Elezioni europee, le ironiche pagelle politiche tra vincitori e vinti

Le elezioni europee più pazze della storia si sono chiuse, con uno spoglio delle schede che ha lasciato parecchi dubbi, tante incertezze, e regalato molte sorprese, sia in positivo che in negativo, su cui in molti dovranno riflettere. La tanto preoccupante marea sovranista che avrebbe dovuto travolgere le istituzioni europee non s’è proprio vista, il crollo dei vecchi partiti storici, quelli dell’élite, c’è stato, ma in modo molto più contenuto rispetto alle prospettive iniziali, e ci si ritrova con un nuovo parlamento molto più frammentato, dove costruire una futura maggioranza solida sarà piuttosto un gioco di alchimie e di geometrie variabili, fatto con il bilancino, con i liberali dell’Alde a fare l’ago della bilancia.

Proviamo, allora a raccontarle, queste elezioni, attraverso un ironico pagellino… ma tranquilli, nulla di serio!

Matteo Salvini, 9. In Italia fa il botto, risultando il primo partito, ma la sua onda sovranista che, in teoria, avrebbe spazzato via le istituzioni europee si è trasformata in un secchio d’acqua gelata che bagna ma non travolge nulla. Capitano senza esercito.

Nigel Farage, 9. Un genio istrionico prestato alla politica. Prima costringe il pavido Cameron a indire il masochistico referendum sulla Brexit, poi, seduto sugli scranni di Bruxelles, se la ride mentre vede la May affogare cercando un disperato accordo per l’uscita soft. Il Regno Unito che sarebbe dovuto uscire si ritrova invece a partecipare alle elezioni politiche, lui gareggia, creando il Brexit Party e stravince pure, con il 33%. E si ritrova nuovamente seduto a Bruxelles mentre affonda nell’incertezza la sua Gran Bretagna. Il matto del mazzo.

Marin Le Pen, 9. La rivincita 2.0 della pasionaria de destra in salsa francese. Aveva già costretto Macron al ballottaggio, perdendolo poi, sonoramente. Si riprende il proprio riscatto battendolo in questa tornata elettorale europea, e già affila le armi per nuove battaglie in salsa nazionalista. Dame de la guerre.

Viktor Orban, 9. Il sovranista che siede nel Ppe (anche se sospeso), vince le elezioni europee con il 70%, un vero plebiscito per lui. E tutti già si stanno domandando dove ora andrà a sedersi nel futuro parlamento europeo. Difensore dei confini patrii.

Pedro Sánchez, 9. Il leader dei socialisti spagnoli è uno dei pochi a sinistra a ridere di gusto. Ha appena vinto le elezioni nazionali, e da premier, con il vento in poppa, spinge i suoi alla vittoria in questa tornata europea. Gaudente.

Angela Merkel, 8. È al potere da una vita, ha fatto spesso la voce grossa in Europa, attirandosi parecchie antipatie, eppure in questa tornata elettorale riesce a reggere botta ed evita crolli pericolosi. Tenace.

Sebastian Kurz, 8. Il cancelliere austriaco ha visto in breve tempo naufragare l’alleanza di governo con i nazionalisti, e la fine anticipata della sua esperienza di governo; eppure in questa tornata elettorale europea rafforza la propria posizione, limitando anche la crescita degli ex alleati nazionalisti. Caparbio.

I Verdi europei, 8. Sulla roulette europea esce il colore meno atteso, quello dei Verdi, che ingrossa le proprie file parlamentari a Bruxelles, grazie agli ottimi risultati ottenuti in Germania, Belgio, Francia e Irlanda. Sorpresa.

I sovranisti, 6,5. Sovranisti, nazionalisti, euroscettici, dovevano essere loro i grandi vincitori di questa tornata elettorale, la marea nera che avrebbe sconvolto l’Europa, e invece, il loro risultato finale è un brodino caldo, che serve a poco. Dai Conservatori dell’Ecr all’Enf della Lega fino all’Efdd dove siede il M5S, la marea si ferma a circa 170 seggi totali, una soglia molto lontana dalla maggioranza di 367 deputati che serve per ‘governare’ il Parlamento europeo. Bene Salvini in Italia, Le Pen in Francia, Kaczyński in Polonia, male, invece, in tutti gli altri Paesi Ue. Innocui.

Pd, 6. I tempi gloriosi del 40% di renziana memoria sono già in archivio, ma la neo segreteria firmata da Zingaretti frena la caduta agli inferi, e riporta il Pd a essere il secondo partito in Italia, ed è già tanto. Resiliente.

Emmanuel Macron, 5. La sua ‘marcia’ sembra arrestarsi. Superato, di pochissimo, da Le Pen in questa tornata elettorale europea, ha davanti a sé ancora moltissimi problemi da risolvere, in casa propria come in Europa, ma sembra avere già le pile scariche. Logoro.

M5S, 5. Ottiene il peggior risultato di sempre, il 16,57%, e diventa il terzo partito italiano; peggio va ai loro compagni d’avventura europei, e raccattano così, solo 56 seggi, pochini per sedersi nella sala dei bottoni e cambiare questa Europa. Illusi.

Alexis Tsipras, 4. Perde e sonoramente le elezioni europee, superato dal centrodestra di Nea Dimokratia, annusa l’aria e indice le elezioni anticipate. L’astro nascente greco sembra ormai già sul viale del tramonto. Sconfitto.

I partiti socialisti europei, 4. A parte qualche eccezione, il rosso in Europa sembra abbastanza sbiadito. In Germania, in Francia, nella stessa Inghilterra, come in molti altri Paesi, il socialismo sembra già fuori moda, in cerca di nuove identità e leader carismatici. Fantasmi.

Tory, Les Républicains, Forza Italia, 4. Tre partiti, tre fantasmi in cerca di autore. È la caduta degli dei. In Inghilterra è bastata la May e la sua sciagurata politica pro Brexit ad allontanare sempre più i propri elettori; in Francia, i gloriosi tempi di Sarkozy sono un pallido ricordo, sempre più schiacciati dal dominio Le Pen, mentre in Italia, la forza carismatica di Berlusconi dopo venticinque anni si sta esaurendo sempre più e non si vede all’orizzonte chi ne prenderà le redini. Ectoplasmi.

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares