Terre Sommerse presenta “In the Middle” il progetto del jazzista Nicola Puglielli

“Eleganza acustica…capace di scivolare sulla melodia esaltandone le linee più morbide” (Emiliano Corraretti – Repubblica) questo è solo uno dei molteplici commenti fatti al grande artista Nicola Puglielli per i suoi progetti di musica jazz, tra cui il suo ultimo album ri-prodotto da Terre SommerseIN THE MIDDLE.

Artista romano, frequenta sin da giovane i mitici locali romani come il “Music Inn”, dove cresce suonando con grandi musicisti italiani come Massimo Urbani e Giovanni Tommaso, per poi dedicarsi allo studio del jazz, della chitarra classica e dell’arrangiamento sotto la guida del Maestro Gerardo Iacoucci.

Sulla sua strada incontra grande jazzisti come Kirk Lightsey, Steve Grossman e Philip Catherine, ma collabora anche con importanti compositori come Nicola Piovani e con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Inoltre, come compositore Nicola Puglielli ottiene diversi riconoscimenti in concorsi internazionali come il Carrefour Mondial de la Guitare in Martinica.

Le corde acustiche di Puglielli hanno un suono netto e deciso, trasformando il jazz classico in moderno ed originale, con un accento decisamente più europeo. Scegliere uno strumento acustico implica la ricerca di un suono che crei un impatto fisico, sia interno che esterno.

In questo album Nicola Puglielli ci fa dono di dieci tracce in cui la sua chitarra acustica sebbene in evidente armonia, con gli altri strumenti è preminente.

La sua musica scorre in modo eufonico, affascinante e rilassante, con un approccio fresco a metà strada tra la severità di Lee Konitz e la saudade brasiliana (come si evince da Inutil Paisagem di Jobim).

Puglielli si ispira a Jim Hall (nei suoi duetti con Bill Evans, come in “My Shining Hour”) e dalla chitarra- orchestra di Joe Pass (“In the Middle”), esplora combinazioni accostando strumenti e suoni (duo e quartetto, con flauto, piano, contrabbasso e batteria che si aggiungono).

Le improvvisazioni (dalla vivace immaginazione), le esecuzioni (interpretazioni originali di brani classici, come “Ask Me Now” di Thelonius Monk e “What Is This Thing Called Love?” di Cole Porter) e le composizioni originali di Puglielli (spesso lontane dalle convenzioni abituali, come “I Piaceri D’amore”) sono tutte valorizzate dal suo suono.

È con l’affermazione di Luigi Onori (che scrive la seconda metà del testo), critico musicale, pubblicista, saggista, nonché scrittore del redazionale Musica Jazz “La chitarra, strumento antico come pochi altri, può ancora stupirci con piacevoli sorprese” che vi invitiamo ad ascoltare questo importante progetto di musica jazz!

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