Francesco Sangiovanni: l’arte silenziosa di restituire valore

Francesco Sangiovanni ha lo sguardo lucido di chi ha imparato a riconoscere il valore delle cose prima ancora che prendano forma. Una lucidità forgiata dall’esperienza, certo, ma anche da una passione innata per ciò che resiste al tempo: le architetture, le storie, i legami profondi con il territorio. Presidente del Gruppo HGM S.p.A., realtà milanese attiva nei settori immobiliare, alberghiero e delle telecomunicazioni, è il più grande di tre fratelli e guida, insieme a Maria Rosaria e Domenico, una delle operazioni di riqualificazione urbana più significative del Levante ligure.

 

Il nome del gruppo non appare come una sigla urlata, ma si insinua con discrezione nei luoghi che ha saputo restituire alla collettività. Interventi emblematici come la trasformazione dell’ex Auxilium nel raffinato Regina Palace, la rinascita del Grand Hotel Savoia in parte destinato a residenze di pregio, la riqualificazione dell’Hotel Riviera e dell’Hotel Miramare, il restauro conservativo di Villa Porticciolo, e gli interventi su Villa Riva e Borgo Pomaro a San Michele, rappresentano un approccio che privilegia il recupero all’espansione, la qualità al consumo di suolo. Una visione, questa, che non nasce dall’opportunismo, ma da un credo profondo nella bellezza come forma di responsabilità civile.

 

Il termine rigenerazione non mi convince fino in fondo. Preferisco parlare di riqualificazione”, spiega Sangiovanni, con quella sobrietà che contraddistingue chi è abituato a misurare le parole. “Soprattutto in una zona come questa, che tra il 1900 e il 1930 è stata teatro di passaggi storici fondamentali per l’Europa. Edifici meravigliosi, costruiti in quegli anni, sono stati poi trascurati, abbandonati, perché mantenerli è impegnativo. Noi abbiamo deciso di restituire loro dignità e vita. Per passione, certo, ma anche per lasciare ai nostri ragazzi una traccia viva e non decadente della storia”.

 

Nel suo sguardo Rapallo non è soltanto un luogo di investimento, ma un palcoscenico vivo in cui si intrecciano passato e futuro. La cosiddetta “rapallizzazione“, espressione che evoca una cementificazione selvaggia degli anni Settanta, ha lasciato segni profondi nel paesaggio urbano, compromettendo l’equilibrio tra l’uomo e l’ambiente. Ma proprio a partire da quella ferita, il gruppo Sangiovanni ha saputo individuare un’altra via. “Abbiamo investito oltre cento milioni di euro per l’acquisto e la riqualificazione di edifici storici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il lungomare di Rapallo, ma non solo, ha ritrovato una dignità urbanistica e paesaggistica che mancava da decenni”.

 

Quello che emerge è un pensiero che lega l’impresa al contesto, che fa della cultura locale una componente attiva del progetto. “Oggi un albergo non è più solo un luogo dove dormire. L’ospite cerca esperienze. Vuole comprendere il contesto, assaporare la cucina locale, sentirsi parte di un’identità. Noi cerchiamo di offrire tutto questo, prestando attenzione alle esigenze e alla sensibilità di chi arriva”.

 

L’esempio dell’Hotel Riviera è emblematico. Un luogo segnato dalla memoria, dove nel 1923 Ernest Hemingway ambientò il racconto Cat in the Rain. “La sua riqualificazione è stata pensata per offrire un comfort di alto livello, senza intaccare l’anima storica del luogo. Sarà un boutique hotel quattro stelle superior, simbolo della città”. E proprio come in quell’incipit dove “il mare si rompeva in una lunga riga sotto la pioggia”, l’intervento contemporaneo cerca di restituire la poesia del tempo senza ingabbiarla nella nostalgia.

 

Sangiovanni non si racconta mai come un protagonista solitario. La dimensione familiare, in lui, è parte integrante del percorso. “Sono il maggiore di tre fratelli. A casa nostra si è sempre mangiato pane e imprenditoria. Già da ragazzo sognavo di fare l’industriale”. Una vocazione consolidata dagli studi in economia, ma soprattutto ispirata dal nonno materno Alessio, “un accumulatore seriale di immobili”, come amava raccontare la madre. “Aveva un mobilificio e investiva tutto nel mattone. Non spendeva nulla, ma lasciava molto”. Una mentalità concreta, fondata su una visione lunga e lungimirante.

 

Tra i riferimenti che lo hanno formato, oltre all’indiscusso appoggio dei genitori Raffaella e Giuseppe, emergono anche figure contemporanee come il dottor Gozzi, presidente del Gruppo Duferco, descritto con sincera ammirazione. “Ha settant’ anni, ma ha l’entusiasmo di un giovane. Ogni conversazione con lui è un’occasione per apprendere”. E c’è spazio anche per un omaggio a Silvio Berlusconi: “Un vero mentore. Ha rappresentato il coraggio dell’imprenditore visionario. Ci ha lasciato l’eredità di una classe imprenditoriale capace di costruire il futuro”.

 

Infine, un riferimento particolarmente evocativo: nel citare il Castello di Cereseto, residenza che fu del visionario Riccardo Gualino, l’imprenditore lo ricorda come una figura tra le più emblematiche dell’imprenditoria italiana del primo Novecento. La sua vita incarna il sogno di un’epoca in cui tutto sembrava possibile: partito da umili origini, seppe imporsi nei settori del legname, del cemento, della finanza. Ma Gualino fu anche molto più di un industriale: attivo nel mondo della cultura, sostenne il cinema, l’arte, la musica, fondando la Lux Film e collezionando opere d’arte di valore incalcolabile.

La sua storia è esemplare”, riflette Sangiovanni. “Partì da niente e arrivò a essere vicepresidente della FIAT, fondò la SNIA Viscosa, si occupò di banche, dolci, cinema, arte. Una parabola che racconta l’Italia della genialità”.

In questo aneddoto, più che un richiamo casuale, si intravede un’affinità sottile: la stessa tensione verso il fare, lo stesso rispetto per l’intelligenza creativa, la stessa volontà di trasformare la materia in visione. L’eco di quella figura ritorna nel modo in cui Sangiovanni guarda al futuro: con radici ben piantate nel passato, ma con lo sguardo sempre proiettato oltre.

 

L’universo imprenditoriale guidato da Sangiovanni non si esaurisce nel settore immobiliare. Il gruppo ha investito con determinazione anche nelle infrastrutture digitali, attraverso Ultranet, una società che ha stanziato 30 milioni di euro per la realizzazione di una rete in fibra ottica ultraveloce tra Genova e Milano, con diramazioni previste in Europa e nel Mediterraneo. Una visione che coniuga concretezza e prospettiva, locale e globale.

 

Chi guarda oggi il volto rinnovato di Rapallo, fatica forse a immaginare la città com’era solo pochi anni fa. L’intervento di Sangiovanni e della sua famiglia ha generato occupazione, ha rilanciato l’indotto, ha valorizzato professionisti e maestranze locali. Ha coinvolto direttamente nella gestione delle strutture turistiche, assumendosi in prima persona i rischi. Ha promosso eventi internazionali e manifestazioni pubbliche, contribuendo a ridefinire l’immagine culturale della città. Un’azione a tutto tondo che ha trovato nella collaborazione con le istituzioni locali un terreno fertile. Ed è anche grazie a questa sinergia che oggi Rapallo può proporsi come un modello di rigenerazione intelligente e duratura.

 

Tra rispetto francescano e visione industriale, tra sensibilità imprenditoriale e radicamento territoriale, Francesco Sangiovanni rappresenta una figura che rifugge la vetrina ma sa lasciare il segno. In ogni progetto, in ogni investimento, c’è l’idea che il bello, se accompagnato dalla responsabilità, possa ancora essere una forma concreta di futuro. Come scriveva Gustav Mahler, “la tradizione non consiste nel mantenere le ceneri, ma nel tenere viva una fiamma”. Una fiamma che, a Rapallo, oggi arde tra pietre antiche e visioni contemporanee, custodita da chi ha scelto di investire nel tempo, con rispetto e lungimiranza.

 

 

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