Nel mondo dell’hôtellerie convivono manager che amministrano strutture e altri che custodiscono visioni. Il dottor Giacomo Battafarano appartiene a questa seconda categoria: la sua traiettoria professionale – dalle esperienze internazionali fino alla guida delle eccellenze del gruppo Rocco Forte Hotels nel Sud Italia – racconta un’idea di ospitalità che supera il concetto di servizio per trasformarsi in cultura, metodo e responsabilità.
Originario di Matera, formatosi tra la LUISS Business School, l’INSEAD e la Cornell University, Battafarano ha costruito un percorso che unisce rigore gestionale e sensibilità umana. Dopo aver guidato realtà complesse come il Verdura Resort, oggi coordina un ecosistema che comprende Hotel de Russie, Hotel de la Ville, Rocco Forte House, Masseria Torre Maizza, Villa Igiea e Verdura Resort, accompagnando al contempo lo sviluppo di nuove aperture come Palazzo Castelluccio a Noto e Palazzo Sirignano a Napoli. Una leadership che si misura nella capacità di tenere insieme identità, performance e visione.
Lo abbiamo intervistato per approfondire il suo modo di intendere il lusso contemporaneo, la sostenibilità, la gestione dei team e le sfide di un mercato in costante evoluzione.
Essere nominato Hotel General Manager italiano dell’anno 2025 da EHMA è un riconoscimento importante: qual è la cosa più concreta che questo premio certifica del suo modo di guidare un hotel (o un cluster)? E qual è, invece, la lezione più scomoda che l’ha resa migliore negli ultimi anni?
«Questo premio è il risultato del lavoro di squadra e della passione che ogni giorno tutto il team mette nel proprio ruolo, per una crescita personale e dell’organizzazione continua. L’eccellenza non si raggiunge da soli, ma insieme, e in questo caso specifico dobbiamo essere molto orgogliosi, perché questo riconoscimento arriva dagli associati di EHMA, che conoscono bene le grandi sfide dell’ospitalità. La lezione che ho imparato in questi anni è stata quella di abbandonare i preconcetti, ahimè insiti nella natura umana, e di aprirmi all’ascolto dei professionisti che fanno parte del team, da cui possono sempre arrivare nuovi spunti per migliorare il mio lavoro e quello di tutta la squadra».
Lei ha guidato per anni un “mondo” come Verdura Resort e poi ha preso in mano un ecosistema urbano come l’Hotel de Russie e il cluster romano: che cosa cambia davvero nella leadership quando il lusso passa dalla dimensione “natura e spazio” a quella “città e ritmo”? Qual è la difficoltà che non ci si aspetta?
«In un resort, l’esperienza dell’ospite è spesso fortemente “disegnata” e la sfida è quella di creare sempre più attività che lo tengano attivo all’interno della struttura e lo invoglino a tornare anno dopo anno. In città, invece, l’hotel dialoga continuamente con l’esterno ed è quindi importante creare sinergie con realtà e brand affini per offrire un’esperienza completa che spinga l’ospite a esplorare la città. La sfida, poi, in una città come Roma, è quella di ribadire la propria unicità e il proprio posizionamento, nonostante i continui cambiamenti del mercato».
In diverse interviste emerge quanto gli ospiti – inclusi i profili più esposti – cerchino una forma di protezione e familiarità. In pratica, come si costruisce quella fiducia senza irrigidire l’esperienza? C’è un dettaglio di servizio che per lei fa la differenza più di qualsiasi “effetto wow”?
«La vera familiarità sta nel conoscere profondamente l’ospite e anticiparne le necessità, senza essere invadenti, ma trovando sempre la chiave giusta per stupirlo e farlo sentire parte di una famiglia in cui si sente al sicuro e coccolato, e in cui desidera tornare».
Il “turismo consapevole” è ormai una richiesta reale: qual è la scelta sostenibile che gli ospiti notano e apprezzano di più, e qual è invece l’intervento più impattante ma invisibile (quello che fate anche se nessuno lo applaude)?
«All’ospite arriva subito il messaggio del cambiamento in atto con lo strumento della digitalizzazione dei processi e l’introduzione di servizi per la messaggistica istantanea volti a migliorare sempre di più l’esperienza e a rispondere alle esigenze delle nuove generazioni di viaggiatori. Meno visibile, ma altrettanto impattante, è il grande sforzo che stiamo facendo per ridurre l’utilizzo della plastica, che è stato ridotto dell’85%. Non da ultimo, c’è tutto il tema dell’approvvigionamento dalla filiera Food & Beverage dove supportiamo prodotti di piccoli produttori locali, anche quelli del nostro resort in Sicilia, nel rispetto della stagionalità e con la promozione di collaborazioni con realtà del territorio».
Palazzo Castelluccio a Noto e Palazzo Sirignano a Napoli sono due promesse molto diverse: quale ‘firma’ comune deve riconoscersi in entrambe e quale elemento, invece, deve rimanere irriducibilmente locale? Che cosa sta cercando nei team che guideranno queste aperture?
«Fermo restando l’eccellente servizio e la filosofia di accoglienza del brand Rocco Forte, che caratterizza tutti gli hotel, in queste nuove strutture di Noto e Napoli verranno create esperienze fortemente caratterizzanti e legate alle destinazioni, a partire dalla storicità dei due palazzi. Infatti, come per le altre strutture, ad esempio l’Hotel de Russie o Villa Igiea, il palazzo che ospita l’hotel racconta già da solo un’importante storia legata alla destinazione: Palazzo Castelluccio, residenza del XVIII secolo, rappresenta uno dei migliori esempi dello stile barocco che caratterizza la città, patrimonio mondiale dell’UNESCO, e tutta la Val di Noto, mentre Palazzo Sirignano, primo palazzo costruito nel 1535 sulla Riviera di Chiaia, ha ospitato, nel corso della sua lunga storia, nobili dinastie come i Borbone e i Principi di Sirignano».
Dalle sue risposte affiora una visione che tiene insieme disciplina e sensibilità. Il lusso, nella sua lettura, non è ostentazione né semplice promessa di comfort: è coerenza quotidiana, è capacità di dare forma a un’esperienza che rispecchi l’anima del luogo e il carattere delle persone che la rendono possibile. Che si tratti di un resort affacciato sul Mediterraneo o di un indirizzo iconico nel cuore di una capitale, ciò che conta è la qualità delle relazioni che si costruiscono e la credibilità delle scelte che si compiono.
La leadership di Battafarano si muove su un terreno meno appariscente e più sostanziale: quello delle decisioni prese lontano dai riflettori, della formazione continua, dell’ascolto reale dei team, della responsabilità verso territori che non sono scenografie ma comunità vive. È qui che si misura la differenza tra gestione e visione. Ed è in questa trama silenziosa, fatta di metodo, cultura e fiducia condivisa, che si riconosce la cifra più autentica del suo percorso.
