Teatro Torlonia 22 – 25 gennaio 2026   Nella lingua e nella spada

Teatro Torlonia

22 – 25 gennaio 2026

 

Nella lingua e nella spada

un progetto di musica e teatro ispirato alle vite e alle opere di Oriana Fallaci e di Aléxandros Panagulis

elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione

Elena Bucci

musica in playback di Luigi Ceccarelli

con registrazioni di Michele Rabbia e Paolo Ravaglia

disegno luci Loredana Oddone

cura e regia del suono Raffaele Bassetti

assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri

scene Elena Bucci, Loredana Oddone

costumi Elena Bucci, Marta Benini e Manuela Monti

foto Luca Concas, Salvatore Pastore, Patrizia Piccino

documentazione video Stefano Bisulli

si ringrazia il Teatro Comunale di Russi per l’ospitalità

produzione Le belle bandiere, Centro Teatrale Bresciano, Ravenna Festival, Campania Teatro Festival,

TPE Teatro Piemonte Europa

con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Russi

produzione musicale Edison Studio

 

orari spettacoli: tutte le sere ore 20 I domenica ore 18

 

 

La storia tra il poeta e rivoluzionario greco Alekos Panagulis e la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci rivive in scena dal 22 al 25 gennaio al Teatro Torlonia con Nella lingua e nella spada, melologo diretto e interpretato da Elena Bucci, assieme alle musiche originali di Luigi Ceccarelli, che intreccia la grande Storia con le pieghe più intime dell’anima in un’istantanea vibrante di due umanità irriducibili.

Un progetto che fonde musica e teatro in un connubio di suggestioni e sentimenti per restituire il paesaggio fisico e morale di un’epoca, offrendo al pubblico uno sguardo profondo su due intellettuali che hanno fatto della parola la loro arma più affilata e della coerenza il loro unico destino. Tutto ha inizio con un’intervista: Alekos è appena stato liberato dopo la prigionia per l’attentato al dittatore Papadopoulos; Oriana è lì per raccontarlo. Da quell’incontro nasce un legame indissolubile fatto di lotte per la libertà, accese discussioni, solitudini condivise e una speranza che non si arrende mai, nemmeno davanti alla morte misteriosa di lui nel 1976.

In scena, musica e parole raccontano come la scrittura diventa l’ultima trincea contro la tirannia. Se Panagulis trova nella poesia la medicina per resistere alla violenza del carcere, la Fallaci trasforma il proprio lutto in un testamento letterario universale. Sono due figure che nella loro vitalità ed energia hanno saputo trasformare il dolore in memoria collettiva.

Note di regia di Elena Bucci

«Questo melologo di più anime si ispira alla storia del poeta e rivoluzionario greco Alekos Panagulis e della giornalista e scrittrice Oriana Fallaci: si incontrano per un’intervista che resterà nella storia proprio il giorno in cui Alekos, incarcerato per un attentato al dittatore Papadopoulos, condannato a morte e poi graziato, viene liberato grazie ad un forte movimento internazionale. Restano allacciati, fra discussioni, lotte per la libertà, allegria, solitudini e speranze, fino alla morte di lui per un misterioso incidente, nel 1976. Alekos trova nella poesia una cura per resistere alla violenza della tirannia e del carcere; Oriana fa del suo lutto un libro. Irriducibili, spesso isolati e solitari, mai vinti nella vitalità e nell’energia, trasformano il dolore in scrittura, memoria di tutti, un tesoro al quale attingere quando manca il coraggio.

Quando, dopo la maturità, partii per un viaggio in Grecia, portai con me il libro dove Oriana Fallaci racconta dell’incrocio del suo destino con quello di Alekos Panagulis. Persa in quella terra polverosa e profumata, fra templi, paesaggi marini e città caotiche e nere, ritrovavo le vite di Oriana e Alekos, in lotta contro il conformismo e le bugie, irriducibili, ostili per natura e disciplina al potere e alla tirannia. Si narrava di amore e di lotta, della solitudine degli eroi e della loro forza poetica, dell’allegria e della disperazione degli spiriti liberi. Ora capisco meglio quanto sia anche una vigorosa celebrazione del lutto attraverso la scrittura, una testimonianza che resiste all’oblio. La politica è un dovere, la poesia un bisogno. È un urlo che non si può soffocare, l’ansia di un istante che non si può dimenticare. Allora cerchi carta e matita per fermarlo.” Scrive Alekos nel carcere, su qualsiasi cosa trovi, per non perdersi.

Anche per Alekos la scrittura è medicina che salva quando il mondo sembra impazzito. E’ un’arma e uno scudo. Da essa trae la forza di ridere dei propri aguzzini, di prenderli in giro, di sopportare la solitudine della sua ricerca di libertà e verità. Mi pare di trovarvi anche il sollievo per non essere diventato un assassino, quando la sua ribellione alla tirannia non gli porgeva altra soluzione che l’attentato, proprio lui che non sapeva vendicarsi nemmeno dei suoi aggressori. I suoi libri con la prefazione di Pasolini sono ormai introvabili. Sembrano passati secoli, ma le domande sono vive. Resiste anche la volontà gioiosa di resistere alla violenza e alla paura con la pratica del pensiero, dell’arte, della scrittura.

Mi affido all’intuito drammaturgico e alla sensibilità del compositore Luigi Ceccarelli, al talento dei musicisti Michele Rabbia e Paolo Ravaglia e alla sapiente e partecipe regia del suono di Raffaele Bassetti. La musica crea uno spazio tempo sospeso dove posso immergermi in altre esistenze, storie, luoghi e sfrangiare i limiti della mia identità. In un continuo scambio tra appunti, improvvisazione e riscritture, la drammaturgia si innesta sulle comuni radici di musica e teatro. Le luci di Loredana Oddone disegnano nello spazio quasi vuoto una piccola prigione che può diventare Atene, Firenze, il mare, la spiaggia, un’anima, l’infinito.

Non uso le parole di Oriana Fallaci, non strappo brani da un libro perfetto, ma provo a raccontare con parole mie di lei e di lui, di quell’epoca, dell’entusiasmo per alcuni artisti – eroi? – che vissero l’orrore della dittatura senza piegarsi, cantando: nella lingua e nella carta è la loro spada. Grazie a loro allargo il mio sguardo di fortunata nata in tempo di pace fino al limite del buio che si avvicina.»

Note musicali di Luigi Ceccarelli

«Ho trasformato il racconto e la poesia di Alekos in “suono”, cercando di rendere ancor più percepibile l’espressività di ogni elemento fonetico, che Elena interpreta magistralmente, e che l’elaborazione digitale può rendere ancora più emozionale: nella moltiplicazione della voce fino a farla diventare un coro, nella creazione di uno spazio tridimensionale che porti il pubblico ad immergersi nei versi e non a guardarli solo dalla rassicurante distanza della platea, cercando di portare il testo nella dimensione iper-realistica di una performance di teatro musicale contemporaneo – afferma Luigi Ceccarelli.

E poi costruendo un progetto dove i musicisti non eseguono una partitura precostituita e immutabile, ma in cui ogni strumentista contribuisce, con la condivisione della propria identità musicale alla costruzione della partitura generale. Paolo Ravaglia e Michele Rabbia non sono semplicemente esecutori, ma interpreti e creatori all’interno di una struttura in cui testo, voce e suono dialogano tra loro combinandosi senza perdere la loro individualità.

Sullo sfondo ovviamente, a far da riferimento, c’è spesso la musica greca con le sue tradizioni di libera convivenza che ci riporta a quella terra di cui Panagulis è figlio. Non certo quella musica insistente da sottofondo turistico che, come in ogni località del mondo, ci ronza intorno perennemente, ma quella musica che è forse la più antica della civiltà mediterranea e che meglio di tutte ha saputo fondere le culture con cui è venuta a contatto. Ascoltando la musica greca d’arte ci si rende conto che siamo di fronte alla sintesi perfetta tra la musica latina, la musica araba e quella balcanica. Quella sintesi che la musica di oggi è sempre più abituata a fare. Una musica che non appartiene più ad un genere musicale, ma che, forse utopisticamente, è ad un livello superiore, una sintesi che identifica tutti in un unico linguaggio comune.»

 

Fondazione Teatro di Roma _www.teatrodiroma.net

Teatro Torlonia Via Lazzaro Spallanzani 1A- Roma

Biglietteria: tel. +39 06 44230693– biglietteria@teatrodiroma.net

Biglietti: 15€ intero – 10€ ridotto

Orari spettacolo: tutte le sere ore 20.00 I domenica ore 18.00

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