In un mondo in cui l’architettura spesso si limita a rispondere a esigenze funzionali e stilistiche, Chiara Armando emerge come una voce fuori dal coro, capace di dar forma a spazi che sono veri e propri organismi viventi.
Nata nel 1985 tra le colline di Cuneo, dove la natura tesse con pazienza un dialogo eterno con l’uomo, Chiara coltiva fin da giovane l’idea che l’architettura debba essere un equilibrio tra essenzialità e bellezza, in costante armonia con il contesto ambientale e culturale.
La sua formazione presso il Politecnico di Torino, conclusa nel 2010 con una laurea in Architettura (Ambiente e Paesaggio), è solo l’inizio di un percorso che si sviluppa attraverso esperienze internazionali e collaborazioni significative. Durante un periodo di studio all’ETSAV di Barcellona, l’incontro con un approccio più dinamico e sperimentale stimola la sua visione progettuale. Un interesse che matura ulteriormente durante la collaborazione con VITACHIARAHABITAT, realtà specializzata in bioedilizia, dove apprende l’importanza del risparmio energetico e dell’uso consapevole dei materiali. Parallelamente, gli studi per il restauro della Porta Onoraria Nord, a cui collabora insieme alla squadra della Missione Archeologica Italiana a Hierapolis di Frigia, in Turchia, rappresentano un momento significativo: un’esperienza che le ha permesso di confrontarsi con il valore storico e la responsabilità della conservazione.
Ma è nel 2015, con l’inizio della sua attività da freelance, che il suo linguaggio architettonico trova una voce definita, capace di muoversi tra passato e futuro, natura e artificio, in una sintesi di grande raffinatezza. La collaborazione con la società greca POLYERGO apre una nuova dimensione internazionale: la Grecia diviene non solo uno sfondo, ma un laboratorio fertile per un’architettura che celebra la memoria dei luoghi.
La Cretan Summer Home ne è l’espressione più emblematica: una residenza immersa nell’isola di Creta, dove ogni scelta è dettata dalla volontà di rispettare il paesaggio. Adagiata su un pendio che sembra accogliere e proteggere l’edificio, la casa si inserisce con grazia tra una quercia secolare e un antico Aloni in pietra, preservato come testimone di una cultura agricola arcaica. L’uso sapiente della pietra, del legno e delle fibre naturali racconta una visione che attinge alla tradizione senza rinunciare alla contemporaneità. La scala a forma di imbuto, che funge da asse visivo e funzionale, dirige lo sguardo verso l’orizzonte, riconnettendo l’ospite con il ritmo immutabile della natura circostante.
Non è solo un progetto abitativo: è una dichiarazione d’intenti. La concezione bioclimatica permette di eliminare il bisogno di climatizzazione artificiale grazie alla collina che stabilizza le temperature e alla piscina, pensata come un dispositivo naturale per controllare il calore. L’interno, privo di artifici superflui, parla di comfort moderno e di artigianalità, con arredi su misura che evocano le geometrie della mashrabiya ottomana. Non stupisce che questa dimora abbia ricevuto premi internazionali, tra cui il BIGSEE Architecture Award 2021, che celebra progetti in grado di intrecciare forma, funzione e contesto.
Ma è nell’approccio olistico che Chiara Armando trova la sua cifra distintiva. Ogni edificio, secondo la sua visione, è un organismo complesso in cui le singole parti convivono in simbiosi. Non esiste un gesto architettonico fine a sé stesso: ogni scelta, ogni dettaglio, deve rispondere a una logica più ampia, che tiene conto del contesto, delle risorse disponibili e della storia del luogo.
Un’idea che si riflette anche nel recupero di un attico storico a Fossano, un progetto di bioedilizia che esprime con eleganza l’equilibrio tra leggerezza strutturale e sostenibilità energetica. La scelta di materiali rinnovabili, come il legno stratificato a secco, e l’adozione di tecniche avanzate di ventilazione ne fanno un esempio virtuoso di architettura contemporanea ancorata alle radici del passato.
L’intervento The Secret Garden, in Grecia, approfondisce ulteriormente questa filosofia. In questo restauro, la residenza storica viene spogliata delle superfetazioni del tempo per tornare a dialogare con la propria anima antica. I nuovi innesti moderni, come la scala centrale e i lucernari, si integrano senza mai sopraffare le preesistenze, mentre il portale veneziano e le murature originali diventano protagonisti silenziosi di un racconto stratificato.
Chiara non è solo un’architetta: è una narratrice di spazi. Ogni progetto è una storia da ascoltare, un viaggio che attraversa il tempo e lo spazio. Nei suoi lavori, l’artigianato torna a essere una voce centrale, un ponte che collega l’architettura con la comunità locale. Gli arredi su misura, realizzati con la collaborazione di artigiani del luogo, diventano elementi vivi, capaci di evocare un senso di appartenenza e continuità.
Il futuro dell’architettura, per lei, è un ritorno alla consapevolezza e alla cura dei dettagli, perché, come affermava Ludwig Mies van der Rohe, “Dio è nei dettagli”. Ogni elemento progettuale, per quanto piccolo, concorre a definire l’armonia complessiva dell’opera.
In un mondo segnato dalla fragilità ambientale, costruire significa prima di tutto preservare: ridare valore a ciò che esiste già, dialogare con l’ambiente e dare nuova vita agli spazi. La sostenibilità, in questa visione, non è un elemento accessorio, ma un dovere etico e sociale che si manifesta nei materiali scelti, nelle tecniche utilizzate e nel rispetto della storia di ogni luogo. Ogni dettaglio, scelto con precisione, diventa un tassello essenziale di un racconto che sa guardare al futuro con responsabilità.
La sua architettura è un invito a fermarsi, a osservare, a sentire. Ogni dettaglio, ogni materiale, ogni linea racconta la ricerca di un equilibrio delicato e necessario, dove la forma è al servizio della funzione e l’essenzialità diviene un valore intrinseco. Chiara Armando non lascia solo edifici, ma lascia tracce: segni di un dialogo autentico tra l’uomo e la terra, testimonianze di un’architettura che sa essere insieme memoria e promessa.