Architettura come ascolto: la Sicilia di Ivana Laura Sorge 

Esiste un momento, nell’esperienza di chi progetta, in cui l’osservazione si trasforma in comprensione e l’ascolto diventa forma. È quel momento in cui l’architetto smette di imporre la propria visione al territorio e inizia invece a riceverne i suggerimenti, a decifrarne i segni, a tradurne in spazio le voci più profonde. Ivana Laura Sorge ha costruito la propria pratica professionale proprio intorno a questa capacità di mettersi in ascolto, sviluppando un approccio progettuale che nasce dalla convinzione che ogni luogo abbia una storia da raccontare e che l’architettura possa farsi strumento di questa narrazione. La sua traiettoria professionale, che dal 2010 si dipana attraverso lo studio ILS+A Architettura & Design con sedi tra Catania e Siracusa, racconta di un approccio progettuale che affonda le radici nell’osservazione attenta del territorio e nella capacità di tradurre in forme concrete il dialogo silenzioso tra spazio, luce e memoria. 

Il motto che accompagna la sua pratica professionale – “dall’osservare e ascoltare nasce d’istinto l’identità del progetto” – non rappresenta, quindi, una semplice dichiarazione di intenti, ma il manifesto di un’architettura che si costruisce sull’empatia. Ogni intervento firmato dalla progettista catanese nasce da un processo di comprensione profonda del contesto, dove la luce naturale diventa strumento compositivo e la materia si fa portavoce dell’anima dei luoghi. 

 

La versatilità dello studio emerge nella capacità di muoversi agevolmente tra scale progettuali diverse: dalle residenze private agli spazi commerciali, dalle architetture sacre al design industriale. Questa ampiezza di vedute non tradisce mai una coerenza stilistica riconoscibile, fondata su un’eleganza sobria che rifugge l’ostentazione per privilegiare il rapporto autentico con il paesaggio circostante. 

 

La villa GA, che sorge nei pressi di Acitrezza, rappresenta forse l’esempio più eloquente di questa filosofia progettuale. L’edificio si configura come un dispositivo di contemplazione, un “telescopio interiore” secondo la definizione della stessa progettista, dove il volume della zona notte si orienta deliberatamente verso i faraglioni per catturare la magia del panorama marino. L’abitazione non si limita a guardare il mare, ma lo accoglie dentro di sé attraverso un sistema di aperture e riflessi che coinvolge la piscina, trasformando l’acqua in un elemento di continuità visiva tra interno ed esterno. 

Il progetto rivela una sensibilità particolare nell’interpretazione del paesaggio siciliano: gli ulivi e gli aranci non sono semplici presenze decorative, ma partner progettuali che contribuiscono a definire gli spazi dell’abitare. Il volume sembra emergere dalla roccia lavica con la naturalezza di una formazione geologica, mentre le grandi vetrate dissolvono il confine tra dentro e fuori, permettendo ai profumi dell’isola di permeare gli ambienti domestici. 

Ancora più radicale appare l’approccio della villa Mare Luce, dove i principi dell’architettura bioclimatica si traducono in una composizione di tre volumi separati ma connessi, pensati per godere dell’esposizione solare durante l’intero arco della giornata. Il progetto sviluppa una vera e propria grammatica della luce: zenitale attraverso lucernari strategicamente posizionati, radente dalle aperture Velux, laterale dalle ampie vetrate che nel living sono ombreggiate da aggetti architettonici calcolati secondo i principi della tradizione mediterranea. 

La torre del vento al centro dell’abitazione richiama le antiche architetture vernacolari, mentre i brise-soleil e i portici dimostrano come la sostenibilità possa nascere dalla sapiente rielaborazione di tecniche costruttive consolidate. Il contrasto tra i setti in pietra a spacco e i volumi bianchi crea un gioco perpetuo di pieni e vuoti, dove ombre e riflessi si alternano secondo i ritmi naturali del sole. 

La continuità materica tra interno ed esterno trova espressione nella pavimentazione uniforme che dal living si estende senza interruzioni verso la piscina e il verde, mentre gli scorci verso il mare trasformano il terrazzo in una seconda zona living panoramica. È un’architettura che respira con il paesaggio, che ne asseconda i ritmi e ne amplifica le qualità sensoriali. 

 

Quando il lavoro della progettista si sposta in ambito urbano, mantiene la stessa attenzione al dettaglio e alla narrazione del luogo. Lo store Tomarchio a Gravina di Catania dimostra come sia possibile celebrare la tradizione dolciaria locale attraverso un linguaggio contemporaneo che non scade mai nell’imitazione. Il concept del progetto attinge direttamente dalla cultura artigianale siciliana, reinterpretandola con raffinatezza e originalità. 

L’artigianalità degli arredi si manifesta attraverso elementi evocativi ma mai didascalici: i controsoffitti composti da tremila cilindri in legno rievocano i mattarelli per impastare in una sintesi poetica che trasfigura l’utensile in installazione artistica. I banconi espositivi si ispirano ai setacci e alle madie della tradizione, mentre l’illuminazione calibrata trasforma ogni prodotto in un gioiello da contemplare. 

La scelta dei materiali racconta una storia di eccellenza artigianale: il rovere invecchiato di centocinquant’anni per i banconi, i pannelli in listellare, i setacci in compensato Okumè, i lavabi ricavati da vassoi in acciaio del 1962. Ogni elemento concorre a creare un’atmosfera che celebra la qualità del prodotto attraverso la qualità dello spazio che lo accoglie. 

L’impianto distributivo si adatta alla forma rettangolare del locale garantendo un’illuminazione naturale ottimale e un’organizzazione funzionale che non sacrifica mai l’armonia compositiva. I colori tenui delle pareti e il calore delle essenze lignee creano un equilibrio cromatico che valorizza tanto il prodotto quanto l’esperienza del visitatore. 

 

L’interesse per la dimensione spirituale dell’architettura emerge con particolare forza nel progetto per la Chiesa Madre di Tremestieri Etneo, dove l’altare, l’ambone e il candelabro del Cero Pasquale sono stati concepiti come monoliti estratti dalla pietra viva. Il simbolismo cristiano si fa materia attraverso forme essenziali che evocano la doppia natura del Cristo: le linee spezzate e diagonali dell’altare simboleggiano il fianco del Trafitto, mentre nell’ambone la geometria si addolcisce per diventare pietra del sepolcro spostata. 

La luce dorata che filtra attraverso le piccole fenditure trasforma i volumi in portatori di significato, creando un chiarore meditativo che invade lo spazio liturgico. È un’architettura del sacro che parla attraverso la purezza della forma e la semplicità del materiale, dove ogni dettaglio contribuisce a costruire un’esperienza spirituale autentica. 

 

L’impegno nella ricerca progettuale trova riconoscimento anche a livello nazionale. Il premio TAO Awards Talent Design 2015 conquistato con la collezione outdoor “Ray of Sunshine” rappresenta il coronamento di un percorso che ha portato i prodotti dello studio alle vetrine del Fuori Salone di Milano. La collezione, interamente realizzata in Sicilia, si configura come un tributo alla solarità mediterranea, traducendo in forme contemporanee l’essenza climatica e culturale dell’isola. 

Le collaborazioni con marchi di prestigio come Coca-Cola Sicilia e Compagnia Dolciaria dimostrano la capacità dello studio di muoversi agevolmente tra scale e tipologie progettuali diverse, mantenendo sempre alta la qualità della ricerca formale e l’attenzione alla narrazione del brand attraverso lo spazio. 

 

L’impegno istituzionale accompagna costantemente la pratica professionale. Il ruolo di consigliera della Fondazione Ordine Architetti di Catania e la responsabilità del gruppo “Etica e Qualità” dal 2021 testimoniano una visione della professione che va oltre la mera pratica progettuale per abbracciare la dimensione culturale e sociale dell’architettura. La vicepresidenza di AIDIA Catania e l’appartenenza ad ADI sottolineano l’attenzione particolare alle dinamiche di genere nella professione e alla promozione del design italiano di qualità. 

La sostenibilità ambientale permea ogni aspetto del lavoro progettuale, non come vincolo normativo ma come opportunità creativa. L’integrazione di soluzioni per il contenimento energetico e la preferenza per materiali innovativi e naturali caratterizzano ogni intervento, dalla scala domestica a quella urbana. È un approccio che considera l’architettura come strumento di costruzione di relazioni significative tra chi abita lo spazio e il territorio che lo ospita. 

 

La presenza mediatica su riviste specializzate come The Plan, Corriere della Sera Living e Giornale di Sicilia, così come la partecipazione a workshop e festival culturali, conferma il riconoscimento della critica per un lavoro che sa coniugare rigore progettuale e capacità comunicativa. La finalista di “Impresa è donna 2023” e la partecipazione all’evento “Architect meet Selinunte” dimostrano come l’attività professionale si intrecci con l’impegno per la valorizzazione del patrimonio culturale siciliano. 

 

Il percorso di Ivana Laura Sorge restituisce, attraverso ogni progetto, il senso più profondo del fare architettura: la capacità di ascoltare i luoghi prima di trasformarli, di comprendere le esigenze umane prima di tradurle in spazio, di immaginare nuovi modi di abitare il territorio senza tradirne l’identità. La sua è un’architettura che nasce dal territorio siciliano ma parla un linguaggio universale, capace di evocare emozioni attraverso la semplicità delle forme e la complessità delle relazioni che sa instaurare tra spazio, luce e memoria collettiva. 

 

 

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