, tratta come una figlia, curando i dettagli: le legature, ad esempio, sono eseguite esclusivamente con rami di salice e non con fascette di plastica, non biodegradabili.

E’ un lavoro impegnativo, ma che lui  ama tanto, e sul quale ha investito e continua a farlo: l’anno scorso è stato acquistato un escavatore da 250 quintali e ora c’è in cantiere l’acquisizione di altri 3 ettari di vigneto e, in futuro, di una linea di imbottigliamento, con l’obiettivo di poter espandere il parco clienti.

Oggi Massimo è un uomo di 50 anni, soddisfatto di ciò che ha fatto, con una vita fruttuosa e corposa alle spalle, ma ancora con tanta voglia di fare, in quello che per lui è un mondo bellissimo, se si è in grado di comprenderlo ed apprezzarlo sino in fondo. Da buon toscano adora il vin Santo e i vini rossi che nelle fine giornate lavorative, in compagnia o da soli, riscaldano l’anima e il cuore, facendo da riflesso di se stessi attraverso il cristallo di un bicchiere.

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