The Passion Lo scandalo della Croce nell’arte contemporanea

Credenti tormentati, a volte atei dichiarati: pittori e scultori del XX e XXI secolo, qualunque fosse la loro visione di fede, sono stati affascinati dal mistero della Croce più di quanto si potrebbe pensare. Da Francis Bacon aMarc Chagall, da Lucio Fontana a Salvador Dalì, da Her­mann Nitsch a Banksy, il saggio di Cesare Biasini Selvaggi sulla rappresentazione della Croce nell’arte contemporanea introduce la mostra “The Passion-Lo scandalo della Croce nell’arte contemporanea”.

In prossimità della conclusione del Giubileo straordinario della Misericordia indetto da papa Francesco per l’anno 2016, l’Associazione culturale Urbis et Artis inaugura la Galleria Pulcherrima con questa esposizione collettiva, a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Carla Mazzoni, che intende indagare la complessità, il mistero e, soprattutto, lo “scandalo” dell’emblema universale della Croce, del sacrificio dell’Uomo, figlio di Dio. “Scandalo” proprio perché la Croce, il simbolo più terribile e umiliante conosciuto nella società romana, accogliendo su di sé Gesù Cristo è divenuto il punto culminante della storia di salvezza di Dio con l’umanità, l’evento in cui avviene la rivelazione definitiva dell’amore illimitabile di Dio che perdona.

Ecco così coinvolti, tra diverse inclinazioni filosofico-religiose e differenti linguaggi, grandi pittori dell’immaginario come Ennio Calabria, Riccardo Tommasi Ferroni (scomparso nel 2000) e Giovanni Tommasi Ferroni, due scultori visionari come Vincenzo Gaetaniello ed Ernesto Lamagna, uno scultore di fama internazionale come Giuliano Vangi. Tramite un approccio dichiaratamente laico e, al contempo, rispettoso della dimensione del Sacro, le opere in mostra manifestano il coraggio di un impatto anticonformista con il complesso tema della Croce. Ne dà prova sconvolgente il drammatico dipinto L’Uomo e la Croce(2016) di Ennio Calabria che riproduce le fattezze di un Dio terreno, al collasso polmonare, con rivoli di sangue violaceo già rappreso lungo le ferite, su una croce di pietra che è già tomba. Il Cristo non rivolge lo sguardo al cielo per chiedere al Padre di essere salvato, ma guarda in basso, invano, verso quegli uomini che lo hanno torturato e giustiziato. Oggi questa “morte vitale di Cristo – afferma l’Artista – si pone come antidoto alla vita morta e al rischio di robotizzazione dei processi mentali che esiliano le dimensioni introspettive della personalità umana”. Altrettanto impressionante, come un pugno nello stomaco, la Crocifissione (1996/2016) inscenata da Ernesto Lamagna. A partire dal Cristo issato su una putrella d’acciaio, ridotto a un moncherino intriso di sofferenza e privo della croce (una protesta a quelle disposizioni europee che proibiscono di esporre in pubblico il Crocifisso). Il secondo elemento è l’Ecce Mater Dulcissima, un bronzo in cui l’Artista partenopeo rappresenta la “sua” Madonna ovvero Maria con le fattezza di sua madre costretta su una sedia a rotelle. Ai piedi del Cristo un manichino di ferro patinato incarna una novella Maddalena ricoperta in parte con un vero burqa afghano. Nella Deposizione (1960) di Riccardo Tommasi Ferroni è la torsione quasi innaturale del  volto e del collo del Cristo a rendere con estrema efficacia il senso della sofferenza. Il suo corpo vibra ancora delle atrocità patite, appare svuotato, sorretto da uomini inconsapevoli in un paesaggio tetro, desertico, a significare la solitudine dell’uomo non solo nel momento del trapasso, ma anche in quello del disancoramento da un’umanità vilipesa. Altra suggestiva Deposizione (2007) è quella dello scultore Vincenzo Gaetaniello, dove il corpo martoriato di Cristo è accompagnato da quattro formelle che catapultano la rappresentazione nel XX secolo, con l’immagine di Kim Phuk, la bambina in fuga, straziata dal napalm, della foto simbolo della guerra in Vietnam, oppure con quella del bambino della seconda Intifada. E sembrano riecheggiare le parole di Antonio Padula: “Lo stesso Figlio, La stessa pietra, La stessa storia, Quando L’ultima Croce?”. Giovanni Tommasi Ferroni nel suo Cristo Crocifisso (2016) sceglie, invece, di indagare più la pace del Figlio di Dio dopo la sofferenza che non la sua stessa sofferenza. L’Artista accentua in maniera astratta la tipica suddivisione terra/cielo di questo tema pittorico, proiettando il Cristo per metà in un paesaggio fiabesco e per metà in un astratto fondo bianco-oro. Oltre a dettagli di grande realismo, come il teschio di Adamo ai piedi del Golgota, non mancano neppure densi elementi simbolici: la stessa Croce è dipinta come un albero profondamente radicato in una terra rossa del sangue di Gesù. Anche il velo che copre il Signore è rosso, rimando al sangue che Giovanni Tommasi Ferroni non ha voluto riprodurre sgorgante dalle ferite, proprio per esaltare il senso della vita scaturita dalla morte. Giuliano Vangi, nel suo disegno in mostra Crocifisso (1998), presenta un’ulteriore variante iconografica. Il suo è un Cristo risorto in croce, vittorioso sulla morte, che non mostra dolore: è vivo, ha il capo eretto, gli occhi aperti. Non sembra neppure inchiodato alla croce. Piuttosto è come se vi si appoggiasse con le braccia spalancate non nel supplizio, ma nell’abbraccio redentivo rivolto a tutta l’umanità: “Quando sarò innalzato attirerò tutti a me” (Giovanni 12, 32). I suoi occhi si rivolgono allo spettatore con la profondità intima di un rapporto personale.

In questa mostra sono esposti anche gli studi e i bozzetti che hanno accompagnato la realizzazione delle opere.

Nel catalogo illustrato, introduzione di Carla Mazzoni e saggio di Cesare Biasini Selvaggi, curatori della mostra.

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Galleria Pulcherrima

Via Merulana 44/45, Roma

29 ottobre – 26 novembre 2016

 

Ufficio stampa-infoline: +39 347 3735109

Mostra

The Passion-Lo scandalo della Croce nell’arte contemporanea

Dove

Galleria Pulcherrima

Via Merulana 44/45, 00182 Roma

Apertura al pubblico

 

29 ottobre – 26 novembre 2016

lunedì-sabato 10.00-13.00/15.00-19.00

domenica 10.00-13.00/pomeriggio su appuntamento

Promossa da

Associazione culturale Urbis et Artis

Preferiti-Centro Mostre e Studi Arte Contemporanea

Cura della mostra

Cesare Biasini Selvaggi e Carla Mazzoni

Info

+39 347 3735109 / + 39 327 9576158

Ingresso

 

Libero

 

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