Teatro delle Moline
via delle Moline 1/b, Bologna
Dal 14 al 26 aprile 2026
martedì ore 20.30 | mercoledì ore 19.00 |
giovedì, venerdì e sabato ore 20.30 | domenica ore 17.00
Jacopo Squizzato, Vitaliano Trevisan
Defrag
prima assoluta
Dopo Scandisk, prima parte della trilogia della memoria Wordstar(s) di Vitaliano Trevisan, edita da Sironi nel 2004, l’attore e regista Jacopo Squizzato presenta il secondo capito Defrag al Teatro delle Moline di Bologna dal 14 al 26 aprile. Una produzione di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.
Autore di romanzi, racconti, drammaturgie e sceneggiature, Trevisan, prematuramente scomparso all’inizio del 2022, è stato uno dei protagonisti, per quanto spesso da una posizione defilata e scomoda, del panorama letterario degli ultimi venti anni, con la sua raffinata “scrittura-bisturi” che ha fatto emergere il lato più scuro dell’immaginario della sua terra d’origine, il Nordest.
Nella trilogia Trevisan si misura con il tema del lavoro e della memoria individuale, trattandola come se fosse una materia informatica da organizzare, per rendere il nuovo vissuto sopportabile.
In Scandisk gli operai di un magazzino di cuscinetti a sfera, riordinando le pile di bancali, progettavano un colpo per cambiare radicalmente le loro vite.
In Defrag l’autore riprende il processo informatico di “deframmentazione”, ma qui l’operazione di riassemblaggio diventa un paradosso drammaturgico e relazionale, l’incontro con l’altro è il solo vero campo di battaglia: «i ricordi e le relazioni non si ricompongono in un flusso organico e coerente – scrive Jacopo Squizzato – bensì emergono come schegge autonome, destinate a urtarsi senza mai fondersi». Il testo composto da tre monologhi incarnati da tre personaggi femminili – interpretati da Beatrice Schiros, Alice Torriani, Roberta Lanave – riflette le dinamiche relazionali all’interno di una famiglia: ogni frase diventa un corpo contundente da lanciare contro l’altra.
Nella messa in scena di Squizzato siamo alla fine degli anni ’90, in una lussuosa stanza di una villa, una madre e due figlie si annodano con tono brillante in parole intrecciate di gelosia, rancore, invidia, desiderio di proprietà sull’altro che mettono a nudo le crepe di legami segnati dai conti e dagli affari.
Tra confessioni spezzate, silenzi carichi di memoria, l’autore innesca un dispositivo tragicomico nel quale le tre donne si sferzano con le fantasie di una vita regolare professata ma mai realmente desiderata ne attuata – la casa perfetta, un lavoro di successo, un marito ideale. Ragionano per sommatoria: come se la loro esistenza fosse un conto corrente da riempire di certezze. Lo sguardo dell’autore scruta sotto la superficie, trova le forze che le animano e le fa “deflagrare” in una somma di illusioni che si traduce in una deframmentazione della realtà. Defrag non propone catarsi né riconciliazioni finali: è un insieme di lampi che si riflettono l’uno nell’altro senza mai fondersi. La tensione rimane aperta, ogni voce rimbalza contro le altre.
