Dottor Angelo Serao, tra sala operatoria e responsabilità di struttura

Quando una chirurgia ospedaliera deve tenere insieme urgenza, attività programmata e responsabilità di reparto, il margine tra teoria e pratica si assottiglia in fretta. Contano le decisioni, i tempi, il coordinamento con le altre specialità, la capacità di non spezzare il percorso del paziente tra diagnosi, intervento e follow-up. È su questo terreno che si colloca il lavoro del Dott. Angelo Serao, oggi direttore della UOC di Chirurgia Generale dell’Ospedale dei Castelli e direttore del Dipartimento Area Chirurgica della ASL Roma 6. Guardando il suo percorso per intero, emerge una figura che ha costruito il proprio profilo su due piani tenuti sempre insieme: l’attività operatoria e l’organizzazione di percorsi clinici che sappiano reggere nella pratica quotidiana.

 

Nato a Venezia nel 1961 e formatosi a Roma, Serao si laurea in Medicina e Chirurgia alla Sapienza con il massimo dei voti e lode, si specializza in Chirurgia d’Urgenza e Pronto Soccorso all’Università di Tor Vergata e completa poi il proprio iter con una seconda specializzazione in Chirurgia Toracica, ancora alla Sapienza. Questa doppia formazione aiuta già a leggere il suo percorso: da un lato l’urgenza, cioè l’ambito in cui il fattore tempo pesa più di ogni altra variabile; dall’altro un affinamento tecnico che amplia il raggio d’azione e consolida il metodo. Negli anni arrivano perfezionamenti in chirurgia laparoscopica, chirurgia tropicale, sepsi in chirurgia, emergenza e trauma, oltre a una formazione manageriale che, nel suo caso, non appare come un’aggiunta formale, ma come il proseguimento naturale di un’esperienza maturata in reparto. Prima dei ruoli apicali, il suo itinerario professionale attraversa ospedali e presìdi diversi: Terracina, Cori, Bracciano, Marino, Civitavecchia, Frascati, fino alla lunga esperienza al San Camillo Forlanini di Roma, dove consolida una parte importante della propria attività in chirurgia generale, endocrina, bariatrica e d’urgenza. Più che la semplice successione degli incarichi, conta il fatto che ogni passaggio sembri aggiungere responsabilità senza cambiare il modo di stare dentro il lavoro.

 

Dal 2018 guida la Chirurgia Generale dell’Ospedale dei Castelli; dal 2020 dirige il Dipartimento Area Chirurgica della ASL Roma 6. Letti insieme, questi due incarichi spiegano bene la natura del suo lavoro attuale. Da una parte c’è la sala operatoria, con tutto ciò che comporta in termini di indicazione chirurgica, tecnica, gestione della complessità e rapporto diretto con il paziente. Dall’altra c’è il coordinamento di un’area che tiene insieme professionisti, strutture, passaggi decisionali, tempi di accesso, organizzazione del day surgery e collaborazione tra unità operative differenti. In mezzo restano tutti quei passaggi poco visibili che, però, fanno funzionare una struttura: le riunioni, la definizione dei percorsi, l’incastro tra disponibilità reali e bisogni clinici, il lavoro necessario perché una scelta terapeutica non resti corretta soltanto sulla carta. Anche durante la fase Covid gli viene affidato l’incarico di responsabile clinico per l’attivazione dei posti letto aziendali, e il dettaglio conta perché rimanda a una responsabilità esercitata in un momento in cui i margini di errore erano ridotti al minimo.

 

Sul piano strettamente chirurgico, il profilo di Serao è ampio e riconoscibile. La sua esperienza riguarda la chirurgia laparoscopica avanzata, la chirurgia bariatrica e colorettale, quella del giunto esofago-gastrico, la chirurgia endocrina, epato-biliare, toracica, urologica e ginecologica. Nel corso degli anni ha superato i 4.500 interventi come primo operatore e i 1.800 interventi in regime di day surgery: numeri che non bastano da soli a raccontare un medico, ma che aiutano a misurare il peso concreto di una pratica costruita in decenni di lavoro. Il suo raggio d’azione comprende la chirurgia oncologica, toracica, di parete addominale, dell’obesità, endocrina, renale e proctologica, oltre ad attività diagnostiche come gastroscopia, colonscopia, rettoscopia e toracoscopia. Il punto non è l’ampiezza in sé, né l’effetto elenco. A colpire è piuttosto la continuità con cui queste competenze si sono sedimentate senza disperdersi, mantenendo al centro l’idea della presa in carico.

 

La UOC di Chirurgia Generale dell’Ospedale dei Castelli, che oggi dirige, mostra con chiarezza questa impostazione. L’attività della struttura tiene insieme chirurgia d’elezione e chirurgia d’urgenza, con una forte impronta oncologica multidisciplinare e un largo impiego di tecniche mini-invasive laparoscopiche e toracoscopiche. Tumori dell’esofago, dello stomaco, del piccolo intestino e del colon-retto, chirurgia del reflusso e dell’ernia diaframmatica, malattie del colon, tiroide e paratiroidi, neoplasie del rene, del pancreas, della milza, patologie del fegato e delle vie biliari, chirurgia della parete addominale, proctologia, pavimento pelvico, trattamento del paziente uremico in collaborazione con la nefrologia: il quadro è quello di una chirurgia generale che evita la genericità e si misura con campi ad alta complessità. Anche la dotazione tecnologica va letta in questa direzione. La presenza di strumenti dedicati alla chirurgia guidata dalla fluorescenza, alla chirurgia trans-anale avanzata e alle procedure mininvasive non ha molto senso come semplice vetrina. Ne ha, invece, se si traduce in interventi più precisi, ricoveri più contenuti quando possibile e in una qualità del trattamento che non scarichi sul paziente il costo di un’organizzazione incompleta.

 

Uno dei punti più rilevanti del lavoro portato avanti in questi anni riguarda proprio la costruzione di percorsi multidisciplinari. Nel caso del PDTA del tumore del colon-retto, di cui Serao ha coordinato il gruppo di lavoro aziendale, il valore non sta soltanto nell’esistenza del protocollo, ma nel modo in cui quel protocollo organizza la presa in carico: screening, diagnosi, valutazione collegiale, intervento, follow-up. Torna spesso un’idea molto concreta della chirurgia oncologica: il paziente non deve attraversare da solo il tratto più confuso del percorso, quello in cui il rischio è essere spostato da un servizio all’altro senza una regia vera. Questa linea di lavoro all’Ospedale dei Castelli si riconosce anche nella collaborazione con l’oncologia, con la radiologia, con la gastroenterologia, con la nefrologia, fino ai progetti più recenti come l’impianto di cateteri per dialisi peritoneale realizzato in sinergia con la UOC di Nefrologia e Dialisi. Qui la parola multidisciplinarietà conta meno della responsabilità concreta di farla funzionare.

 

Accanto all’attività clinica e organizzativa, il percorso di Angelo Serao conserva una dimensione didattica e scientifica che merita attenzione. Ha svolto attività di insegnamento nell’ambito della chirurgia d’urgenza e della laparoscopia, è stato istruttore in corsi BLS, BLSD, ACLS e ATLS, e la struttura che dirige è oggi coinvolta nella formazione di giovani chirurghi della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale della Sapienza, oltre a essere sede di tirocinio per gli studenti di Medicina e Chirurgia di Unicamillus. Anche sul fronte della produzione scientifica il suo nome compare in pubblicazioni e contributi che attraversano temi diversi, dalla chirurgia endocrina alla traumatologia, dalla laparoscopia alla chirurgia colorettale. Tra gli interventi eseguiti figurano anche una emicolectomia destra videolaparoscopica, una resezione anteriore del retto con controllo della perfusione mediante verde di indocianina e una plastica di lombocele videolaparoscopica, a conferma di un’attenzione costante alla precisione del gesto e alla qualità dell’esecuzione. Allo stesso tempo, la partecipazione a società scientifiche come SIC, ACOI, SICE, EAES e SICUT e la presenza in congressi nazionali e regionali raccontano un professionista che ha continuato a misurarsi con il confronto tra pari, senza lasciarsi assorbire da una routine puramente amministrativa. Non meno significativo è il capitolo delle missioni chirurgiche all’estero, dal Camerun al Guatemala, dal Brasile al Togo fino all’Etiopia. Sarebbe facile usare questo passaggio per costruire un’immagine edificante; conviene invece leggerlo per ciò che suggerisce davvero: la disponibilità a misurare il mestiere fuori dalle condizioni abituali, dove restano il giudizio clinico, la manualità e la capacità di adattarsi.

 

Ciò che rende interessante la figura del Dott. Angelo Serao non è una formula da curriculum, né l’immagine rassicurante del professionista già definito una volta per tutte. Colpisce di più la continuità con cui, in un arco lungo, ha tenuto insieme urgenza, chirurgia complessa, organizzazione ospedaliera, formazione e lavoro di rete. Nella sanità pubblica è una tenuta esigente, perché obbliga a rispondere ogni giorno a richieste diverse senza perdere precisione. All’Ospedale dei Castelli e nella ASL Roma 6 questa linea passa attraverso reparti, équipe, protocolli, scelte tecnologiche, accessi e tempi di risposta. Il resto, come sempre in chirurgia, si vede quando le dichiarazioni finiscono e rimane il lavoro.

 

 

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