TEATRO EDUARDO DE FILIPPO, ROMA
15 Dicembre 2025 ore 21
BENG!
Lo strano caso del caso risolto per caso
DRAMMATURGIA: Leonardo Carducci, Alessandro Apostoli, Vittorio Allegra, Claudio Totino, Matteo Pascarella, Giacomo De Cataldo, Nicolò Gaetani
REGIA: Giacomo De Cataldo
CONSULENZA DRAMMATURGICA: Nicolò Gaetani
CONSULENZA DI PROGETTO: Massimo Wertmüller
COLONNE SONORE: Marco Sinopoli
SCENOGRAFIA: Alessandro Chiti
COSTUMI: Camilla Grappelli
INTERPRETI E RUOLI:
Leonardo Carducci (Commissario/Agatha)
Alessandro Apostoli (McCallaghan/McRotten)
Vittorio Allegra (Wongherjog)
Claudio Totino (Matthew Polroy)
Matteo Pascarella (Uomo della scientifica/Bob)
realizzato nell’ambito del LABOR WORK Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini con il sostegno di DiSCo Lazio e Regione Lazio
Dopo i due sold out registrati al Teatro Cometa Off, torna in scena lunedì 15 dicembre al Teatro Eduardo di Filippo di Roma BENG! – Lo strano caso del caso risolto per caso, spettacolo teatrale scritto da Leonardo Carducci, Alessandro Apostoli, Vittorio Allegra, Claudio Totino, Matteo Pascarella e Giacomo De Cataldo, che firma anche la regia. Il progetto si avvale della consulenza drammaturgica di Nicolò Gaetani e della consulenza di progetto di Massimo Wertmüller. In scena: Leonardo Carducci (Commissario/Agatha), Alessandro Apostoli (McCallaghan/McRotten), Vittorio Allegra (Wongherjog), Claudio Totino (Matthew Polroy), Matteo Pascarella (Uomo della scientifica/Bob).
Crimine, passione, speranza, desiderio, torbide riflessioni sulla vita che spesso fluiscono in altre riflessioni che non sempre sono necessariamente utili, tutto questo avvolto insieme a formare la trama della vicenda che il tenente McCallaghan, tra un sorso di whisky e una boccata di sigaretta, si trascina dietro le spalle ormai da lungo tempo.
C’è chi la definirebbe: una storia avvincente e piena di colpi di scena che si presenta al pubblico come parodia stessa di quel mondo tipico del poliziesco americano anni 70, 80 e pure 90, con sfumature giallo-noir.
C’è chi direbbe che il tutto è anche mostrato attraverso una comicità pungente ed eccentrica, immagini accattivanti, effetti visivi e sonori affascinanti e divertenti. Tutto vero, si…ma questa storia è molto di più. E in un mondo dominato dal caos e dal putridume, quando un efferato caso di omicidio praticamente impossibile da risolvere comincia ad attanagliare i già fragili equilibri dei nostri stereotipati protagonisti, solo uno potrà salvarli. La domanda è: sei pronto a scoprire come?
BENG! segna il debutto ufficiale del collettivo teatrale composto da Leonardo Carducci, Alessandro Apostoli, Vittorio Allegra, Claudio Totino, Matteo Pascarella e Giacomo De Cataldo. I sei si sono incontrati all’interno del percorso formativo di Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, dove, sotto la guida di maestri e professionisti del settore, hanno condiviso visioni, esperienze e linguaggi comuni.
Proprio all’interno del LABOR WORK – spazio laboratoriale dedicato alla creazione di opere originali – hanno deciso di unire le forze per dare vita a una compagnia capace di coniugare ironia, tensione narrativa, sperimentazione visiva e un lavoro d’ensemble rigoroso e vitale. BENG! è il primo progetto collettivo con cui scelgono di affacciarsi sulla scena professionale.
I PERSONAGGI
McCallaghan
Protagonista della storia. Misterioso e maledetto è deciso una volta per tutte a risolvere il caso dell’omicidio del suo mentore Wongherjogh. È spesso vittima delle sue stesse elucubrazioni intense e carismatiche che lo portano ad isolarsi dal resto del mondo.
Il Commissario / Agatha
Commissario di polizia. Forte e spietato: due caratteristiche fondamentali nel suo mestiere che lui cerca disperatamente e vanamente di possedere. Membro bistrattato della vecchia “Golden Squad” di poliziotti di San Francisco, ha una fissazione con gli elenchi di sinonimi per esprimere un concetto e porta dentro di sé una terribile frustrazione omicida che, si scoprirà verso il finale, sfoga attraverso il suo alter-ego Agatha.
Wongherjogh
Poliziotto leggendario e mentore del protagonista. È sempre stato come un padre per McCallaghan. Ha cercato fino alla fine dei suoi giorni di catturare tutti i malviventi della città e di proteggere le persone che amava tra cui la sua amante Agatha. Purtroppo, essendo morto in circostanze misteriose, possiamo vederlo solo attraverso i flashback dei personaggi.
Matthew Polroy
Nuova recluta assegnata al dipartimento di polizia di San Francisco. Giovane, volenteroso, inesperto e unico personaggio vagamente competente nel suo lavoro.
Agatha
Amante di Wongherjogh. Donna forte e premurosa, con una spruzzata abbondante di femme fatale, unica speranza per venire a conoscenza degli ultimi dettagli riguardanti il caso che ha visto vittima il suo vecchio amante. O almeno così tutti credevano…
Uomo della scientifica
Un uomo della “vera” scientifica. Spalla comica del commissario, sempre attento ad ogni sua esigenza discorsiva.
Bob
Barista. Il suo vero nome è Vincent ma tutti lo chiamano Bob. Spalla comica, continuamente maltrattato (a volte involontariamente) dai protagonisti.
L’agente leggendario
Agente leggendario di polizia. La storia parte proprio dalla sua morte per mano dell’assassino delle Battone di San Francisco, dopo anni dall’ultimo omicidio. Aveva continuato ad indagare e probabilmente aveva scoperto troppo. Anche lui era un membro della “Golden Squad”.
NOTE BIOGRAFICHE
Leonardo Carducci
Attore di 24 anni, nato e cresciuto a Roma nel 2000. Con una forte passione per la recitazione, nel corso del tempo, ha sviluppato una solida preparazione teatrale. Ha avuto la possibilità di prendere parte a diverse esperienze professionali in ambito teatrale, televisivo e in cortometraggi. Significative sono state: “Studio per una danza dei sette veli” con Filippo Timi, “L’opera da tre soldi” con Massimo Venturiello e “L’istruttoria” con Daniele Salvo. Parallelamente ha ottenuto la possibilità di sviluppare uno spettacolo teatrale vincendo il bando “Labor Work”: affiancato da quattro colleghi e amici, il progetto in corso d’opera ha l’obiettivo di portare in scena una commedia parodistica, ispirata al poliziesco televisivo americano, dai toni noir e grotteschi.
Alessandro Apostoli
Attore originario della provincia di Verona nel 2000. Si avvicina al teatro in giovane età e intraprende un percorso che lo porta a lavorare in cortometraggi e spettacoli, attraversando esperienze di varia intensità, tra slanci creativi e momenti di pausa. Tra i lavori più recenti è coprotagonista del film Squali, presentato al Festival del Cinema di Roma, e prende parte alla serie Un Passo dal Cielo 8 e al film tedesco Lost in Venice, diretto da Claudia Garde. Sta inoltre scrivendo e mettendo in scena uno spettacolo comico dai toni noir, affiancato da quattro colleghi e amici, la cui prima è prevista entro la fine del 2025. Vive attualmente a Roma, dove continua a lavorare tra cinema, teatro e scrittura.
Vittorio Allegra
Roma, 28 settembre 2000. Prima formazione in scuola di recitazione Omnes Artes a Roma, dal 2010 fino al 2017. Il percorso formativo è continuato seguendo, in concomitanza, corsi al teatro La Cava con studi di recitazione, doppiaggio e dizione fino al 2016. Subito dopo il diploma di maturità un periodo al Padiglione Ludwig della durata di due anni, facendo da
ponte fino al momento di entrata all’Officina Pasolini. Nel frattempo ci sono state collaborazioni e lavori per il cinema, il teatro e cortometraggi indipendenti, permettendo così di esplorare i vari tipi di espressione artistica e continuare a formare la propria.
Matteo Pascarella
Nasce a Caserta nel 1999, figlio di una famiglia piena di artisti, cresciuto con molti stimoli per l’arte, decide di iscriversi a Belle Arti di Napoli (Pittura) dove presto si laureerà. Fin da giovane si appassiona al cinema, allora decide anche di frequentare un corso di doppiaggio, e poi provare successivamente i test di ingresso di Officina Pasolini. Contro ogni aspettativa riesce ad entrare ed ora vive nella Capitale.
Claudio Totino
Nato a Roma il 10 dicembre 2003, e a 13 anni mi sono innamorato della chitarra, ispirato da Jimmy Page. Dopo il diploma in arti sceniche nel 2024 presso Officina Pasolini, ho avuto l’opportunità di lavorare con Walter Pagliaro, Massimo Venturiello, Daniele Salvo e Filippo Timi e partecipare a cortometraggi indipendenti. Ho approfondito la mia formazione con seminari di recitazione e doppiaggio con professionisti del settore.
CONTATTI COLLETTIVO
compagniabeng@gmail.com
Teatro Eduardo De Filippo Viale Antonino di San Giuliano, 782 (angolo Via Mario Toscano) – 00135 Roma Tel.: 06 49708835 Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria: https://www.eventbrite.it/e/beng-lo-strano-caso-del-caso-risolto-per-caso-tickets-1975228374239?aff=oddtdtcreator
INVENTARIO PER UN CORPO ERETICO
Un progetto del collettivo Noctua
Con la regia e la drammaturgia di Martina Badiluzzi
con Viviana Barboni, Camilla Benzi, Alice Casales, Tiziana Di Tella, Caterina Petrarulo
musiche originali ed esecuzione dal vivo a cura di Roberta Russo (Kyoto)
Progetto realizzato nell’ambito del LABOR WORK Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini con il sostegno di DiSCo Lazio e Regione Lazio
ANTEPRIMA AL TEATRO EDUARDO DE FILIPPO- ROMA
VENERDI’ 12 DICEMBRE ORE 21.00
Approda in anteprima a Roma venerdì 12 dicembre al Teatro Eduardo De Filippo lo spettacolo INVENTARIO PER UN CORPO ERETICO.
Un progetto del collettivo NOCTUA, composto da Viviana Barboni, Camilla Benzi, Alice Casales, Tiziana Di Tella, Caterina Petrarulo, nasce lo spettacolo “Inventario per un corpo eretico”, drammaturgia e regia di Martina Badiluzzi con musiche originali ed esecuzione dal vivo a cura di Roberta Russo (Kyoto). Il progetto è realizzato nell’ambito del LABOR WORK Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini con il sostegno di DiSCo Lazio e Regione Lazio.
“Inventario per un corpo eretico” è un atto di sabotaggio, un rito scenico che scardina lo sguardo giudicante che per secoli ha confinato i corpi e le identità femminili in una gabbia di aspettative. È il tentativo di disarticolare il potere patriarcale con un linguaggio intimo e magico che non chiede il permesso di esistere. Un’esperienza poetica e visiva che crea uno spazio collettivo di resistenza, desiderio e liberazione dove un grido nella notte lancia la miccia per una rivoluzione.
Cinque giovani donne, una notte, uno spazio di trasformazione. Il punto di partenza è il corpo: corpo biologico, sociale, narrante. Attraverso le forme del gioco, del racconto e della confidenza, le cinque ragazze compiono un rito, guidato dal ritmo irregolare dei loro corpi, fino a creare un linguaggio intimo e sovversivo. Di fronte a un ordine simbolico e politico che ha escluso per secoli – e continua a farlo sistematicamente – la voce e il sapere femminile, a cosa appellarsi? Scelgono la stregoneria, non come folclore, ma come archivio di saperi alternativi, come un potere che è capace di trasformare la realtà e di lasciare un segno sul mondo. Un linguaggio che non chiede il permesso di esistere
Note di regia
Inventario per un corpo eretico è un atto scenico di sabotaggio. Un tentativo di rovesciare l’archetipo unidimensionale della femminista – strega, arrabbiata, frigida, nervosa.
Una drammaturgia ibrida, scritta in consonanza con la musica, in cui materiali storici si intrecciano a elementi autobiografici, pratiche performative e dove i corpi sono il principio di ogni cosa.
Lo spettacolo prende in prestito le forme del gioco, della confidenza, della farsa, del rito e le piega per rivelarne la natura politica. Ferita, mestruazione, la rottura dell’imene sono tappe segnate nel sangue, riti di iniziazione che ogni giovane donna attraversa per arrivare alla maturità. Soglie attraverso cui il corpo femminile deve passare, in rapporto diretto col sangue.
Da uno spazio intimo e disarmato, il testo deraglia in un paesaggio distopico e caricaturale, l’eco di un processo medioevale, in cui il linguaggio inquisitorio riemerge con tutta la sua grottesca violenza.
Cinque giovani donne scelgono di ricorrere alla stregoneria come strumento di disarticolazione del mondo, come contro-narrazione, come forma altra e rinnovata di conoscenza. Le maledizioni, gli anatemi, le preghiere – formule ancestrali di una lingua magica e agita – conoscono il potere trasformativo della parola, la sua capacità di alterare la realtà, di incidere sul mondo: così si riscrive la storia.
Martina Badiluzzi
NOTE DEL COLLETTIVO NOCTUA
Quando abbiamo iniziato a lavorare a “Inventario per un corpo eretico” ci siamo chieste da dove partire. La risposta è arrivata subito: dal nostro corpo. Dai corpi che abitiamo e che ogni giorno sentiamo esposti, giudicati, controllati. Ci siamo accorte che i nostri ricordi più intimi – la prima mestruazione, la prima ferita, la prima volta che qualcosa si è “rotto” in noi – non erano solo personali, ma esperienze condivise, riti di passaggio più o meno goffi, più o meno traumatici, ma sempre segnati dal corpo. Ci siamo accorte che quelle memorie intime potevano essere materia scenica fertile.
La strega che evochiamo in scena, invece, non è un costume, è una condizione. Non l’abbiamo evocata con la scopa e il cappello a punta, ma si è infilata nelle crepe delle nostre storie: nelle volte in cui ci siamo sentite inadeguate, troppo rumorose o troppo silenziose, troppo libere o troppo poco. Forse essere streghe oggi significa proprio rivendicare quella non conformità.
Lavorare con Martina Badiluzzi ci ha permesso di accedere a un linguaggio in cui la parola e il gesto non sono mai decorativi, ma necessari e irripetibili. Abbiamo giocato con le parole come con formule magiche: preghiere, maledizioni, anatemi
improvvisati. Le abbiamo dette a bassa voce, urlate, cantate – e a volte non avevano senso, ma funzionavano lo stesso.
Con Kyoto abbiamo cercato un suono che non si limitasse ad accompagnare, ma che, fatta personaggio, scavasse con noi, amplificando le fratture.
Quello che portiamo in scena non è una verità, né una soluzione. È piuttosto un atto di sabotaggio giocoso e rabbioso, un modo per lanciare una maledizione a questo mondo rotto. Se poi dal nostro gioco nasce davvero una rivoluzione… almeno ci siamo divertite a provarci.
Noctua è il simbolo della nostra veglia, della nostra attenzione notturna e questo spettacolo è il nostro primo gesto collettivo.
NOCTUA – chi siamo
Le componenti di NOCTUA si sono incontrate nel 2023 durante il laboratorio di Alta Formazione Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini. Cinque attrici, cinque storie diverse, tutte unite dall’urgenza di raccontare il presente attraverso i loro corpi, contraddizioni desideri. Tra prove, studi e palcoscenici condivisi, è nata la consapevolezza di voler costruire insieme un immaginario comune, intrecciando vite, storie e visioni, trasformando l’esperienza formativa in un progetto artistico e umano. NOCTUA è il risultato di quella scelta: un collettivo che condivide un percorso di creazione, di ricerca e di resistenza poetica. È una fucina di storie, di ribellioni, di corpi e voci che scelgono di raccontare il presente da un altro punto di vista, un invito a riconoscere e abitare la propria alterità.
“Inventario per un corpo eretico” è il primo spettacolo prodotto dal collettivo, vincitore del bando Labor Work Teatro, promosso da DiscoLazio, finalizzato all’inserimento di giovani artisti nella filiera creativa. Attraverso una drammaturgia originale, lo spettacolo riflette sull’eredità del corpo e sulla percezione del femminile come spazio di contraddizione, mostruosità e consapevolezza.
TEATRO EDUARDO DE FILIPPO, ROMA
14 dicembre 2025 ore 21
DEBUTTA IN ANTEPRIMA
QUELLI CHE RESTANO
soggetto e drammaturgia Marta Ferrarini ed Emanuela Vinci
regia Davide Celona
con Marta Ferrarini, Leonardo Lutrario, Luca Molinari, Emanuela Vinci
supervisione drammaturgica Giovanni Bonacci
disegno luci Marco Laudando
si ringrazia Gianni Clementi
realizzato nell’ambito del LABOR WORK Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini con il sostegno di DiSCo Lazio e Regione Lazio
Cosa resta, quando qualcuno se ne va? È da questa domanda che prende corpo QUELLI CHE RESTANO, il nuovo progetto teatrale firmato da Marta Ferrarini ed Emanuela Vinci, uno spettacolo che indaga il lutto, il branco, le famiglie e le assenze. Lo spettacolo, con la regia di Davide Celona, vede in scena Marta Ferrarini, Leonardo Lutrario, Luca Molinari ed Emanuela Vinci. La supervisione drammaturgica è di Giovanni Bonacci. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Eduardo De Filippo il 14 dicembre 2025.
SINOSSI
Un gruppo di quattro amici – Nadia, Emma, Flavio e Jacopo – si ritrova nel parchetto trasandato che frequentavano spesso da ragazzini; manca un’ora al funerale di Milo, il loro quinto, che si è appena suicidato. La ferita di essere stati cacciati dalla camera mortuaria dalla famiglia dell’amico porta questi giovani adulti a riflettere su una decisione importante: partecipare o meno al suo funerale. Mentre il tempo scorre, il loro confronto diventa un’esplorazione cruda e sincera del dolore e della perdita, portando a galla non solo le loro storie, verità scomode e dinamiche nascoste, ma anche i loro conflitti familiari e quelli generazionali.
ORIGINE
Noi siamo il risultato delle presenze e delle assenze della nostra vita e spesso le persone a cui ci leghiamo portano delle ferite simili alle nostre.
Il progetto nasce infatti dalla riflessione delle autrici sulla loro esperienza di figlie, dei padri e delle madri, e di cosa abbia significato la loro presenza o la loro assenza.
Cosa significa quindi essere figli? Qual è l’eredità che le nostre famiglie ci lasciano? E quanto questa viene sporcata dalla società?
Lo spettacolo è l’opera prima di Marta Ferrarini ed Emanuela Vinci ed è uno dei cinque progetti vincitori della sezione Teatro del bando “Labor Work” di DiscoLazio, indetto da Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini.
NOTE DI MARTA FERRARINI ED EMANUELA VINCI
I quattro protagonisti affrontano la perdita di un amico, un evento traumatico che li costringe, in qualche modo, a dover stare nel dolore.
Stare nel dolore significa guardarsi dentro e finire per ritrovare tutto il marcio, e nel caso di Nadia, Emma, Flavio e Jacopo, il marcio ha il volto delle loro famiglie… e forse anche di quella di Milo.
Il linguaggio sperimentale ricerca questa complessità, a partire dalla struttura drammaturgica. La storia si sviluppa su due piani diversi di narrazione che si intrecciano: il primo è quello del presente, in cui si vedranno i personaggi vivere, passo per passo, l’ora che precede il funerale dell’amico; il secondo è un piano di astrazione, in cui in scena prendono vita momenti del passato e movimenti interiori dei protagonisti.
I personaggi si muovono, quindi, dentro ferite ereditarie, ma anche dentro un’ostinata ricerca di senso e di appartenenza. Il loro legame prende la forma di un branco: un luogo comodo, in cui imparano a sopravvivere.
Qui si scoprono vulnerabili e si riconoscono nel compagno. Non sono né eroi né vittime: sono umani, contraddittori, sono quelli che restano.
Nonostante i temi trattati, il tono e lo stile sono dissacranti e puntano a far vivere allo spettatore una montagna russa emotiva. Alla parola si uniscono corpo e musica come medium evocativi, in modo da indagare sfumature diverse.
Un gruppo di ragazzi, un posto vuoto e il silenzio che fa più rumore delle parole. QUELLI CHE RESTANO è il racconto di chi resta, perché andarsene non è concesso a tutti.
BIO DEL COLLETTIVO
Emanuela Vinci e Marta Ferrarini si conoscono durante il biennio di formazione teatrale presso Officina delle Arti Pier Pasolini, dove stringono una forte amicizia da cui poi nasce un sodalizio artistico fondato su una comunione di intenti. Condividono una visione affine su cosa significhi fare arte, sull’uso di un linguaggio teatrale aperto a diverse contaminazioni e sulla necessità di trattare temi intimi, ma anche collettivi e politici.
Marta Ferrarini, Milano classe 2000. Si avvicina al mondo dello spettacolo grazie alla danza e al musical, dal 2015 studia canto e pianoforte. Comincia a formarsi nella recitazione presso STM a Novara con Elena Ferrari, dal 2021 studia drammaturgia antica e frequenta il Laboratorio di Alta Formazione teatrale dell’università Cattolica di Milano con Christian Poggioni ed Ermelinda Cakalli. Entra a far parte della compagnia Kerìs, portando in scena testi di teatro antico in vari teatri di Milano e nel carcere di Opera. Frequenta poi vari workshop tra cui un corso intensivo di regia e un seminario di schiera con Gabriele Vacis. Nel dicembre 2024 si diploma nel biennio della sezione teatro di “Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini” a Roma, dopo aver lavorato con professionisti quali Massimo Venturiello, Walter Pagliaro, Daniele Salvo, Armando Pugliese, Maria Letizia Gorga e tanti altri. Nel 2025 vince il bando “Labor Work” indetto dalla stessa scuola, e scrive un testo che porterà in scena a fine 2025.
Emanuela Vinci nasce a Palermo nella Pasqua del 1999. Da bambina ha studiato danza per diversi anni. Durante il primo anno di liceo ha iniziato a studiare canto e ha continuato anche dopo la fine delle superiori, avvenuta nel 2018, quando si è diplomata al liceo artistico in scenografia. Una volta terminato il liceo, oltre a continuare lo studio del canto, ha iniziato a fare diverse masterclass e ha frequentato il laboratorio del Teatro Mediterraneo Occupato, diretto da Maurizio Spicuzza. Durante quegli anni ha portato in scena spettacoli di vari autori, da Pinter a Massini. Successivamente ha anche studiato con Filippo Luna e Virginia Alba, due attori palermitani a cui deve molto. Nel 2022 si presenta al Premio Hystrio e arriva in finale. Lo stesso anno è entrata a Officina Pasolini, a Roma. Durante gli anni di Officina Pasolini ha avuto l’onore di essere diretta da professionisti come Walter Pagliaro, Daniele Salvo, Massimo Venturiello, Paolo Coletta, Francesco Giuffrè e di lavorare con altrettanti professionisti come Maria Letizia Gorga, Francesco Brandi e Armando Pugliese. Nel 2024 ha preso il diploma e successivamente ha vinto un bando indetto dalla Regione Lazio per Officina Pasolini, insieme alla sua collega, con la quale ha scritto un progetto che nasce da una comune necessità, nell’ottica di riuscire a parlare ai giovani e alle giovani come loro.
REGIA DAVIDE CELONA
Attore, danzatore, cantante e performer. Diplomato alla Scuola Teatro Arsenale di Milano e successivamente alla Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi.
Durante il suo percorso di formazione ha incontrato registi come Emma Dante, Societas Raffaello Sanzio, Ricci/Forte, Claudio Tolcachir, Gabriele Vacis, Mariangela Gualtieri, Davide Enia, Roberta Carreri, John Strasberg.
Dal 2010 entra a far parte della Compagnia SudCostaOccidentale diretta da Emma Dante portando nella scena nazionale ed internazionale spettacoli quali “Anastasia, Genoveffa e Cenerentola”, “Gli alti e bassi di Biancaneve”, “Tre favole per un addio”, “Fable pour un adieu”, “Scarpette rotte”, “Il canto della sirena”, “Verso Medea”, “La Trilogia degli occhiali -Il castello della Zisa”, “Le sorelle Macaluso”, spettacolo vincitore del premio UBU nel 2014, “Bestie di scena”, “Re Chicchinella” attualmente in scena.
Nel 2023 prende parte al progetto “VajontS23” regia di Marco Paolini. È coreografo per “Operetta Burlesca”, “Extramoenia”, “La bella Rosaspina addormentata” regia di Emma Dante.
Conduce workshop e masterclass di formazione per attori, danzatori e cantanti in diversi spazi quali la Vicaria a Palermo, l’Atelier del Teatro e delle Arti, MTS Scuola di Musical e Campo Teatrale a Milano, La Comédie de Geneve in Svizzera.
INTERPRETI
Leonardo Alberto Lutrario attore classe 1998. Dopo aver mosso i primi passi al Teatro 7 con Marco Zadra, ha completato un triennio di recitazione presso l’ASC Teatro della Dodicesima, sotto la direzione di Marco Tempèra e Alberto Bellandi. Ha arricchito il suo percorso partecipando a numerosi workshop intensivi (Scaletta e Carrozzerie N.O.T.) con figure di spicco della scena contemporanea, tra cui Fabiana Iacozzilli, Rafael Spregelburd (Novoli, Lecce), Franco Mannella, Federica Santoro, Stefano Patti e Daniele Parisi.
Ha calcato le scene di teatri romani come il Teatro Palladium con Il circo dell’apparenza (da Il Berretto a Sonagli, regia di Marco Tempèra), il Teatro Cometa Off con Nelle due mani di Roberto Staglianò, e Villa Torlonia con la lettura Lavanderia Calzino Perso diretta da Mauro Santopietro per l’Onstage Festival. Ha inoltre preso parte allo spettacolo L’Italia questo bel paese, tratto dai monologhi di Mattia Torre, presentato sia a Roma che al Teatro Rossini di Gioia del Colle.
Luca Molinari nasce a Roma il 20 luglio del 1993. Si diploma presso l’Accademia d’Arte Drammatica Link Academy nel 2015. Debutta a teatro sempre nel 2015 con L’Odissea con la regia di Vincenzo Manna e Andrea Baracco. Da lì in avanti avrà occasione di essere protagonista di numerose rappresentazioni teatrali quali: DNA di Dennis Kelly, Mary Stuart, Antigone, La Tempesta di W. Shakespeare solo per citarne alcuni.
Nel 2017 prende il ruolo da protagonista di Manuel nel film Le grida del silenzio, nel 2018 collabora da protagonista di puntata in Don Matteo 11. Calca i palchi d’Italia in veste anche di musicista classificandosi finalista al concorso Sanremo Trend nel 2021 in band, sul palco dell’Ariston. Dal 2022 ha prestato la sua voce per alcuni film debuttando di fatto come doppiatore.
CONTATTI COLLETTIVO
Teatro Eduardo De Filippo
Viale Antonino di San Giuliano (angolo Via Mario Toscano), 00135 Roma
Tel.: 06 49708835
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria:
www.eventbrite.it/e/quelli-che-restano-tickets-1975228314059?aff=ebdssbdestsearch#search
13 Dicembre 2025 ore 21 IL BUCO DELL’AUX
di Edoardo Trotta, Manuel Ficini, Erich Lopes
da un’idea di Iacopo Bertoni
consulenza drammaturgica: Gabriele Di Luca consulenza registica: Silvio Peroni
realizzato nell’ambito del LABOR WORK Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini con il sostegno di DiSCo Lazio e Regione Lazio
Dopo i consensi di pubblico e critica, registrati in occasione del debutto al teatro Cometa Off, torna in scena sabato 13 dicembre al Teatro Eduardo De Filippo di Roma Il buco dell’Aux, spettacolo teatrale scritto da Edoardo Trotta, Manuel Ficini ed Erich Lopes, da un’idea di Iacopo Bertoni. Il progetto si avvale della consulenza drammaturgica di Gabriele Di Luca, autore, regista e interprete tra i più riconoscibili della scena nazionale contemporanea — fondatore della compagnia Carrozzeria Orfeo — e della consulenza registica di Silvio Peroni, figura di rilievo del teatro italiano, con produzioni ospitate nei più importanti teatri e festival nazionali.
A volte non serve un tetto per sentirsi a casa: basta un palchetto con microfono e un sogno da salvare prima che la realtà bussi alla porta. La paura di perderli entrambi diventa l’unico modo per non perdersi.
Tre ragazzi si aggrappano al sogno di dar voce a chi non ne ha mentre tutto attorno sembra remare loro contro: affitto alle stelle, amicizie in bilico e un mondo che si è dimenticato di loro. Forse, a volte, basta attaccare un cavo al buco dell’aux, prendere in mano un microfono e fare un po’ di casino.
La produzione è realizzata nell’ambito del LABOR WORK Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini con il sostegno di DiSCo Lazio e Regione Lazio.
SINOSSI
Tutti hanno bisogno di un sogno. C’è chi ce l’ha, chi lo cerca, chi se lo costruisce da zero partendo da uno schifoso garage polveroso. Ma che succede quando questo sogno rischia di sparire a due passi dalla sua realizzazione? Si riesce a reagire? Quanto si è disposti a combattere per esso?
Questo è quello che succede a Maic, Pino e Bruno. Tre ragazzi con un’idea geniale: trasformare il vecchio garage dove sono cresciuti, pieno di polvere e ricordi, in un luogo di sfogo, dove tutti possano dire quello che pensano senza giudizi. Sarà diverso dal solito locale: un luogo di autenticità, ascolto e condivisione. Un rifugio per chi ha bisogno di essere visto e ascoltato.
Tutto questo finché il mondo dal quale volevano tanto farsi ascoltare si mette in mezzo. Il proprietario decide di alzare l’affitto con una cifra improponibile per tre ventenni che hanno già investito tutto. Sembra che il sogno sia perduto, ma i tre decideranno di lottare per salvare il loro rifugio, la loro casa, affrontando una realtà che li ha sempre voluti in silenzio.
Maic ha il sogno che il garage diventi in un vero e proprio luogo di successo per dimostrare a se stesso che può farcela da solo. Bruno vive di stenti con un lavoro sottopagato che odia ed usa il
garage per trovare conforto. Pino sembra incapace di creare rapporti reali, al di fuori dei suoi due migliori amici, e pensa che il garage possa aiutare lui e altri come lui.
I personaggi si ritroveranno non solo a lottare per salvare la loro ‘’casa’’, ma a valutare come ricostruirsi al di fuori di essa, capendo che ci vuole più coraggio ad andarsene che a restare e lottare per un sogno a cui tengono, ma a cui forse il mondo non è ancora pronto.
IL PROGETTO
Il collettivo nasce dall’incontro tra Edoardo Trotta, Manuel Ficini ed Erich Lopes durante il percorso di alta formazione teatrale presso Officina Pasolini a Roma, luogo che ha rappresentato per loro uno spazio di studio, confronto e crescita professionale, fino a diventare terreno fertile per la nascita di un progetto condiviso.
L’idea del progetto nasce dall’esigenza di raccontare una generazione disillusa che non ha mai vinto niente. Ma dato che abbiamo vinto un bando che ci permette di portare in scena uno spettacolo, abbiamo deciso di dare voce a quei dubbi e quelle paure che proviamo nei confronti di un mondo che promesse ne fa poche e ne mantiene ancora meno.
Il Buco dell’Aux vuole, ricordando l’atmosfera brillante e critica di Boris unita a un linguaggio teatrale alla Annie Baker, raccontare una generazione che, seppur cresciuta nella disillusione, cerca di far sentire la propria voce.
Vogliamo raccontare il senso di appartenenza che può accomunarci a un luogo, divenuto sia una zona di comfort dove far crescere i propri sogni che una bolla dove nascondersi e non affrontare il mondo esterno.
BIOGRAFIE
Edoardo Trotta
Nasce a Roma il 14/02/2000. Comincia la sua formazione teatrale al laboratorio del liceo nel 2016 con la compagnia Insani paradossi. Successivamente segue un corso con l’associazione Aisthesis approfondendo i concetti teatrali applicati alla psicoanalisi. Nel 2020/2021 avvia il percorso di preparazione alle accademie tramite il corso Blulab a Roma. Si diploma nel 2025 al Laboratorio di alta formazione Officina Pasolini. Durante il percorso ha lavorato con Walter Pagliaro, Daniele Salvo, Massimo Venturiello, Armando Pugliese e Francesco Giuffrè.
Manuel Ficini
Nasce in provincia di Pisa il 29/09/2000, avvicinandosi all’attività teatrale grazie a un laboratorio gestito dal Teatro Verdi di Pisa nel 2014, a cura di Alice Bachi e Franco Farina. Lavora in seguito per progetti teatrali in zona Lucca, in qualità di formatore con progetti di teatro-scuola e in qualità di attore in spettacoli del Lucca Teatro Festival. Nel 2023 si trasferisce a Roma per frequentare il laboratorio di Alta Formazione Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, dove si diploma nel 2025.
Erich Lopes
Nasce a Siracusa il 23/07/1999. Comincia la sua formazione teatrale nel 2018 al laboratorio delle scuole superiori. Successivamente farà parte della compagnia teatrale di Canicattini Bagni “Il sipario” fino all’anno 2022. A fine 2022 si trasferisce a Roma, seguendo i corsi di Marco Quaglia e Laura Mazzi a Carrozzerie N.o.t. con il corso “Sono morto tante volte ma così mai” e il corso “Don’t say Mcbeth”* di Marco Quaglia, e si iscrive al corso estivo Blulab a Roma. Si diploma nel 2025 al Laboratorio di alta formazione Officina Pasolini.
STRALCI DI RASSEGNA STAMPA
“Il Buco dell’Aux può ritenersi un lavoro valido e onesto, capace di mettere in luce uno spirito autoriale piuttosto raro, che nel momento in cui affronta argomenti controversi e negativi, sceglie di andare fino in fondo senza voler necessariamente trovare dei presunti lati positivi.”
di Gabriele Amoroso, Brainstorming Culturale
“Edoardo Trotta, Manuel Ficini e Erich Lopes imbastiscono uno spettacolo che profuma di romanzo di formazione”
di Sonia Remoli, E ora: Teatro!
“Il Buco dell’Aux con leggerezza e disincanto propone un tema di grande interesse che colpisce non solo le giovani generazioni che si ritrovano nei personaggi rappresentati, ma anche coloro, seppur non giovanissimi, che hanno a cuore il futuro.”
di Valeria Lupidi, Artistsandbands
“Non solo il passaggio dalla spensieratezza infantile all’adulto fatto e finito, ma un vero e proprio spaccato di vita. Lo spazio e il tempo che i tre amici abitano non è l’attesa del domani in cui avranno un lavoro serio, una famiglia e una casa. La vita è adesso, le ansie e le speranze sono reali, i sogni non sono retaggi adolescenziali ma progetti.”
di Francesca Romana Moretti, Quarta Parete
“Con Il Buco dell’Aux, Ficini, Lopes e Trotta hanno portato sul palco uno spettacolo giovane ma maturo, capace di divertire e lasciare un segno. E’ lo specchio dell’intera generazione che, tra insicurezze e coraggio, continua a cercare la propria voce.”
di Tudor Calin, Eroica Fenice
“Gli attori dispiegano un’energia implacabile e irrimediabilmente assordante che avvolge lo spettatore, il quale non può fare a meno di sentirsi parte di quell’aura urlante e tumultuosa che avvolge i giovani protagonisti.”
di Stefania Vaghi, Unfolding Roma
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Teatro Eduardo De Filippo Viale Antonino di San Giuliano, 782 (angolo Via Mario Toscano) – 00135 Roma Tel.: 06 49708835 Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria: https://www.eventbrite.it/e/il-buco-dellaux-come-farsi-sentire-quando-nessuno-ascolta-tickets-1975228235825?aff=oddtdtcreator