SOLILOQUI: MILANO Gianluca Vassallo & Living Divani. Progetto fotografico e videoinstallazione: Gianluca Vassallo. Allestimento: Piero Lissoni.

SOLILOQUI: MILANO

Gianluca Vassallo & Living Divani.

Progetto fotografico e videoinstallazione: Gianluca Vassallo.

Allestimento: Piero Lissoni.

Da giovedì 7 aprile a sabato 21 maggio la mostra “Soliloqui:Milano” di Gianluca Vassallo è di scena alla Living Divani Gallery di Corso Monforte 20. Il paesaggio urbano e umano convivono nel racconto dell’autore restituendo, allo sguardo di chi osserva, l’opportunità di sfiorare il quotidiano altrui, sentire, quasi, l’odore dei vivi, i discorsi sul tempo, le scadenze, i desideri, le memorie che distraggono i loro occhi dalla bellezza austera e stratificata di una metropoli che matura sempre, che sempre indica una via per il futuro, un modo di sentire il passato.

“Mi ricordo Milano quand’ero ragazzo, che era già donna. E mi ricordo che mi sentivo confuso, col corpo meridionale e gli occhi di Sardegna, a camminare in mezzo ad un rigore che mi teneva attento e muto, a combattere il freddo, a dirmi tutt’altro che l’azzurro, il contrario del mare, come nell’ombra di certa poesia, nella luce di certe spalle, in una bellezza che avverti, senza capire, solo perché non è tempo. Sono passati trent’anni da allora e Milano è ancora una donna che, forse, non mai è stata ragazza. E io sono ancora lo sciocco che la guarda confuso, nell’attesa di scoprire i suoi occhi. Per portarli al mondo, per diventare uomo”.

Gianluca Vassallo

“Milano vista dalla lente di Gianluca e lo sguardo dei cittadini sulle sue opere attraverso le grandi vetrine della Living Divani Gallery. È in questo gioco di sguardi che lo spazio esprime la sua potenzialità come contenitore d’arte: una sorta di galleria trasparente aperta alla città, per intraprendere un dialogo con le altre discipline creative”.

Carola Bestetti, CEO Living Divani

“C’è luce a Milano, e splendida, nel lavoro di Gianluca Vassallo. Densa e alonica, la luce ti abbaglia e interrompe la meccanica riproduzione di ciò che l’occhio vede e misura, per aprire a uno scarto deformante che consente di guardare attraverso, come in filigrana, e riconoscere altro da quella geometrica ritmica sequenza o lineare planarità cui Milano sembrerebbe destinata …

Momenti di sospensione e di respiro più fondo in cui geografia e architettura si fanno luoghi astratti, geometrie che rivelano una nuova grammatica per l’occhio che si fa mobile e distratto, perde il fuoco, rinuncia alla fissità del proprio punto di vista e alla distanza prospettica, per spaziare in molti sensi e ritrovarsi ferito e più vivo nella fatica di un attraversamento carsico”.

Dal testo critico di Maria d’Ambrosio

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