Maurizio Caminito, e il suo essere uomo di cultura

Sabato 24 e domenica 25 novembre a Torino si svolgerà la quindicesima edizione del Forum del Libro – Passaparola, un appuntamento itinerante che ogni anno si svolge in un capoluogo diverso d’Italia per promuovere la cultura della lettura, coinvolgento tutti i protagonisti e comprimari della filiera del libro.

L’evento è organizzato dall’associazione nazionale senza fini di lucro Forum del Libro, il cui principio fondativo è l’assunto che i libri siano un bene meritorio e lo scopo precipuo che persegue è quello di incentivare tutte le esperienze di lettura; lettura intesa non solo come momento individuale che si consuma nel privato, ma come strumento di aggregazione sociale e condivisione di diversi bagagli intellettuali.

Il Presidente dell’associazione è Maurizio Caminito, laureato in Architettura e specializzato in Biblioteconomia, conoscitore di quei fondamentali centri culturali che sono le biblioteche e studioso degli effetti che le nuove tecnologie legate all’informatica hanno prodotto e stanno producendo sull’editoria, sulla lettura, sui giovani. Ha risposto ad alcune domande circa il futuro delle biblioteche, l’importanza della memoria, lo stato d’arte della lettura in Italia.

Biblioteche ed Internet. Due realtà così apparentemente dicotomiche, una materiale e l’altra immateriale, potranno convivere nel lungo periodo o l’una è destinata ad essere cannibalizzata dall’altra?

“Le biblioteche garantiranno il loro futuro se prendono la via dell’innovazione. La loro missione rimane alternativa a quella del settore commerciale, avranno sempre il ruolo di garantire l’accesso libero ai documenti e alle informazioni. Oggi che il web è più adulto ognuno di noi può vedere che la Rete non è il paradiso della libertà che sognavano i suoi costruttori. E quindi, come dice John Palfrey: “Le biblioteche sono importanti più che mai nell’era di Google”.

E poi le biblioteche sono spazi pubblici, luoghi inclusivi, anche verso le persone più fragili della nostra società. Forniscono servizi essenziali per la democrazia e ancor di più oggi avrebbero bisogno di un forte impulso. I cittadini lo capiscono, basta vedere cosa succede nella periferia di una nostra città in cui si inaugura una biblioteca. I governanti un po’ meno”.

Come è cambiato il rapporto tra giovani e lettura nell’era digitale in termini quantitativi e qualitativi?

“Dal punto di vista quantitativo la risposta è semplice: non si è mai letto quanto si legge oggi e i giovani non fanno eccezione, anzi la loro fascia d’età è quella più dinamica. Ma le “forme” della lettura sono cambiate e le rilevazioni statistiche sui numeri di lettori fanno fatica, anche nel nostro paese, ad adeguarsi a questo nuovo scenario. E’ uno scenario in cui ha fatto irruzione il mondo digitale, con i suoi dispositivi mobili (oggi in una classe italiana di terza elementare spesso il 90% dei ragazzi possiede uno smartphone), con la sua comunicazione breve e con l’offerta contemporanea di testi, immagini, video, messaggi vocali. De Kerchove parla a proposito della comunicazione digitale di “screttura”, cioè di un mix di lettura e scrittura che si alternano e si intrecciano rapidamente l’una con l’altra. In questa attività i ragazzi, soprattutto i più piccoli, vengono lasciati soli. La scuola e gli insegnanti (oltre che i genitori) dovrebbero fare di più”.

Come sono cambiate le pratiche e il valore della memoria con l’avvento di Internet? E, soprattutto, come scegliere su cosa esercitare la facoltà di oblio e quella di conservazione, adesso che tutto è sempre onnipresente sul web?

“Non è facile rispondere. Oggi più che di memoria si può parlare di amnesia digitale: ci si affida sempre più ai propri dispositivi digitali (smartphone, tablet) per ricordare anche dati personali importanti. E’

quello che alcuni ricercatori hanno definito come “effetto Google”, vale a dire una specie di indebolimento progressivo della memoria dovuto all’abitudine di cercare risposte immediate a qualsiasi domanda ci viene posta o ci poniamo. Questa “scomparsa” della memoria si riflette anche sul modo che abbiamo di riferirci ad eventi che succedono nel mondo intorno a noi. Ma la memoria è uno degli aspetti più salienti della nostra identità: sono infatti i ricordi, di un individuo o di un gruppo sociale, ad indicarci le nostre origini, le trasformazioni che si verificano nel tempo, le differenze rispetto al passato. E’ importante che ciascuno rifletta su ciò che per lui è importante ricordare, ma è altrettanto importante mantenere il confronto con gli altri, con gli individui della comunità di cui si fa parte. La memoria va esercitata e allenata collettivamente”.

L’Italia registra un ritardo nella promozione della lettura rispetto agli altri Paesi?

“Sinteticamente si può rispondere di sì. C’è un ritardo nelle politiche pubbliche di promozione della lettura a differenza di ciò che succede in tanti altri paesi, non necessariamente più ricchi del

nostro. Altrove si è capito che la lettura da un lato è una delle competenze cognitive più importanti per un bambino ed è, contemporaneamente, un fenomeno intrinsecamente sociale. Ci sono interventi pubblici e privati coordinati, ci sono azioni di stimolo della produzione e del consumo, ci sono investimenti per le strutture, le biblioteche e le librerie innanzitutto, che rappresentano l’infrastruttura del sistema della lettura”.

Quali sono, in base alla sua esperienza, i piani di azione più efficaci per rilanciare la lettura?

“C’è la necessità di agire su più piani, a scuola, nella società, sul territorio, coinvolgendo attori diversi: insegnanti, bibliotecari, librai, editori, operatori culturali e sociali. E per fare questo è necessaria una regia pubblica che nel nostro paese è ancora molto poco efficace. Il Forum del libro, che è una delle poche associazioni nazionali che ha al suo interno tutte le professionalità che ho elencato, si batte da tempo perché in Italia ci sia una “Legge per il libro e la lettura”, che ancora manca”

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