Luciano Mattia Cannito è il coreografo delle emozioni e dell’arte quando non conosce fatica.

Le luci sono basse e i pochi sprazzi mostrano una polvere paziente e curiosa: sul palco la ballerina ha i capelli raccolti per gioco e prova i passi del cuore, che scivolano lisci senza impegno di memoria. Sul palco, lei è Giselle, nelle gambe forti ha il balletto più romantico di sempre, ripete per sentire dentro un’emozione, ascolta il rumore delle punte sul legno fedele per far vivere la danza e dominarla: solo così può sentirsi reale, e a galla. Il coreografo spia ogni gesto nascosto nell’ombra e non vede la fatica, non sente il dolore ai piedi o il colore della stanchezza, sfiora solamente passione: non esistono sacrificio e distrazione, vivere il palco e la danza è per entrambi l’unico gesto possibile. Lui si chiama Luciano Mattia Cannito e il teatro è il suo antidoto alla vita, è lo zucchero quando qualcosa intorno è amaro e la nebbia avvolge gli occhi: davanti a sé vede il traguardo, ogni passo delicato è merito suo e scorre leggero nei muscoli della ballerina. Le passioni non si cercano, ti arrivano addosso, dice lui, con gli occhi ricchi di entusiasmo e sicurezza: la danza è una scelta e lo accompagna da tutta la vita, senza mezze misure, come una passione totalizzante, dove non esistono sacrifici e il corpo diventa lo strumento per raccontare e mettere in scena le emozioni. È l’arte di portare a galla le vibrazioni e di controllare il corpo per offrire le sensazioni a chi accetta il regalo dello spettacolo. Quello che fa un artista con la danza è superare i limiti di gravità, ci spiega il coreografo: i limiti del corpo non sono più reali e si va oltre per rendere ogni passo armonico e in simbiosi con la musica e con le emozioni del racconto. Se non hai la passione, questo lavoro non lo fai, dice sicuro, con la voce calma e delicata: classe 1962, oggi Cannito ha un curriculum notevole, ricco di esperienze in Italia e oltreoceano. In un periodo statico per il teatro, dopo due anni di paure e di crisi per il settore, lui investe e lo fa con il piglio geniale di chi conosce sì il palcoscenico, ma soprattutto il cuore degli spettatori. Il suo intento è di creare nuove opportunità per giovani di talento, un modo proiettato al futuro per ringraziare chi, in passato, ha creduto in lui quando era un giovane innamorato di questa disciplina. Nel suo pensiero “la danza è teatro” e insieme con la sua musica ha la dote di ricreare quel momento capace di emozionare e creare una connessione unica con il pubblico: le persone decidono di sedersi davanti alla bellezza di un balletto, si preparano a sfiorare la bellezza di artisti dal vivo e stabilire con loro un mondo emotivo unico nella sua immediatezza e non riproducibile. Dal 23 dicembre al 6 gennaio è andato in scena al Teatro Atlantico Live Roma, Lo Schiaccianoci: il teatro si trasforma in una magica favola di Natale e mette in scena una versione coreografica, dove il misterioso Drosselmeyer ha un ruolo caratteristico. È una figura fantastica, a cavallo tra l’angelo custode e il mago: nascosto inizialmente negli abiti di un mendicante, regala alla piccola Clara un sogno meraviglioso per premiare la sua purezza infantile e condurla in un regno fatato di giocattoli, principi e principesse. Al centro della rappresentazione pulsa una visione onirica di una delle fiabe più famose di tutti i tempi e sul palco esplode la fiaba che diventa poesia nel cuore del coreografo: i ballerini la vivono ogni volta con nuove emozioni, intanto il pubblico sfiora la malinconia dei gesti, la bellezza di qualcosa di unico da portare con sé.

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